(foto Ansa)

Il Cdm delle frenate

Meloni “riflette” sul pacchetto sicurezza. Tajani e le mire Consob

Carmelo Caruso

Slitta il decreto. FI  fa saltare la nomina di Freni: “Le banche non lo vogliono”. E gli azzurri rilanciano per Antitrust. Il “dilemma” di Davos

Tajani frena, Federico Freni slitta e Salvini pattina. Il Cdm della fermezza si ribalta nel Cdm dell’adagio, del Meloni “voglio vederci chiaro”. Il decreto Sicurezza si vara ma, forse, lunedì prossimo, la nomina del leghista Freni, il Mozart dei conti, a presidente Consob, viene rimandata perché Forza Italia si lamenta: “Non lo vogliono le banche”. Tajani punta su Federico Cornelli e rilancia per avere un pezzo di Antitrust. Un pasticcio. Sono messaggi in codice a Giorgetti. Due ore di vertice fra leader, le riflessioni di Meloni e poi la calma di Piantedosi perché, ripete il ministro, con i dati, “c’è un tema sicurezza ma non c’è un’emergenza sicurezza”. Meloni torna dal suo viaggio in Oriente ed è indecisa se partire per Davos, dove si firma per sedersi al board di Gaza. Il discrimine è la presenza di Putin, l’obolo a Trump. Lame e gesso. 

 

C’è un decreto sicurezza pronto, un ulteriore disegno di legge, pronto, ma Meloni non vuole obbrobri giuridici. Ecco la prova di come la sicurezza scappa di mano (e non solo la sicurezza, ma anche la Consob). Una sciagura, una, come quella di La Spezia può essere la molla per far piazzare in ogni scuola d’Italia i metal detector (proposta di Valditara) come in tutti gli aeroporti? Se lo domanda Meloni e anche FdI: “E se li impiantiamo, quanti soldi servono? Chi vigila? I bidelli? E poi cosa accade? Chi denunciamo?”. Si parla di rilievi del Quirinale sulle misure “pacchetto sicurezza”, ma in realtà è solo il separare quello che è necessario e urgente (che va nel decreto) da quello che si può inserire nel disegno di legge. Un esempio: sono le norme sui coltelli (se scavate nel Dl Caivano trovate già la stretta sui coltelli). Il succo: la Lega vuole il coltello (di governo) dalla parte del manico. E’ Salvini che desidera zone rosse. Ascoltate, questo è il rancio Lega, l’ultimo: “L’allontanamento può avvenire in due modi: con ordine di allontanamento o divieto di stazionamento”. Nel vertice sia Meloni sia Piantedosi spiegano a Salvini che il diritto internazionale non consente di espellere minori. Meloni, più arguta, vuole qualcosa in più. La pensa come Piantedosi. Per stanare l’opposizione intende andare in Aula e dire: ecco le misure. Voi siete disposti a votarle? Possiamo trovare una convergenza? Si parla di “trasmigrazione”. Tranquilli, non è quella delle anime. Al prossimo Cdm pezzi di sicurezza dovrebbero passare da decreto a disegno legge. In attesa, di quel giorno, la cosa certa in Cdm è che il ministro Zangrillo fa partire la contrattazione per il comparto. Significa aumenti per le forze dell’ordine che possono valere fino a cinque, sei punti percentuali, sul salario. E’ un mondo sottosopra. La destra anziché dire: gli omicidi sono crollati, i decreti rave (ricordate) a qualcosa sono serviti, si sgomberano palazzine entro 24 ore, si è gettata in questa botola “sicurezza” mentre Salvini si vanta pure, a Roccaraso, di ragionare sui diritti (è attesa all’evento anche Francesca Pascale). La notizia e il retroscena se li prende l’economia. L’indicazione di Freni in Cdm non c’è perché Tajani si oppone. Manda avanti Raffaele Nevi, il portavoce di FI, mister paraculetto, poi fa capire che si può votare Freni ma solo come componente Consob. Come obiezione, Tajani avanza il ruolo da politico sottosegretario , dice che non era pienamente informato (Berlusconi scelse il politico Vegas e il caso è sovrapponibile a quello di Freni). Tajani spiega: “Serve un indipendente”. Si incartano, ma c’è della logica. Tajani punta su Cornelli presidente Consob (suo vecchio amico) per avere l’Antitrust. Si contratta. Giorgetti e Meloni rimangono in silenzio. Imbarazzo. La nomina di Freni in questo Cdm serviva per liberare il seggio e avere suppletive a braccetto con il referendum. Se la nomina va in Cdm la prossima settimana è tardi. Freni? E’ in ufficio e legge il Mestiere di Vivere di Cesare Pavese, sul tavolo ha la sua tazza di tè. Ha una professione e può tornarci. Fino a due giorni fa il governo rischiava di perdere un sottosegretario Mozart e averlo come presidente. Oggi non si può escludere di perdere sia un candidato alla presidenza Consob sia il sottosegretario. Per dirla alla Pavese: nominare stanca.

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  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio