Ansa
Il discorso
"L'opposizione smetta di piangersi addosso. Nasca una Margherita 4.0". L'intervento di Renzi
Dalla situazione in Iran alle imprese fino agli obiettivi per le prossime elezioni. "L'opposizione sfidi il governo non sull'ideologia, ma su una prospettiva di contenuti che partano da libertà, cultura, sicurezza, economia"
Pubblichiamo per intero l'intervento dell'ex premier e senatore di Italia viva all'Assemblea nazionale del partito
Siamo alla 14 esima Assemblea nazionale di Italia Viva, è una strada incredibile. 14 assemblee nazionali e non c'è stato mai un momento di pace. Abbiamo iniziato, poi subito crisi di governo. Ci abbiamo messo anche del nostro, ovviamente, poi l'avvento di Draghi al posto di Conte, l'invasione russa in Ucraina, le elezioni anticipate, l'assurda rottura del Terzo polo. Se c'è una cosa buona è che tutti hanno capito chi è che ha rotto e perché. Anzi no, il perché no. Ma chi sì. Poi abbiamo scelto il principio giusto degli Stati Uniti d'Europa per le Europee e la grande desolazione di non riuscire a fare il quorum, quindi successi e sconfitte. Poi la cosa più difficile, il posizionamento nel centrosinistra proprio alla luce del fallimento di questo disegno degli Stati Uniti d'Europa, e con tanti mal di pancia di tanti nostri amici. Alcuni se ne sono andati anche per questo. Eppure io penso di poter dire che questo tipo di posizionamento politico ci consente oggi di fare tre cose. La prima: essere orgogliosi del fatto che dipenderà da noi, anche da noi, se il centrosinistra riuscirà ad essere credibile e a vincere le prossime elezioni. La partita è aperta, i numeri sono a nostra alla nostra portata. Non è vero che è una partita impossibile e giorno dopo giorno ce ne stiamo accorgendo. Ma perché questo tipo di partita sia giocabile, occorre andare in una direzione più ampia rispetto a Italia Viva. Occorre costruire una Casa Riformista che sia in grado di accogliere anche storie diverse e occorre avere l'intelligenza politica di far partire questo processo senza pensare di governarlo in modo esclusivo.
Le altre due considerazioni sono che questo tipo di lavoro aiuta a capire che cosa vogliamo fare dell'Italia in Europa, ma aiuta soprattutto la politica a capire come avere un orizzonte diverso rispetto al caos di questi mesi. Per tutto questo periodo, ogni volta che facevamo un'assemblea nazionale c'era un'emergenza e ogni volta toccava buttarsi sulla tattica. Non che a noi dispiaccia Machiavelli o che dispiacciano i giochi tattici. Ci si diverte anche. Ma, per una volta, ecco l'obiettivo della riunione di oggi a Milano: possiamo provare a mettere da parte la tattica. Per una volta possiamo mettere in secondo piano gli schemi, quelle cose che tanto ci piacciono e anche un po' ci riescono. E proviamo a immaginare un'assemblea meno emergenziale e più valoriale. Chi siamo davvero? Chi vogliamo essere davvero? Quelli che quando c'è una crisi di governo, quando c'è da costruire una coalizione ci mettono del loro? Sì, va bene, la politica è anche questo, è incidere, altrimenti è mera testimonianza e non serve a niente. Ma mi propongo di abbandonare per un attimo la discussione sul giorno dopo giorno e provare a lanciare una riflessione tra di noi. È l'ultima assemblea prima di quella che segnerà il lancio della campagna elettorale, anche perché io credo che Meloni anticiperà di qualche mese le politiche, le farà nella primavera del 2027, dopo le elezioni di midterm negli Stati Uniti d'America e, vicino alle elezioni presidenziali francesi che saranno uno spartiacque per l'Europa, quindi la prossima Assemblea saà quella già che ci darà il rush finale, e possiamo utilizzare questa per fermarci un attimo e per dire chi vogliamo essere
Ecco per capire chi vogliamo essere dobbiamo provare a tirar fuori la bussola. La bussola oggi dove ci posiziona rispetto a questo mondo impazzito? Perché l'ago della bussola oggi ha totalmente perso qualsiasi punto di riferimento e questo è accaduto innanzitutto perché il 24 febbraio del 2022 Vladimir Vladimirovic Putin ha invaso l'Ucraina cancellando qualsiasi dibattito su quello che era accaduto negli anni precedenti. In quel momento lì è iniziato un domino, che riguarda naturalmente i cittadini ucraini che stanno combattendo con grande coraggio e onore per difendere la loro patria, e che noi vogliamo ringraziare e non soltanto aiutare come stiamo facendo. Ma è come se fosse finito l'ordine di Yalta, è iniziato un mondo nuovo. Giuliano da Empoli ha scritto in un pregevole librettino che è uscito adesso, "la guerra è tornata di moda". È un'espressione che ha utilizzato anche Papa Leone, non credo copiando da Empoli. Ora, è vero che da Empoli sta facendo grande successo, ma non credo sia arrivato a fare anche il ghostwriter del Papa. La guerra è tornata di moda e questo ha provocato un sistema in cui ciascuno si sente in condizioni di poter fare quello che vuole, sia dove i media si preoccupano di seguire, sia dove i media non seguono, a cominciare dall'Africa, che è il buco nero del mondo da questo punto di vista e dove paradossalmente il ruolo dei russi è persino più pervicace e penetrante di tutte le discussioni sull'influenza in Europa.
La guerra è tornata di moda e questo ha provocato un sistema in cui ciascuno si sente in condizioni di poter fare quello che vuole
Tutta questa discussione non la fa nessuno. Noi facciamo le discussioni di politica estera senza approfondire quello che sta accadendo, dal Sud-Est asiatico fino al Sud America. C'è gente che pensa che per fare la politica estera bastino viaggi, tatuaggi e miraggi. La politica estera è qualcosa in più, è tentare di leggere dove sta andando il mondo e in questo scenario la prima domanda da farsi è: l'Europa che fa e l'Italia che fa? Perché noi abbiamo un presidente del Consiglio che tutti i giorni ci dice, "io governiamo più di tutti". Ed è vero. Anche perché il centrosinistra nel 2022 l'ha aiutata facendo di tutto per farla vincere. E poi Giorgia Meloni ha avuto la buona suerte di avere tutti gli altri suoi colleghi in difficoltà, la Germania in difficoltà, la Francia che ne ha combinate una più di Bertoldo, e la Spagna che si regge su qualche voto con degli accordi molto complicati e precari. In questo scenario qui è chiaro che la Meloni è la più solida di tutti e continua a dire "sono quattro anni che sono al Governo" e penso che questo sia un plus per lei, ma alla fine della campagna elettorale qualcuno dirà "scusa, l'Europa non è più il tuo grande alibi". "Noi volevamo cambiare la nostra nazione, la patria, ma avevamo i burocrati europei". Ma sei tu l'Europa! L'Italia dovrebbe avere l'ambizione di guidare l'Europa ad essere un soggetto attivo nel mondo. Non lo siamo, non lo siamo per tanti motivi. Intanto perché l'Europa ha smesso di crederci. Lo aveva detto benissimo Papa Ratzinger "c'è un odio di sé dell'Occidente che è strano e si può considerare solo come qualcosa di patologico". L'Europa è come se si fosse messa a farsi del male, a cancellare quella grande storia che l'aveva portata ad essere centrale nel mondo. Poi ci sono anche degli elementi tecnici. Siamo meno di prima, siamo in crisi demografica, abbiamo meno ricchezza di prima. La ricchezza va soprattutto verso Oriente. Siamo meno attrattivi, la gente va più volentieri a studiare in America.
Un tempo l'Europa aveva il 7% della popolazione mondiale, il 25% del PIL e il 50% del welfare. Stiamo andando sotto il 5% della popolazione mondiale. Stiamo andando sotto il 20% del PIL. E il welfare, che era la nostra forza, è in crisi perché mancano anche le risorse oltre che per un fatto demografico. Ma l'elemento chiave dell'Europa sono i valori, la cultura, l'identità. E c'è una tendenza a considerare, a definire i valori, la cultura, l'identità con l'espressione "democrazia" che in parte è vero. La democrazia, diceva Winston Churchill, è il sistema peggiore eccetto tutti gli altri. Ma io affermo che l'elemento qualificante dell'Europa non è la democrazia. L'elemento qualificante dell'Europa, che fa la differenza, è la bellezza, cioè l'elemento che porta l'Europa ad essere credibile nel mondo e che ha fatto della bellezza con la B maiuscola un fattore politico nella costruzione delle cattedrali, nella costruzione delle università, nella costruzione della ricerca di senso della vita che la politica non può sostituire ma che deve in qualche modo accompagnare. L'Europa è questa roba qua, e noi vogliamo essere quelli che richiamano l'Italia a giocare un ruolo su questa partita, non a discutere di clausole e regolamenti. Ecco perché noi come Europa stiamo dimenticando chi siamo. La cultura. Abbiamo un sistema nel quale l'Europa valorizza tutto ciò che è esattamente l'opposto di ciò che la rende grande.
L'elemento qualificante dell'Europa, che fa la differenza, è la bellezza, cioè l'elemento che porta l'Europa ad essere credibile nel mondo
E allora, se questo è il punto di partenza, cioè che noi dobbiamo rendere l'Europa forte, bisogna capire che tipo di ruolo l'Europa può giocare nella nuova dinamica di politica estera in termini di politica internazionale. Vogliamo parlare di Iran? Io ci sto, a me va bene parlare di Iran per bene e seriamente. La Persia prima che l'Iran merita serietà. Qualcuno, mi pare fosse Luciano Canfora, non ovviamente diciamo il mio uomo di cultura preferito, ha fatto notare che in Persia, prima che in Grecia, è nata la democrazia. È un tema molto affascinante. Qual è il vero pericolo esistenziale che incombe sul mondo? Per me il vero pericolo di questi ultimi 25 anni ha un nome e un cognome: estremismo islamico. Se voi volete guardare quello che è successo nell'ultimo quarto di secolo, non chiamatelo con i nomi della quotidianità, dell'ultimo tweet. Vedo gente che dice che il nostro problema è l'America di Trump. Anche. Ma la minaccia esistenziale al pianeta in questi 25 anni non è arrivata né dal climate change né dall'intelligenza artificiale. È arrivata dall'estremismo islamico che ha cominciato il secolo buttando giù le Torri gemelle. Che ha continuato portando Boko Haram, che dice "proibito leggere", che cioè ha attaccato l'educazione, la cultura, la scuola, la bellezza. Nel cuore dell'Africa, facendo strage soprattutto di cristiani, nel silenzio della comunità internazionale che non ha avuto il coraggio di dire che quella era una strage di cristiani voluta scientificamente.
Che è proseguita con gli attentati nelle città europee. Ora va di moda ricordare dov'eravamo dieci anni fa. Noi eravamo al governo, ovviamente tanti bei ricordi, ma avevamo tutti i giorni la preoccupazione di quello che stava succedendo, che ogni giorno c'era una città che saltava in aria, c'era una stazione che saltava in aria. Noi ricordiamo Parigi. Sì, certo, il Bataclan, Charlie Hebdo. E Barcellona, e Nizza, prima ancora Madrid con la strage dei treni, e Londra. Sono le città della Germania, un insieme di attentati che nascono dopo che Daesh e lo Stato Islamico hanno lanciato l'assalto al cuore dei paesi arabi, puntando all'Arabia Saudita. Partono dall'Iraq, partono dalla Siria, e vanno a tentare di distruggere e di prendere il controllo del mondo musulmano.
