Ceccanti: "Zuppi per il no? Da cattolico, penso che i vescovi non dovrebbero schierarsi"

Ginevra Leganza

Il costituzionalista, ex deputato dem: “Il punto è che i vescovi del referendum sanno ben poco. Si tratta di politica, non di dogmi. E poi nel cattolicesimo ci sono tante sensibilità diverse”

 “Il punto è che i vescovi del referendum sanno ben poco”, dice Stefano Ceccanti. “E quindi non si capisce perché dovrebbero esserci schieramenti tra porporati”. Obiettiamo al costituzionalista cattolico, ex parlamentare dem, che il cardinale Matteo Zuppi – già Papa in pectore di Elly Schelin – sembra saperne eccome. Giusto ieri, infatti, ha invitato al voto per il prossimo 22 e 23 marzo. Per il presidente della Cei “la separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici” è un tema “che, come pastori e come comunità ecclesiale, non deve lasciare indifferenti”. Di più: “c’è un equilibrio tra poteri dello stato – ha detto – che i padri costituenti ci hanno lasciato come preziosa eredità e che è un dovere preservare”. Preservare, dunque. Ossia conservare. In altre parole: votare No.

 
“La dichiarazione di Zuppi è evidentemente sbilanciata”, commenta Ceccanti. E se pure nel pomeriggio arriva la precisazione del Sir, l’organo d’informazione della Cei che smentisce l’orientamento politico del cardinale, l’effetto è tutt’al più di scusa non richiesta.

 
Ribadisce Ceccanti: “I vescovi dovrebbero parlare meno di referendum, visto che si tratta di politica e non di dogmi”. Cosa intende? “Voglio dire che non è una materia che si presta a facili dogmatismi. A maggior ragione perché le sensibilità cattoliche sono varie”. Lei, per esempio, rappresenta quella liberale. “Sì. Per questo sostengo che la forzatura di Zuppi verso una parte non possa corrispondere al pluralismo cattolico. Chi come me è a favore della separazione delle carriere avverte il sistema sbilanciato dal lato dell’accusa. Soprattutto nelle indagini preliminari”. In dubio pro reo. Il referendum, forse, è tra Zuppi e Giustiniano. Un vero dilemma. “Chiariamo, però, che c’è anche un cattolicesimo di stampo più ‘eticista’. Come quello di chi opera a stretto contatto con l’associazionismo antimafia. In tal caso, il giustizialismo prevale. Molto interessante, comunque, anche per rispondere al cardinale, è la riforma della giustizia di Papa Francesco”. Di Bergoglio che nel 2020 ha appunto riformato il sistema  prevedendo, per la prima volta, una separazione delle carriere tra magistratura requirente e giudicante. “Ecco, da credente, poi, penso ancora che occorrerebbe ricordare l’insegnamento del Concilio Vaticano II”. Cioè? “In queste scelte opinabili, di voto, il pluralismo è la regola, mentre l’unità non può che essere un’eccezione. In ultima analisi, deve prevalere la coscienza del singolo. Visto che in gioco sono principi e valori, e nessuna scelta può annetterseli per intero”. 

 
La riforma non sarà perfetta, ha scritto lei altre volte. E’ anzi una “tappa di un percorso evolutivo”. Eppure la sua “coscienza” di cattolico liberale, e di sinistra, è ancora ferma sul Sì. Perché? “Perché quando la Dignitatis Humanae, uno dei documenti più importanti del Concilio, parla della ‘immunità dalla coercizione’ come elemento chiave di uno stato non invasivo rispetto alla libertà personale, traccia una direttrice importante per valutare i sistemi giudiziari”. Professore, lei ha già citato due volte il Concilio del 1962-65. C’è chi sostiene, invece, che l’invito al voto di Zuppi riabiliti forme di clericalismo politico. Il cardinale invita al voto contro la riforma come al tempo della Madonna Pellegrina s’invitava a votare contro il Pci. Un po’ novecentesco per un’eminenza progressista. Non trova? “Trovo che non esista una gerarchia oggettiva delle scelte politiche, che sono per loro natura opinabili”. Dopo il non expedit di Pio IX, l’expedit del dem in talare. “Quello che posso dire è che certe parole vanno ben oltre il merito delle affermazioni. Mi chiedo fino a che punto un vescovo possa spingersi nel suggerire priorità elettorali”. Fino a che punto? “Il tempo dell’indicazione di voto è finito”.
 

Di più su questi argomenti: