editoriali
Il boom della spesa privata è il termometro dell'efficienza del pubblico. I dati
Sanità e futuro? Follow the money. Nel 2024 la spesa sanitaria sfiora i 186 miliardi, ma visite e cure sono sempre più spesso private (più 7,7 per cento). Le disuguaglianze territoriali aumentano e 16 regioni chiudono in rosso
La sanità italiana spende di più, ma non necessariamente spende meglio. E soprattutto, sempre meno spende in modo equo. I numeri dell’ultimo rapporto della Ragioneria generale dello stato raccontano una crescita che non può essere liquidata come fisiologica: nel 2024 la spesa sanitaria complessiva ha sfiorato i 186 miliardi di euro, una cifra mai raggiunta prima. Di questi, quasi 140 miliardi sono di spesa pubblica, ma oltre 46 miliardi gravano direttamente sulle tasche dei cittadini. E’ qui che si annida il dato più allarmante: la spesa privata cresce più velocemente di quella pubblica, segnando un +7,7 per cento in un solo anno. Segnale evidente di uno spostamento progressivo della domanda di salute fuori dal perimetro del Ssn. Visite specialistiche, interventi, cure odontoiatriche diventano sempre più spesso un affare privato, accessibile a chi può permetterselo. Non è solo una questione di liste d’attesa o di inefficienze organizzative: è il riflesso di un sistema che fatica a garantire risposte adeguate a fronte di bisogni crescenti e di una spesa che, pur aumentando, si concentra su voci strutturali difficilmente comprimibili.
Personale, farmaceutica, beni e servizi: tutte le principali componenti crescono, alcune a ritmi sostenuti. Ma questa dinamica si scarica in modo diseguale sui territori. Il dato più politico del rapporto è forse quello sui conti regionali: 16 regioni chiudono il 2024 in rosso, con un disavanzo complessivo che supera i 2,5 miliardi, il livello più alto dell’ultimo decennio. Per coprire i buchi, molte amministrazioni sono costrette ad attingere a risorse proprie, sottraendole ad altri capitoli di spesa. Un circolo vizioso che indebolisce ulteriormente la capacità di programmazione e accentua le disuguaglianze territoriali. La fotografia che emerge è quella di un modello sotto stress permanente. La crescita della spesa appare ormai strutturale, mentre il finanziamento pubblico non riesce a tenere il passo dei bisogni. Il rischio è che l’equilibrio venga garantito da un crescente trasferimento silenzioso dei costi sui cittadini.