E lo fanno in una dimensione di aggressione all'Occidente ma soprattutto di aggressione al mondo islamico riformista. Questa è stata la minaccia esistenziale. Se volete parlare di quello che sta accadendo in Iran con un po' meno superficialità di quella che ci regalano i nostri amici quando si fanno i dibattiti in Parlamento, dovete avere il coraggio di dire che l'Iran è il simbolo di tutto questo. Perché gli strumenti attraverso i quali l'Iran faceva la guerra al mondo islamico prima che a noi erano le tre H: Hamas Hezbollah e gli Houthi. E quando io dico che nessuno come Hamas ha ucciso tanti palestinesi o quando dico che Hezbollah e che gli Houthi sono stati i primi ad aggredire il mondo islamico, voglio dire che non è una guerra di civiltà. È una guerra che il mondo musulmano ha combattuto in prima persona. E quando sono emerse delle leadership riformiste nel mondo musulmano, queste leadership riformiste hanno bloccato l'estremizzazione almeno della parte sunnita. Allora su questi temi sarebbe affascinante stare a discutere con qualcuno che ha voglia di farlo. Ecco l'argomento su cui a me piacerebbe impostare il dibattito sull'Iran, perché l'Iran è il frutto di un errore dell'Occidente e dell'Europa. Nel 1979 l'Ayatollah Khomeini viene coccolato dall'Europa. Anzi no, diciamo le cose come stanno. Coccolato dai francesi, coccolato dall'intellighenzia culturale francese, coccolato persino da Jean-Paul Sartre o da Foucault, viene coccolato quando arriva nel febbraio 1979 a Teheran. Ha una stampa amica o comunque non ostile nel mondo europeo. Anche in America, a dirla tutta, quell'errore tragico di non aver capito che bisognava bloccarlo lì comporta tutta una serie di conseguenze a catena. La guerra Iraq-Iran dall'ottanta all'88 comporta la successione di Khomeini con Khamenei e attenzione anche ai tentativi di riforma dentro l'Iran, che noi abbiamo sostenuto, perché l'Italia ha sempre fatto politica estera e non è un caso che siano stati due Presidenti del Consiglio che sono andati in Iran a parlare nei due momenti in cui sembrava che si aprisse uno spazio, uno spazio per una prospettiva riformista.
Il primo è stato Romano Prodi, il secondo il nostro Governo nel 2015 o 16 non mi ricordo, io ho incontrato l'Ayatollah, la guida suprema, perché sembrava che si potesse aprire una stagione di riforma dall'interno ma in realtà questa prospettiva è miseramente fallita a seguito del fatto che in Iran non sta governando una famiglia reale con 100 persone, ma governano dei gruppi di potere con sette-otto milioni di persone che hanno benefici dal fatto che stanno lì e quindi possono permettersi di ammazzare i ragazzi come vogliono.
Quello che sta accadendo in queste ore in Iran, ecco il punto, purtroppo non è una novità perché già quando io ero sindaco di Firenze appena eletto, sarà stato giugno o luglio del 2009, c'era una grande manifestazione, una delle cinque ondate di protesta dei giovani, tutte finite con le impiccagioni che sappiamo. E noi mettemmo l'onda verde, lo striscione verde sopra Palazzo Vecchio. Oggi siamo in presenza di una ribellione dei giovani, e mi fa arrabbiare chi utilizza le manifestazioni per dire "poi vediamo se il centrodestra reagisce", cioè strumentalizza a fini interni una discussione esistenziale. Abbiamo visto Paesi arabi, a cominciare dall'Arabia Saudita, dare un grande segnale di riforme, di innovazione nei loro territori ma anche l'Iran essere il punto di riferimento del male assoluto, molto più debole perché Hamas è fortunatamente in condizioni ben diverse da quelle in cui era qualche anno fa, perché Hezbollah è in condizioni diverse a quelle che era qualche anno fa. Ecco, su tutti questi temi sta la politica estera e voi immaginate che la possa fare Tajani? Però anche dal nostro lato bisogna avere la forza di dire che è inutile parlare di laicità se poi non si capisce che gli Ayatollah sono davvero il male assoluto.
Per vincere queste partite l'ideale è che ci sia qualcuno dall'interno Purtroppo in Iran ora non è l'argomento di discussione ma sono divisi. L'opposizione iraniana è molto divisa, sia quella che è presente sul territorio sia quella che è all'estero e quindi questo è un pezzo del problema. Perché non si fa una manifestazione? Perché tutto il tema diventa chi fa la manifestazione, perché ormai in Italia funziona così, la politica estera è considerata come un argomento per il quale qualcuno si alza e dice "voglio fare la manifestazione" e inizia a chiamare tutti dicendo voglio vedere chi non aderisce. Questo è un meccanismo di posizionamento di politica interna. Allora faccio una proposta molto semplice: oggi noi abbiamo aderito alla manifestazione del Partito Radicale, siamo andati ieri in piazza a Roma. Andiamo in tutte le manifestazioni perché noi siamo da questa parte contro la vergogna del regime iraniano che continua a ammazzare i ragazzi in quel modo. Però l'avete vista quella immagine stupenda di quella ragazza che bella ragazza che prende una sigaretta, si mette a fumare e accende con l'immagine della Guida suprema la sua sigaretta? Beh, una cosa semplice. Martedì, senza chiamare gli altri partiti, senza fare manifesti, martedì alle sei e mezzo si va all'ambasciata iraniana. Portatevi un pacchetto di sigarette, non chiamate i giornalisti. Qualcuno porta gli accendini. E facciamola a Roma con chi c'è nelle singole città. Scegliete un luogo, amici di Firenze. Andate a fumare una sigaretta semplicemente come atto, non per coinvolgere qualche altro partito politico. Non invitate nessuno dei partiti politici, ma andate all'università e dite ragazzi, c'è una ventenne come me che viene uccisa in questo modo.
Lo vogliamo dare un segnale che noi non siamo diventati dei robot che se ne fregano? A Firenze, a Bologna, a Milano dove volete, nei luoghi simbolici che profumano di libertà. Portatevi un pacchetto di sigarette, accendete il fiammifero e date fuoco bene a quell'immagine 10 minuti senza problemi, vi fate una foto e noi vi seguiremo in diretta con Radio Leopolda per capire tra di noi se riusciamo, non a portare un altro partito a posizionarsi, ma se riusciamo a portare un ragazzo nuovo, a dire che è una tragedia che distrugge il cuore delle persone ed è impossibile non farsi sentire pronti a dare un segnale. Detto questo, è evidente che poi c'è il dibattito politico e il dibattito politico su questi temi va in televisione, ti arriva lo scienziato, che magari è un presunto scienziato che si è riciclato come esperto di politica internazionale e, siccome deve fare il video che gli funziona, gli parte "Trump è come Maduro". Perché? Perché questa cosa funziona, piace alla gente. Come quell'altro che dice "Netanyahu è come Hamas". La semplificazione finalizzata al consenso spiccio e tu sei lì, in televisione e, a quello che ti dice "Trump e come Maduro" provi a spiegare "guarda che Trump non è come Maduro" e ti arrivano i messaggi dicendo "hai difeso Trump".
