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Dibattito su un'emergenza

La sinistra e la sicurezza. Parla la vicepresidente dem Chiara Gribaudo

Marianna Rizzini

"Sicurezza vuol dire anche dotare gli agenti di un codice identificativo. Siamo tra i pochi paesi europei a non farlo. Sarebbe una garanzia per loro e per noi, come anche la dotazione di body cam e di strumenti di contenimento non letali. Che cosa ne pensano i riformisti nel nostro partiti, chiedo?", dice la vicepresidente del Pd

“Un ministero per le Politiche migratorie? Magari: vorrei fosse inserito nel nostro programma per il 2027”. A Chiara Gribaudo, vicepresindente pd, maggioranza schleiniana, è piaciuta molto l’idea che l’ex prefetto Franco Gabrielli, intervistato da questo giornale, ha avanzato parlando di sicurezza, constatando però che la sinistra ha regalato il tema alla destra. Le piace anche l’approccio della sindaca di Perugia Vittoria Ferdinandi (che si richiama a “fermezza e responsabilità”). “La sicurezza è un bene comune”, dice Gribaudo. E ai riformisti dem, molto attivi sull’argomento, ricorda che gli steccati non sono rigidi: “Durante la commemorazione dell’amata Valeria Fedeli, Titti Di Salvo ha usato l’espressione ‘rivoluzionaria riformista’. Ecco, la sinistra può occuparsi di sicurezza senza rincorrere la destra. E la sinistra benaltrista di cui parla Gabrielli mi pare un cliché: di sicuro non è quella che, dal Pd, riflette sulla sicurezza in tutte le sue declinazioni, a partire da quella sul lavoro, tanto più dopo i casi drammatici che hanno coinvolto un controllore e un rider. Perché non parliamo anche di come il centrodestra al governo non ha affrontato il problema, nonostante i proclami?”.

 

Gribaudo ricorda che “Elly Schlein, in Aula, qualche mese fa, ha ribadito la necessità di far ripartire lo scorrimento delle graduatorie per gli organici nella Polizia, tema su cui avevamo presentato due ordini del giorno. Non solo sono stati bocciati, ma il sottosegretario leghista Nicola Molteni ha irriso chi si stupiva per l’atteggiamento contraddittorio della destra con la frase ‘aspettate che vada al governo il Pd’”. La questione di un ministero ad hoc per l’immigrazione, dice Gribaudo, è lo snodo cruciale: “Non si può gestire il problema dei flussi con decreti repressivi. Ne parlavamo con il questore Giuseppe Pagano, pensando a un dipartimento ad hoc, ma non basterebbe”. Il sindaco dem di Napoli e presidente Anci Gaetano Manfredi dice che sulla sicurezza abbiamo un problema di risorse. “Concordo. Perché il governo non smette di sprecare montagne di denaro nei fallimentari centri dislocati – vedi Albania – e non si preoccupa di assumere più agenti?’”. In alcuni casi c’è l’esercito. “L’esercito nelle strade non ha senso. Bisogna assumere più agenti, ripeto. Ed eviterei di imitare il Cile di Pinochet”.

 

Sulle modalità di intervento, dice Gribaudo, “si può fare un passo in avanti, partendo dall’educazione a scuola. Non mi piace la soluzione dei metal detector all’ingresso. Non dobbiamo alimentare il sentimento diffuso di paura. Sono gli adulti, forse, ad essere spaventati di fronte ad  adolescenti vissuti come enigma”. Per la generazione del G8 di Genova, dice Gribaudo, “sicurezza vuol dire anche dotare gli agenti di un codice identificativo. Siamo tra i pochi paesi europei a non farlo. Sarebbe una garanzia per loro e per noi, come anche la dotazione di body cam e di strumenti di contenimento non letali, oltre ad adeguati strumenti di difesa legale. Dico no allo scudo legale e ricordo le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella quando, nel 2024, a proposito dei fatti di Pisa – cariche contro i manifestanti – ha detto che l’autorevolezza ‘non si misura sui manganelli’.  Ecco, che cosa ne pensano i riformisti dem?”. C’è chi li invita ad andarsene. “Io invece dico che il Pd è un partito inclusivo. E si può anche cambiare idea, a volte”.

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  • Marianna Rizzini
  • Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.