Ansa
Il racconto
Le vette di Meloni: scansa Davos, prende tempo sul board di Gaza: "incompatibile ma aperti". Il rifugio Mattarella
Tormentata, non vuole andare a Davos, ma tiene aperta la porta per il board di Gaza e si difende "sono una ragazza della Garbatella". Casini: "Io le consiglio di defilarsi". Trump scopagina "tolgo i dazi per la Groenlandia". Maionese impazzita
La Nato o la Neuro? Non servono truppe ma barelle. Trump arriva a Davos e scambia la Groenlandia per l’Islanda. Meloni non entra nel board di Gaza, ma non chiude. Prende tempo. Dice da Vespa, a Porta a Porta: “La posizione dell’Italia è di apertura: noi siamo aperti, disponibili e interessati. Credo che l’Italia può giocare un ruolo unico. Lo statuto del board è incompatibile con l’articolo 11 della Costituzione”. C’è stata una telefonata Meloni-Mattarella, i contatti fra i diplomatici Fabrizio Saggio (Chigi) e Fabio Cassese (Qurinale). Filtra “la massima consonanza” Meloni-Mattarella che serve a confermare “che in quel modo non si può”, Meloni che concorda: “Caro presidente, io la penso come te”. E’ il mezzo Non ti pago! di Eduardo solo che la nuttata non passa.
E’ Davos la vera vetta di Meloni, l’angustia della scelta, perché come spiega Tommaso Foti, il ministro degli Affari europei, e dell’armonia, “se si va da Trump, a Davos, si rischia di restare frullati”. Pierferdinando Casini dice al Foglio: “Se fossi in Meloni io mi defilerei. Non andrei a Davos”.
Sentite cosa pensa Dario Franceschini sulla grande occasione perduta: “Penso che Meloni stia giocando di rimessa. Penso che si sia creato uno spazio unico, irripetibile, per l’Italia, un’Italia che potrebbe trainare l’integrazione europea, ma Meloni ha scelto di arretrare, di non farsi guida”. E cosa pensa ancora, Franceschini? “Che in Italia ci siamo ridotti ad accontentarci che Meloni sia un po’ meno trumpiana anziché capire la possibilità unica che stiamo perdendo”. Anche il Pd si è ridotto a dover assecondare Schlein, a dire che non è niente, che va tutto bene, anche quando in Aula, sulla relazione di Carlo Nordio, si presentano sei relazioni, sei! Si rimane fermi come consiglia ancora Foti perché la “maionese è impazzita”, perché come da bambini consigliavano le mamme: “Se un cane rabbioso ti insegue per strada, tu resta fermo. Immobile. Forse ti morde o forse si avvicina e ti lecca”. In altri tempi la richiesta di Trump (“Un miliardo di euro per il board”) si chiamerebbe estorsione, pizzo. E’ Trump come Totò ‘u curtu, anzi, Donald ‘u longu, si direbbe in Sicilia, ma bisogna stare zitti, mutu!, perchè è pur sempre America nostra. Igor Taruffi, Taruffenko, il consigliori di Schlein si domanda: “Meloni? Dove lo trova un miliardo di euro?”. Non si può neppure scrivere che è una giornata particolare. Con Trump ogni giorno è un cartone animato. Giovanni Donzelli, che è il soprastante di FdI, e che ha il dono del sorriso, si limita al “diciamo che lo stile di Trump è diverso da quello a cui ci ha abituato” e poi sorride, pensa alle chat con Macron (“amico mio!”) che Trump mostra al mondo per deridere la Francia. C’è tutta l’ironia che sta scoprendo FdI ma anche il riso amaro. Raccontano che da quando si è iniziato a parlare di board di Gaza, i giuristi del Quirinale abbiano chiesto a Chigi, con tutta la grazia che possiedono: “Perdonateci, ma questo board come si configura? Questo board che legittimità ha?”. Fortunato chi può dire: “E però Mattarella consiglia di non farlo”.
E’ Forza Italia, il suo portavoce Raffaele Nevi, a protestare: “Ma scherziamo? Non esiste pagare Trump che si siede e dice dacce le sordi” e il suo compagno di partito, Alessandro Cattaneo, conferma: “Un minimo di dignità”. E’ vero altrettanto che a Gaza c’è la ricostruzione e che direbbe Donal ‘u longu è “business”. Francesco Filini, che il mondo lo spacca come l’arancia e assapora gli spicchi, l’amaro che fa bene, ragiona sulla difficoltà del governare “in tempi imprevedibili e che Macron è quello messo peggio perché gareggiare con questo Trump è impossibile, ti asfalta sulla scena”. Scherziamo e gli diciamo se non serva inviare la nostra Authority per la Privacy in America e Filini concorda. La Rai se fosse grande Rai dovrebbe proporre a Ranucci, lo spin off, il Report America… Per il resto neppure il regista Nolan può girare 2025 Odissea Trump. Meloni, tormentata (alle 20,42 il termometro Chigi segna: “Non si va a Davos”) si difende da Vespa: “Io credo che non convenga a nessuno una divaricazione tra Ue e Usa, certamente non conviene all’Italia”; “Per una ragazza della Garbatella non è facile districarsi in questo tempo”; “Remissiva io? Ho combattuto più di tutti”; “Putin, nel board di Gaza? Si siede al tavolo anche con chi è distante”. Solo a Trump (che fa retromarcia: “Non imporrò i dazi per la Groenlandia”) poteva venire in mente di invitare Putin a sedersi nel board e nello stesso tempo estendere l’invito anche al Papa. E’ quella presenza, di Putin, ancora più del pizzo America nostra, che imbarazza Meloni.
Il tempo è così marcio, furiosus, come il libro di Tremonti (che piace tanto a Foti) ma due adorabili bischeri, Lorenzo Guerini e Enzo Amendola, lo ripetono da sei mesi: “Meloni ponte? Con Trump il ponte è levatoio ma sotto ci sono i coccodrilli. Lui ti schiaccia. Andare a Davos sarebbe demenziale” (questo è Amendola). La pensano anche loro come Franceschini perché Meloni si sarebbe potuta mettere alla guida di ventisette stati, a volte straccioni, ma pur sempre Europa e promettere: “Con Trump vi difendo io”. Sapete cosa è andato a dire Ziello, il leghista vannacciano, all’opposizione? “Fra pochi giorni facciamo il gruppo alla Camera, fra 15 gorni Vannacci esce e assembla l’Afd italiana. Il suo obiettivo è fare perdere Meloni”. Vannacci e Trump… Al posto della Nato faranno una birreria.