Allora io penso che noi dobbiamo criticare soprattutto i nostri amici, le democrazie, l'Occidente. Mi riferisco agli Stati Uniti d'America, mi riferisco a Israele. Gli Stati Uniti Israele sono il simbolo di tutto questo. Per quello che è successo in questi mesi dobbiamo criticarli seriamente e io parlerò per qualche istante poi di Trump e di che cosa va fatto secondo me in quella complicata situazione che stiamo vivendo.
Il dibattito politico su questi temi va in televisione, ti arriva lo scienziato, che magari è un presunto scienziato che si è riciclato come esperto di politica internazionale e, siccome deve fare il video che gli funziona, gli parte "Trump è come Maduro
Però lasciatemelo dire. Se affermate il principio che Trump è come Maduro, state facendo venir meno l'idea di fondo di politica estera che ho cercato di affermare che è una cosa seria mettere sullo stesso piano il presidente degli Stati Uniti, che certo non è quel che si dice un custode delle istituzioni democratiche. Ma gli Stati Uniti, quella roba lì, hanno sempre fatta perché 36 anni prima di andare a prendersi Maduro si son presi Noriega esattamente nello stesso modo, un Capo di Stato. Anzi, in quel caso col Vaticano che gli ha pure dato una mano, giustamente per evitare lo spargimento di sangue. Il Vaticano, quando può, dà sempre una mano. Allo stesso modo attenzione sulla questione di Israele, perché quello che noi pensiamo del governo di Bibi Netanyahu è chiaro, forte e detto con straordinaria efficacia. Fa anche un po impressione leggere nei giorni scorsi che i paesi arabi e Israele hanno suggerito a Trump di essere moderato. È veramente il mondo alla rovescia. Però attenzione, una cosa è criticare il governo democratico di Israele, una cosa è passare all'antisemitismo. Si è verificato in questi giorni un atteggiamento di follia, di ubriacatura collettiva per una donna che, intrisa di ideologia, ha osato mettersi sullo stesso piano e poi attaccare una gigante del pensiero. La donna intrisa di ideologia si chiama Francesca Albanese, la gigante si chiama Liliana Segre. Io da Milano voglio ribadire con forza che noi stiamo dalla parte di Liliana, che quello che ha sofferto Liliana Segre è un monito per questo Paese e per le future generazioni. Lo dico da Milano città della Segre. Chi attacca la Segre non merita la cittadinanza onoraria, merita un corso di recupero a settembre.
Così come voglio dire con forza che facciamo molto bene a criticare il governo di Bibi Netanyahu. Ma quando un sindaco della mia Toscana dice che lui nelle sue farmacie blocca i farmaci israeliani, vorrei sommessamente far notare che i farmaci israeliani sono quelli che a Crans Montana hanno aiutato più di ogni altro sulle bruciature, fatevelo spiegare da Lucia Annibali come funziona questa roba se non credete a me. E allora c'è un limite alla stupidità. Poi naturalmente Trump va criticato con molta forza e guardate che Trump sta ferendo il multilateralismo per esigenze interne. Lui ha fatto partire l'operazione Maduro dopo che per una settimana sui giornali stavano uscendo i file di Epstein. Sto dicendo una cosa che è brutta, ma nel mondo americano, di Maduro, dell'Ucraina, dell'Europa, di chi volete voi, di Gaza, non gliene frega niente alla stragrande maggioranza. Ci sono tre punti su cui Trump vince o perde le elezioni di midterm. Secondo me le perde a prescindere perché un Presidente uscente di solito le perde, se continua così. Il primo è l'economia, lui ha messo i dazi che sono un aumento di tassazione per il cittadino americano perché una parte la buttano su quello che esporta ma siamo riusciti a ridurlo il più possibile quindi quell'oggetto che prima costava X oggi costa x più 10%, più 20% e lo paga il consumatore.
Poi naturalmente Trump va criticato con molta forza e guardate che Trump sta ferendo il multilateralismo per esigenze interne. Lui ha fatto partire l'operazione Maduro dopo che per una settimana sui giornali stavano uscendo i file di Epstein
E non è un caso che l'inflazione negli Stati Uniti stia tornando a crescere. E non è un caso che allora lui se la prende con quello della Federal Reserve e lo fa denunciare penalmente. Lo dico ai ragazzi più giovani, questa è la politica. Non c'è niente da fare. Se non ci sono i soldi in tasca gli americani ti mandano a casa. Secondo punto, lui ha una base che è riuscito a portare a votare che fa la differenza perché noi immaginiamo che le elezioni americane milioni e milioni di voti. Poi noi siamo abituati a chi dice che quelli che hanno il 3% non li considero nemmeno. Ma le elezioni americane nei singoli Stati finiscono con lo 0,5% di scarto, e in alcuni stati, con l'affluenza che si abbassa, vince chi riesce a portare la propria base.
La base Maga Make America Great Again è una base che crede a Trump su tutto, tranne una cosa. Ha detto "Io posso scendere dalla mia Trump Tower, andare in città, ammazzare uno, risalire e dire con un video social che non ho fatto niente e i miei mi credono". È così, ma non credono agli alibi sui complotti che loro stessi alimentano. Il tema di Epstein, che lì per lì può sembrare una cosa banale, in realtà non lo è. Ovviamente si tratta di violenza sessuale ai danni di giovani ragazze, ma il punto centrale è che Trump ha sempre detto rilasceremo tutti i documenti, questi file Trump ha promesso di descriverli quando è arrivato e li ha visti, poi ha detto "Cambiamo discorso".
E avendo cambiato discorso, piano piano la sua base ha iniziato a far casino. Il 26, 27, 28, 29 dicembre i giornali americani erano pieni di argomenti sui Philip Epstein, con naturalmente le foto che la casa Bianca aveva rilasciato, casualmente tutte di Clinton, di Bill Gates e di altri, ma con tutti che dicevano ora arriva la botta, e zac, Maduro e poi la Groenlandia.
Sono argomenti diversivi, straordinari, distrazione di massa. Poi è capace di far tutto. Io non faccio previsioni, ma se questo è Trump che nel frattempo sta arricchendo se stesso. Una cosa allucinante. Mai vista un'esperienza come questa di arricchimento personale. In questo ragionamento qua è chiaro che noi dobbiamo attaccare Trump, ma Trump lo attaccano gli americani se tirano fuori dei candidati credibili alle midterm. Sto passando le serate a guardare i candidati più brillanti, questo James Talarico mi piace un sacco in Texas. Speriamo che ce la faccia. È uno della middle class, figlio di persone assolutamente normali, che sta menando come un matto in Texas. Se vince lui vuol dire che c'è una chance per andare intanto sulla giustizia sociale, mettere un tetto ai milionari e compagnia bella, ma c'è una lettura da sinistra sulla situazione sociale e contemporaneamente molto conservatrice sui valori. Ma noi che cosa dobbiamo dire a Trump? La Meloni cosa deve dire a Trump? Io non credo che la Meloni faccia bene a rompere con Trump o contemporaneamente appiattirsi su Trump. La vedo molto prudente. Cerca di pattinare, è passata dal bacio ricevuto sulla fronte da Biden, al bacio della pantofola di Trump.
