Ansa
L'approvazione
Via libera della commissione Difesa: cancellata la parola "militari" dal titolo del Dl Ucraina
E' stato accolto l'emendamento presentato da quattro deputati, uno per ogni gruppo della maggioranza (FdI, FI, Lega e Noi Moderati), che chiedeva di togliere l'aggettivo dall'"intitolazione" del provvedimento. Dure le opposizioni: "E' una cosa che offende l'intelligenza oltre che la dignità" dice Fratoianni (Avs)
Via libera delle commissioni Difesa ed Esteri della Camera, con il parere positivo del governo, all'emendamento del centrodestra al Dl Ucraina. Il testo, come anticipato ieri dal Foglio, era stato firmato da quattro deputati, uno per ogni gruppo di maggioranza - Eugenio Zoffili (Lega), Monica Ciamburro (Fratelli d'Italia), Gloria Saccani Jotti (Forza Italia) e Mara Carfagna (Noi moderati) - e chiedeva di sopprimere dal titolo e dalla "rubrica" e dall' "intitolazione" del decreto legge la parola "militari". Ne è risultato un testo di mediazione per tentare di lenire i mal di pancia della Lega con il segretario Matteo Salvini che si è detto "convinto" che questo dl, che prevede l'invio di armi a Kiev, sarebbe stato "l'ultimo". L'emendamento prevede anche una specifica nel testo, perché, quando si parla di proroga dell'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari, si aggiunge la dicitura "e di difesa civile", proprio come chiesto dal Carroccio.
Dura la reazione delle opposizioni con il leader di Alleanza Versi-Sinistra Nicola Fratoianni che, parlando con i cronisti in Transatlantico, ha detto di essere di fronte a "una planetaria, gigantesca presa per il cul... nei confronti del Parlamento, degli italiani, degli ucraini". "Non è come prova a sostenere goffamente, in modo un po' ridicolo, la Lega che la maggioranza ha capito le sue ragioni e la necessità di una discontinuità. Non c'è nessuna discontinuità - spiega Fratoianni - il decreto è paro paro a quelli che abbiamo votato negli anni scorsi, nel titolo scompare la parola militare, ed è una cosa che offende l'intelligenza oltre che la dignità perché la relazione introduttiva del decreto cita la parola 'militari' 56 volte". Dello stesso avviso il deputato di +Europa Benedetto Della Vedova: "Mentre ogni giorno i missili e i droni russi ammazzano civili e lasciano al freddo scuole e ospedali, Meloni acconsente a che la sua maggioranza cancelli la parola ''militari'' dal titolo del decreto sugli aiuti all'Ucraina rendendo incomprensibile la volontà effettiva del governo".
Dall'inizio dell'invasione dell'Ucraina il governo italiano ha approvato quattro decreti legge, uno per ogni anno dal 2022 al 2025, per sostenere militarmente Kyiv. Ma il quinto, quello per l'autorizzazione dell'invio di materiale bellico per il 2026, è arrivato solo a ridosso del nuovo anno dopo che era già saltato due volte dal Consiglio dei ministri del 2 dicembre e da quello del 22. I continui rinvii sono stati dovuti a un braccio di ferro tutto interno alla maggioranza con la Lega che spingeva per ridurre al minimo le forniture belliche e aumentare invece il sostegno civile e il ministro della Difesa Guido Crosetto che invece ribadiva: “Continueremo a supportare l’Ucraina".
Ma il giorno dell'approvazione in Consiglio dei ministri, cioè il 29 dicembre, è scoppiato un piccolo caso, sempre sull'aggettivo "militari". Come abbiamo raccontato qui, nel testo di convocazione del Consiglio all'ordine del giorno compare la dicitura: "Disposizioni urgenti per la proroga dell'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell'Ucraina" a differenza di quanto si legge nella bozza dello stesso decreto, dove l'aggettivo "militari" era assente dal titolo. Caso a cui si è messo fine oggi con il via libera della commissione Difesa all'emendamento dei quattro deputati di centrodestra.