Il racconto
Gli spinaci di Tajani: si oppone al board di Gaza, è contro Salvini, si blinda in FI, anti Occhiuto. L'idea di congresso anticipato
Si oppone a Trump, incontra Rubio il 4 febbraio, spinge per l'intesa con Merz. Rilancia sulla Consob contro Freni: "No alla lottizzazione". L'offensiva per avere l'egemonia in FI e il sostegno di Marina Berlusconi
Accontentatevi: Tajani al momento è il nostro Carney e Forza Italia sembra la Brigata Giustizia e libertà. Ascoltate questo Tajani, al Senato, mentre entra in Aula per rispondere al question time. Ministro, ma è vero che alla fine sborseremo un miliardo di euro a Trump per entrare nel board di Gaza? E’ vero, come c’è scritto nello statuto di Trump, che dobbiamo darlo perfino “cash”? Ministro, cosa ne pensa del board? “Penso che abbiamo dubbi seri”. E della Groenlandia? “Trump pone un tema che non è sbagliato ma non siamo d’accordo con lui. Il futuro è nelle mani dei groenlandesi”. Meloni è a Bruxelles e ha un bilaterale con Merz. Oggi l’Italia fa lo sposalizio con la Germania (ancora Merz). Tajani sta alzando la testa. Occhiuto gli fa bene. Ogni volta che Occhiuto va a pranzo da Marina Berlusconi (di nuovo, ieri, e cucina sempre lo chef Ruggiero) Tajani mostra i muscoli. La Lega che vuole la Consob per Freni? Risponde Tajani: “La Consob è un organismo troppo importante per lasciarlo alla lottizzazione politica”. Ahi. Non lo può dire ma, credeteci, Tajani lo pensa, come lo pensano alla Farnesina. Pensano che il board di Gaza sia una “sozzeria”. In FdI credono invece che Tajani: “Forse anticipa il congresso di Forza Italia. Vuole rafforzarsi”. Sono gli spinaci di Tajani.
Meloni scansa Davos, l’Italia non entra (al momento) nel board di Gaza e oggi Merz e Meloni, nel nome di Draghi, del suo piano, provano a sferzare l’Europa. Accontentatevi: è la mano di Tajani che sta sabotando, con arte, alla sua maniera, forse anche un po’ goffa, ma efficace, i prepotenti, i Gambadilegno nostrani e foresti. C’è la mano della Farnesina in questo Trump leaks, in questo abilissimo “non possumus” firmare sul board e c’è naturalmente il miglior Tajani, l’insidiato, che azzanna Salvini. Forza Italia sta provando a spintonare Meloni dalle parti di Berlino (e del Ppe) e Meloni è ben felice di lasciarsi portare dalle onde perché alla fine è lei che nuota dove desidera. Alla Camera, Enzo Amendola, l’ex ministro degli Affari Europei del Pd, uno dei pochi che davvero hanno letto lo statuto del board di Gaza, dice che “il miliardo Trump lo vuole cash, nella valigetta. Sta privatizzando il mondo. La sede del board la farà a Mar-a-Lago”. Al Senato, Lamberto Dini, ex premier, che ha vissuto vent’anni in America, pensa (che sinfonia) che “Trump è un indecente, nient’altro che un uomo d’affari che sta distruggendo l’ordine mondiale. Meloni si avvicini all’Europa. Non dobbiamo piegarci ai ricatti di Trump. Meloni ne approfitti. Macron è un’anatra zoppa ma lei ha la possibilità con Merz di avere un ruolo. E aggiungo un consiglio: Meloni usi di più la parola paese che è più bella della parola nazione”. Passa il ministro Lollobrigida, anche lui per farsi interrogare dai senatori, e che merita ormai la cattedra “a ciascuno il suo”, ma si limita al “Trump non è di mia competenza. Io mi occupo di cucina italiana”. Lo ripetiamo: è Tajani che ha cucinato il ‘no’ al board ed è vero ormai che le questioni internazionali superano le piccolezze italiane, forse. Ma non sempre. Chiediamo a Raffaele Nevi, il portavoce di FI, se sia vera questa voce che gira che Tajani anticipa il Congresso di Forza Italia e Nevi, mister paraculetto, spiega che il congresso di FI si farà “nei primi mesi del 2027, ma che poi certo tutto è possibile, se si vuole, insieme”. C’è un numero che in pochi hanno sviscerato. Le tessere di FI, dice FI, sono 240 mila, un numero strepitoso (pensa qualcuno nel partito: “Anche troppo”). Dicono che sia questa la ragione del Tajani, da Giustizia e libertà, e poi certo le frasi di Occhiuto, quella dissimulazione, il “non sfido Tajani”. Non ci crede nessuno. I soldati di Tajani sussurrano: “Occhiuto non ha possibilità di sostituire Tajani, si sono coalizzati tutti contro di lui, sia Moratti sia Martusciello, Cirio, nord e sud. Il partito non è scalabile”. Vota Antonio. Il capogruppo di Iv, Lella Paita, bravissima, che lo pizzica, sempre durante il question Time su Trump, la Groenlandia i dazi (che dice Tajani: “Al 15 per cento è un’opportunità”), lo sente rispondere che “serve la pazienza della cucitura”, che la Nato è la parte della soluzione e che il 4 febbraio sarà da Rubio. Francesco Boccia cerca di inchiodarlo ma è vero che Tajani è il meglio che trova a destra perché “ministro, accanto, lei ha due leader, Meloni e Salvini, che non la pensano come lei”. Raccontano che è più di una suggestione l’abbraccio di Tajani con Calenda, questo fine settimana, a Milano, al teatro Manzoni. In Liguria, continua ad allargarsi con un nuovo assessore (e sta mettendo in difficoltà Maurizio Lupi). Accontentatevi. Tajani è la riposta alla nuova AfD che sta assemblando Vannacci. Dice sempre il vecchio Dini: “Alla fine è meglio Salvini di Vannacci. In Germania l’AfD ha nostalgici hitleriani. Vannacci è un estremista. Sì, meglio Salvini. In Italia alla fine non siamo messi male”. E c’è Tajani che lotta per per piacere a Marina Berlusconi, la Cavaliera, ai moderati. Il Canada ha Carney e l’Italia Tony, la resistenza del buon merluzzo.