C'è una cosa però che chiedo da Milano a Giorgia Meloni: perché a un certo punto Donald Trump ha detto, "io non so se, nel caso noi avessimo bisogno, i nostri alleati europei sarebbero pronti a darci una mano. Io sono uno che si emoziona quando va al cimitero americano dei Falciani nella mia Firenze, perché vedo questi ragazzi che manco sapevano cosa fosse l'Italia, morti per noi, per la nostra libertà e ce ne sono dappertutto, in tutta. E a loro va il nostro grazie. Grazie a quella generazione. Ma pretendo da Giorgia Meloni che, quando il Presidente degli Stati Uniti dice "non so se loro sarebbero disponibili", la Presidente del Consiglio ricordi al Presidente degli Stati Uniti d'America che ci sono 54 italiani che sono caduti in Afghanistan e che io ho avuto l'onore e il dolore di andare a omaggiare nel sacrario di Herat. Ci sono non soltanto i dodici di Nassiriya, ci sono decine di persone morte in Iraq ci sono centinaia di italiani feriti perché, su richiesta degli Stati Uniti d'America, siamo andati a combattere per la libertà nel mondo. Meloni faccia sapere a Trump che non ha bisogno di dubitare perché i nostri hanno perso la vita per questi valori e l'Italia merita rispetto. E la Meloni deve dare rispetto prima all'Italia e poi a Trump. E i sovranisti devono dire che di fronte a della gente che muore in divisa ci si toglie il cappello e si ha il coraggio di dire che si sta con l'Italia. Non si accontenta il Trump di turno che dice "chissà cosa faranno". Io me le ricordo certe conversazioni con Obama che dice "si deve andare a sistemare la diga di Mosul. C'è un'azienda italiana, ci servono 500 persone italiane" e poi capivi che dovevi farlo perché era giusto. Andavi in Parlamento e c'era da prendersi l'opposizione che diceva no, noi non andiamo a morire per Mosul. Questo tema di Minneapolis, non credo che sia una guerra civile, la guerra civile è una cosa diversa, una cosa devastante per tanti aspetti ma non credo che il racconto di Trump come uomo che sta costruendo la guerra civile in America sia un racconto che funziona.
Meloni faccia sapere a Trump che non ha bisogno di dubitare perché i nostri hanno perso la vita per questi valori e l'Italia merita rispetto
Io sono rimasto sconvolto dalle immagini, sia le immagini della uccisione della trentasettenne che le immagini del giorno dopo, forse di due giorni dopo, quando una ragazza disabile è stata tolta, strappata con le cinture dalla macchina e arrestata e non aveva fatto assolutamente niente. Minneapolis è una città complicata, è quella in cui in questi anni è successo di tutto. C'è un sindaco che mi piacerebbe definire riformista, cioè non è un sindaco estremista, è uno che ha detto delle frasi straordinarie, ha detto "ora basta levatevi dalle palle" e ha detto che c'è sicuramente un tentativo di far passare il messaggio che è tutta colpa di immigrati o presunti tali. Segnalo una straordinaria audizione in commissione al Campidoglio, quando a un certo punto la ministra dell'interno, anche lei una figurina notevole, viene interrogata da un deputato che le dice: "dietro di lei c'è un signore che è un veterano della guerra in Iraq, sua moglie è una cittadina irlandese venuta qui che aveva nove anni, è stata quarant'anni qui non ha mai fatto niente. Ha preso due multe per eccesso di velocità da 80 dollari, due multe in quarant'anni. È da quattro mesi che è in carcere perché le vostre leggi l'hanno mandata in carcere in attesa di essere rimandate in Irlanda. Lei non sente il dovere di scusarsi con il veterano e con sua moglie. Questo sta succedendo, questo, ma non la definisco guerra civile.
Occhio a non esagerare. Noi abbiamo bisogno di costruire l'alternativa a Trump. Noi siamo la sinistra mondiale, prendendo non il lato dello scontro ideologico, ma il lato dell'economia e della sicurezza, che poi sono i due punti su cui arrivo rapidamente sull'Italia. L'Europa sta un po' perdendo l'idea che l'aveva caratterizzata che è quella della libertà. Vi racconto un fatto. Undici anni fa, gennaio 2015, io sono andato ad Abu Dhabi, dal Crown Prince di allora, che poi adesso è il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohammed bin Zayed Al Nahyan. organizzò una cena piacevolissima. Mi disse "noi stiamo vivendo una guerra civile". Erano gli anni del caos del Bataclan, di Charlie Hebdo, gli anni della e delle stragi, gli anni del Daesh, gli anni dei musulmani, di quelli che che vi ricordavo prima, gli anni delle esecuzioni, gli anni di Palmira dove venivano uccise dai tagliagole le persone nel modo che ricordiamo, noi stiamo vivendo la stessa stagione che i cristiani hanno vissuto sei sette secoli fa. 15 secoli dopo Cristo voi avete avuto un grande momento di tensioni tra cattolici e protestanti. Noi, 15 secoli dopo il profeta Maometto, stiamo vivendo una guerra civile tra i nostri mondi. Per noi l'Europa è faro e modello. L'Europa, con le sue università, con le sue cattedrali, con le sue idee, con le sue opere d'arte, è un modello. Lui è quello che ha fatto il Louvre dd Abu Dhabi.
