a strasburgo
Salvini punta a essere l'interlocutore di Coldiretti. E sul Mercosur torna il déjà vu gialloverde
Sull'accordo commerciale con il Sudamerica la Lega e il presidente dei coltivatori Prandini parlano la stessa lingua. Il Carroccio marca la distanza dal governo e scende in piazza con i trattori. C'è anche il M5s. Oggi il Parlamento europeo vota la mozione dei Patrioti
Non solo la sicurezza. C’è anche la Lega Coldiretti. Da giorni nel Carroccio ripetono: “Noi il Mercosur non lo votiamo”. Hanno sposato la linea degli agricoltori, non si fidano affatto delle rassicurazioni dell’Europa e nemmeno di quelle del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. Oggi, insieme al gruppo dei Patrioti, i salviniani sosterranno la mozione per chiedere il parere della Corte di giustizia sulla compatibilità degli accordi Ue-Mercosur con i Trattati dell’Unione. E’ il primo passo di una battaglia che il Carroccio punta a combattere anche nel Parlamento italiano. “Con Coldiretti, ma anche con le altre sigle, i contatti sono costanti”, assicura il deputato Luca Toccalini. “Molti degli iscritti a Coldiretti sono anche militanti del Carroccio. Non siamo noi ad aver cambiato idea e ci auguriamo di poterlo ribadire presto anche con un voto in Italia”, aggiunge marcando le distanze dagli alleati di governo sul dossier.
Così, mentre gli industriali sottolineano le occasioni che potranno arrivare dal Mercosur, la Lega prova a inserirsi nelle piccole crepe tra l’associazione dei coltivatori diretti e il ministro Lollobrigida – che in vari passaggi ha dimostrato una certa sensibilità alle istanze di Coldiretti – candidandosi a essere il principale interlocutore degli agricoltori in questa fase.
Dal vicesegretario Roberto Vannacci in giù, gli eurodeputati di via Bellerio si sono schierati al fianco degli agricoltori, ieri in strada a Strasburgo con i trattori (anche quelli italiani di Coldiretti, Confagricoltura e Cia). A protestare c’erano anche gli esponenti del Movimento 5 stelle, che sempre più spesso sui temi europei (dal riarmo all’Ucraina, fino a Ursula von der Leyen) dimostrano di essere più vicini alle sensibilità leghiste che non a quelle del Pd. Nel frattempo da Roma, è stato Gian Marco Centinaio, ex ministro dell’Agricoltura e oggi vicepresidente del Senato, a promettere barricate contro “l’invasione” di prodotti dal Sudamerica e la mancanza di reciprocità nell’accordo. La Lega contesta dunque il Mercosur nel merito ma attacca anche “l’opacità con cui la Commissione europea ha operato, aggirando e sminuendo il ruolo del Parlamento europeo e dei Parlamenti nazionali”.
Sono considerazioni che fanno il paio con quelle che Ettore Prandini, anche lui a Strasburgo per la protesta, consegna al Foglio. “Ribadiamo le nostre perplessità. Tutti i vantaggi che sono stati prospettati non trovano riscontro nella realtà. C'è un tema di concorrenza sleale e di trasparenza, che manca. Non c’è reciprocità e questa deve valere per tutti gli accordi, con qualsiasi paese”, attacca il presidente di Coldiretti. “C’è stata una pressione significativa da parte di altri soggetti economici, che vogliono a tutti costi l'accordo. Mi auguro che tra qualche anno questi soggetti non debbano licenziare e delocalizzare, perché alcuni paesi del Sudamerica non hanno la nostra stessa burocrazia e i controlli non esistono”. Prandini punta il dito contro le istituzioni europee, salutando positivamente l’atteggiamento leghista e delle altre forze politiche che si opporranno al Mercosur. “Sappiamo che sarà difficile. Ma ci auguriamo che il ruolo del Parlamento Ue non sia svilito e riesca a bloccare le follie di questa Commissione”. Coldiretti in ogni caso non si fermerà, assicura il suo principale rappresentante. “Continueremo la nostra mobilitazione, pronti a fare pressioni anche in Italia quando si arriverà alla ratifica”. Troveranno la sponda di Salvini e non quella dei meloniani, mentre Antonio Tajani ha ribadito il sostegno di Forza Italia (“Basta rinvii, l’export crescerà di 14 miliardi”) e dei Popolari europei all’accordo commerciale.
Se l’Eurocamera oggi dovesse votare la mozione anti Mercosur, l’intesa potrebbe subire un rallentamento di oltre un anno, in attesa del parere della Corte. Tecnicamente la Commissione avrebbe le carte per andare avanti, aggirando l’assemblea, con una operazione tuttavia molto complicata e dall’alto costo politico. E’ una prospettiva che per paradosso potrebbe non dispiacere alla Lega (e pure agli altri scettici) che in questo modo avrebbe un motivo in più per puntare von der Leyen. Domani sempre a Strasburgo la plenaria tornerà a votare, questa volta si tratta di una mozione di censura nei confronti della presidente della Commissione: il Carroccio chiaramente voterà contro von der Leyen. Lo stesso farà anche il M5s, in un ennesimo déjà vu gialloverde.