Oggi quello stesso leader ha fatto un documento rilasciato dal ministero degli Esteri. Un documento con cui invita gli studenti emiratini a non andare più a studiare nelle università inglesi. A me questa è una cosa che mi sconvolge. Perché? Perché dice che nelle università inglesi il rischio di radicalizzazione è troppo forte e, quando io vedo che una giovane donna di cui non condivido nulla che si chiama Eva che è una donna del Make America Great again, sposata con un italiano ma che fa l'influencer e la politica su contenuti, che io non condivido, molto di destra che viene bannata dal Governo Starmer, bannata cioè Starmer dice "non entri nel Regno Unito perché perché le tue idee non mi piacciono", io dico che noi abbiamo un problema con noi stessi perché le nostre università diventano il luogo dove ci si radicalizza più facilmente, e non facciamo entrare quelli che non la pensano come noi. Altra cosa è contestarli, criticarli, sconfiggerli, accusarli. Se dicono il falso, denunciarli. Tutto legittimo, ma impediamo l'ingresso nel Regno Unito a una che ha criticato Starmer, cioè replichiamo il modello che Trump fa peggio negli Stati Uniti, noi stiamo perdendo il senso dell'Europa. La prima parola che l'Europa deve utilizzare, la nostra parola, è libertà. Se l'Europa non è libertà l'Europa non è. Dostojevski diceva "bisogna rieducare un'intera generazione per renderla degna dell'idea di libertà". Devo tornare su questioni un po' meno ideali e un po' più concrete che sono quelle dei tre punti su cui a mio giudizio Casa riformista può, alla luce della prima parte sui valori, fare la differenza e portare il centrosinistra alla vittoria.
La prima parola che l'Europa deve utilizzare, la nostra parola, è libertà. Se l'Europa non è libertà l'Europa non è.
Il primo lo collego a questo ragionamento sulla libertà e il rapporto tra cultura e sicurezza. 1€ in cultura 1€ in sicurezza. È vero che ne ho parlato tante volte, però quando Trump o gli inglesi o chi volete voi attaccano le università, da noi abbiamo un Governo a cui non frega della laurea, per loro quelli che si laureano fanno schifo, sembra quasi che non si rendono conto che, meno la gente studia più le città sono prive di studenti. È un principio che persino Salvini in un momento di debolezza potrebbe vagamente intuire. Però, proprio per dare un segnale di apertura al mondo leghista padano, vorrei partire dal Barbarossa. Barbarossa, nel maggio 1155 si ferma Bologna e in qualche modo incontra una delegazione di studenti e scolari dell'Università di Bologna. E alla domanda dell'imperatore sui motivi del perché scelgono Bologna quale sede di studio, gli studenti rispondono, stiamo bene ci fanno studiare.
Tutte cose che potremmo traslare nove secoli dopo, magari nella Milano che accoglie studenti universitari, come sappiamo, con università che sono attrattive per tutti. Allora per me si deve partire dal mettere l'educazione al centro. Lo dico perché recuperare il tema della cultura e dell'università e della scuola è fondamentale e non è slegato dalla prima parte. Lei si chiamava Rubina Amin, è la prima ragazza iraniana uccisa. È uno dei simboli di questa ondata di impiccagioni e esecuzioni sommarie. Aveva 23 anni, studiava moda. Sapete cosa scriveva Rubina e cosa diceva agli amici? Che lei voleva andare a studiare moda a Milano. Che il suo sogno era andare a vivere a Milano. Quella ragazza iraniana vedeva in questa città il modello dei suoi sogni, la speranza della sua vita. Questa è l'Italia. Questa è Milano. Lo dico facendo un'unica intrusione sulle vicende locali. Mi scuseranno gli amici qui presenti. Milano è stata in questi anni un baluardo e un faro per l'Italia, pur con tutti i problemi. Le discussioni ce ne siamo fatte anche tra di noi. Arriverò dopo a parlare anche di sicurezza, ma Milano è stata un baluardo incredibile. Quello che è successo a Milano in questi anni non ha paragoni se non con la Barcellona del post Olimpiadi, con la Berlino del post muro ragionando di città europee. Allora, mi permetto di sussurrare agli amici, e soprattutto ai compagni, che in queste ore hanno pensato di iniziare il dibattito in vista del 2027. Il centrosinistra ha vinto tre volte a Milano, una volta con Giuliano e due volte con Beppe e vi garantisco che vincere tre volte di fila non è stato così scontato. Il centrosinistra ha vinto tre volte, ha governato, ha fatto l'Expo quando non ce lo volevano far fare, ha preso le Olimpiadi quando a Roma gli hanno detto di no, ha portato un fracco di gente a vivere nelle università milanesi. Pensare di iniziare il dibattito su Milano chiedendo discontinuità è roba da dilettanti della politica. La discontinuità a Milano di cognome fa Salvini. La discontinuità per la sinistra è perdere a Milano. Poi cambiare è normale ma parlare di discontinuità come valore, non ci vuole una laurea per prendere atto che se noi ce la chiamiamo in casa questa roba ci facciamo del male. Poi ci sono dei problemi, certo. Oggi su Il Corriere c'è un articolo che dice che a Milano c'è un sacco di milionari. Molti di questi sono arrivati con la legge che abbiamo fatto noi. Beppe l'ha saputa bene utilizzare. Abbiamo fatto una legge dopo la Brexit che ha portato qui un sacco di gente che spende tanto, ma il problema è che aumenta il costo delle case quindi il rischio è che le case siano solo per i ricchi.
So che il Sindaco Sala con l'assessore competente Conte fa delle cose buone. Faranno nei prossimi giorni un importante passaggio per dimostrare che qui il Piano casa lo fanno con i soldi del Comune perché, se aspettano Salvini, fanno prima ad arrivare i Frecciarossa che i soldi di Salvini. Altra grande promessa della Meloni: metteremo 15 miliardi sul piano casa. È evidente che questa legge della flat tax ha prodotto anche dei problemi ma la bravura è quella poi di riuscire a costruire qualcosa. Si può cambiare tutto. Ma Milano è la città di Rubina, è la città di quelli che vogliono venire a portare un sogno qua. E allora noi dobbiamo far sì che le città siano più simili a Milano, le città italiane. Non dobbiamo immaginare di fare la guerra alle città che riescono a creare qualche anno di università. Certo, c'è un tema sulla sicurezza e vengo a parlare di sicurezza anche perché sono andato a letto sconvolto ieri quando abbiamo letto la notizia della Spezia, un ragazzo di 18 anni che a scuola con un coltello ha ucciso un suo compagno di classe per una storia legata a una foto di una fidanzata. Il tema sicurezza è molto più grave di quello che sembra. Loro sulla sicurezza sono convinti di aver fatto tutto bene. E la buttano addosso ai sindaci e la buttano addosso all'ideologia della sinistra. Ma loro sono lì da quattro anni, noi li abbiamo incalzati in Parlamento. E Piantedosi si attacca alle statistiche, e lui è uno dei migliori. Dopodiché però gli agenti qui non arrivano e gli agenti rimangono in Albania. Fanno dei decreti che servono semplicemente ad alimentare la fuffa e la propaganda. Ecco, se devo dire uno degli argomenti su cui noi vinciamo le prossime elezioni, è la sicurezza. "Ma voi avete fatto entrare un sacco di gente". Allora vediamo di dirla bene questa cosa perché io mi sto un pochino innervosendo. Noi siamo orgogliosi di aver salvato la gente in mare, perché un pezzo dell'identità italiana è che se uno sta affogando lo prendi e lo salvi senza chiedergli la fedina penale, perché sei un uomo.
Fanno dei decreti che servono semplicemente ad alimentare la fuffa e la propaganda. Ecco, se devo dire uno degli argomenti su cui noi vinciamo le prossime elezioni, è la sicurezza
E voglio, tra gli altri, salutare Pietro Bartolo che poi prenderà la parola, che ringrazio di essere insieme a noi. E questa non è una roba di sinistra, questa è una roba italiana. Il comandante della Regia Marina che rispondeva al re e al duce è quello che è andato a salvare un intero equipaggio dei belgi. Figuriamoci se noi possiamo lasciare qualcuno in mare. Dunque, parliamoci molto, molto chiaro, la debolezza dello Stato non è quando salva gli immigrati in mare, non è quando prende qualcuno che sta morendo e gli dà un salvagente. Lì sta la civiltà di uno Stato. La debolezza dello Stato è quando prende uno che ha stuprato come il 57 enne che poi ha ucciso Aurora. La debolezza dello Stato è quando prende uno che ha già dato noia a tante persone, come il 36 enne che a Bologna ha ucciso il povero Alessandro, e lo lascia libero in attesa di processo, o lo scarcera senza alcun riguardo alla certezza della pena e quello esce, stupra un'altra e l'ammazza. Lì c'è la debolezza dello Stato la civiltà dello Stato è salvare la gente in mare. La forza dello Stato è tenerli in carcere quando delinquono. La stupidità è non capire la differenza. Ecco perché su questo bisogna toglierci di dosso la paura. Se il governo fa un decreto e dice meno coltelli, meno possibilità di prendere i coltelli, ma è ovvio che voto a favore.
È una delle leggi che noi abbiamo sempre voluto. Il problema è che è tutta fuffa quella del governo. Il problema è che fanno una legge in cui dicono che se ti vado a prendere un portafoglio in stazione c'è un reato più grave che se lo vado a prendere fuori dalla stazione. E poi lasci che quel ragazzo di 34 anni sia ucciso in quel modo? Caro centro sinistra sulla sicurezza non è il momento di essere timidi. Ho letto qualcuno che ha detto: adesso il centro destra non strumentalizzi i coltelli di La Spezia. Non è questa la risposta. La risposta è: adesso il centrodestra ci spieghi perché dopo quattro anni ci sono i coltelli a scuola, adesso ci spieghi perché non ci sono i poliziotti a Bologna. Adesso ci spieghi perché a Palermo si ammazzano quelli dello Zen. Andiamo all'attacco sulla sicurezza. Basta timidezze. Sono loro che sono lì da quattro anni e che devono giustificare quello che non hanno fatto. Poi noi ci mettiamo un elemento. Ne parlavo l'altro giorno con Cacciari a Otto e mezzo, che è quello del valore culturale che c'è in 1€ in cultura 1€ in sicurezza, che la nostra grandezza è mettere una scuola, una palestra, un teatro in periferia, andare a insegnare la bellezza dei valori come elemento costitutivo dell'italianità. Ma noi sfidiamo il Governo di Giorgia Meloni sulla sicurezza, il Governo degli sciacalli che hanno preso tutti i casi di cronaca per aumentare i reati e le pene e che continuano a tenere 500 poliziotti e carabinieri in Albania quando sanno che non servono a nulla. Noi siamo quelli della libertà, della cultura, siamo quelli della sicurezza. Siamo quelli della parte economica.
Questa cosa della parte economica è incredibile. Noi abbiamo un Governo che è imbarazzante, abbiamo al Governo Urso. Non c'è un imprenditore che non si metta a ridere quando gli si dice "Urso". Si sganasciano dalle risate, poi vedono i conti e piangono. 33 mesi su 37 di produzione industriale negativa. Amici delle associazioni di categoria. Ma come fate a continuare a fare le standing ovation a chi vi sta impoverendo l'azienda, a chi sta prosciugando i soldi dal conto corrente? Ma come fate a non svegliarvi, a credere a due moine? Ma come fate a non chiedere che arrivi il decreto sull'energia? Sono quattro anni che stanno lì, quattro anni. Essere stati così tanto tempo non può essere la loro forza. Ecco, a fronte di questo io non entro sulle questioni economiche da Milano però penso che vada detto: il Governo ha sempre avuto il nostro rispetto sulle questioni economiche, bancarie, finanziarie. Non abbiamo mai messo bocca perché pensiamo che sia meglio non mettere bocca. Abbiamo detto soltanto a Giorgetti, sovranista dei miei stivali, che mettere il golden power contro una banca italiana per consegnare BPM ai francesi è un'operazione che resterà negli annali come il capolavoro del sovranismo all'incontrario. È una cosa che si giustifica soltanto se c'è qualcosa sotto che io non voglio pensare che ci sia. Giorgetti, il padano che mette il golden power contro Unicredit a favore dei francesi. Se Bossi lo vede dà un cazzotto.
Dico soltanto una cosa al governo, chi ha orecchi per intendere intenda e gli altri in Consob siccome la partita finanziaria non è chiusa tutti stiano fuori. Lasciamo che gli agenti, gli operatori, gli imprenditori giochino la loro partita. Vade retro governo. Perché se il governo pensa di continuare a intervenire su tutto e compra e sistema e raccoglie e raccatta e dà i soldi al garante della privacy, salvo poi dire che il Garante della privacy è contro di loro. Salvo dire, "vogliamo metterne due di CSM con i referendum". Sta pagando tutti, la Meloni ha aumentato le spese di tutto, ha raddoppiato i costi di Palazzo Chigi, ha triplicato i soldi dei servizi segreti. Nel silenzio dei media sta accadendo questo. Oggi in Italia tutte le burocrazie romane sono entusiaste del governo Meloni, salvo poi tra sei mesi, quando capiscono l'aria, cambiare. Ecco, voglio dare un messaggio ai naviganti, noi su questa storia ovviamente guardiamo quello che accadrà con grande rispetto. Ma siccome è un Paese in cui 33 mesi di produzione negativa industriale su 37 si fanno sentire, per la gente normale la spesa al carrello costa il 25% in più, 2€ sui pacchi, aumento del gasolio. Siccome c'è questa situazione, il Governo si occupi degli italiani normali e lasci fare le partite finanziarie a chi le deve fare.
La Meloni ha aumentato le spese di tutto, ha raddoppiato i costi di Palazzo Chigi, ha triplicato i soldi dei servizi segreti. Nel silenzio dei media sta accadendo questo
La partita per me è aperta. Se noi portiamo libertà, cultura, sicurezza, in nostri valori costitutivi. Sull'economia guardiamo i numeri. Siamo sotto, secondo i sondaggi peggiori, tra i 3 e 4 punti, altri dicono che siamo pari. Intanto c'è un primo punto: per me nasce qualcosa a destra. Vannucci? Può darsi. Non è Vannucci, è il novax che in Veneto fa il 5%, è Giordano, Cruciani, è quel mondo culturale che continua a dire che la Meloni non ha fatto niente sulle case o sulle tasse. Non lo so da dove parte, ma so che parte qualcosa. Se parte qualcosa porta via almeno tre punti percentuali alla destra. E siccome la partita è aperta vorrei ricordare a tutti quelli del centrosinistra che nessuno si può permettere di mettere veti, nemmeno noi. Perché in ballo c'è innanzitutto la scelta del prossimo governo. E poi, tra tre anni, c'è la scelta del garante delle istituzioni di questo Paese. Noi siamo orgogliosi, undici anni fa, di avere indicato proprio in questi giorni Sergio Mattarella. Allora qualcuno mi disse: "Non è detto che lui ci sarà quando tu avrai bisogno". Io ricordo di aver risposto a questa persona: "il Presidente della Repubblica si sceglie pensando non a quando avrai bisogno tu, ma quando avrà bisogno l'Italia". E quando l'Italia ha avuto bisogno, Sergio Mattarella è stato il garante delle istituzioni.
Italia viva può andare da sola? Sì, volendo sì. Noi ci siamo, Siamo pronti, faremo battaglia. Non è questo il punto. Avete visto i risultati? Anzi fatemi fare intanto un applauso a tutti i consiglieri regionali che sono stati eletti, a tutti i consiglieri regionali che non sono stati eletti, a tutti quelli che hanno dato una mano: nelle Marche siamo riusciti a far scattare un consigliere nonostante la sconfitta, in Calabria siamo passati al 5%, in Toscana abbiamo portato quattro consiglieri. Fatemi dire grazie anche a chi non è entrato, prendo un nome per tutti: Tommaso Pellegrino. Tommaso Pellegrino, che non è entrato perché non è scattato il suo seggio, è quel chirurgo che avete visto su tutti i giornali in questi giorni. Si è messo a operare l'altro giorno perché è tornato a fare il suo lavoro, perché questa è Italia viva, una comunità di persone che va avanti, che ha consenso, che è forte, che ha coraggio e che è pronta a allargare questo spazio senza pretendere di governarlo. Questo è un passaggio importante. Che nasca una Margherita 4.0, che nasca una cosa diversa, non so come si chiamerà. È fondamentale il protagonismo dei sindaci, è fondamentale il protagonismo di chi vuole venire via dal centrodestra, magari da Forza Italia, è fondamentale il protagonismo di chi non crede più nello stare in questo Pd. È fondamentale il protagonismo delle altre forze politiche.
Noi non vogliamo che questa casa riformista dia le chiavi di casa solo a qualcuno. Le chiavi di casa di Casa Riformista ce le devono avere tutti. C'è solo un punto però: non si sta alla finestra in questa casa riformista, chi viene viene a dare una mano non viene a dire io pretendo, io voglio, io esigo, se mi fai fare il capo, io vengo. Questa è la casa riformista che fa vincere o perdere le elezioni, che fa scegliere se al Quirinale ci va uno normale o ci va Giorgia Meloni. Questa è la partita.
Sulla giustizia abbiamo detto "libertà", c'è già chi ha preso posizione, libertà totale. Partendo dall'assunto che quello che noi dobbiamo dire sulla riforma l'abbiamo detto in Aula e, attenzione, mica solo sulla giustizia, ma sulla riforma perché qui c'è un clima di cui nessuno parla, il PNRR. Stiamo perdendo i soldi per la giustizia civile, continuiamo a aumentare i reati ma abbiamo uno strumento di certezza della pena che non esiste, finché l'edilizia carceraria è in mano a Delmastro. Abbiamo un sistema in cui, prima ancora di ragionare di separazione delle carriere tra pm e giudice, noi abbiamo un Governo che è governato dai magistrati: da Alfredo Mantovano, dalla dottoressa Bartolozzi, ci sono le toghe brune che stanno governando. La prima separazione dei poteri è la separazione del potere politico, la separazione del potere giudiziario. Il governo di questo paese è in mano a dei magistrati che stanno vivendo questo periodo come occasione per fare la rivincita.
La sede nuova è aperta a Roma tutti i giorni abbiamo un programma presentazioni di libri, incontri con i ragazzi, scuola di formazione. Noi vogliamo che questa sede fisica sia vissuta ovviamente dai romani. C'è bisogno di aprire sedi anche altrove, e c'è bisogno di aprire una sede virtuale molto più di quanto abbiamo fatto fino ad oggi. Noi vogliamo che Radio Leopolda con Giachetti diventi la sede virtuale. Ci sarà un mio podcast, che partirà dal prossimo mese. Ci sarà un lavoro di Radio Leopolda di diverso palinsesto che faremo nei prossimi giorni. Però ci sono dei territori in cui si sta giocando troppo a taglia fuori, cioè Italia viva dice a tutti gli altri che Casa riformista è aperta a tutti, ma vale anche per noi, questo vuol dire che bisogna allargarsi, che bisogna fare entrare gente nuova, che il problema non è chi fa il coordinatore. Il problema è se noi portiamo della gente per andare ad aiutare il centrosinistra a vincere le elezioni o no, perché la Schlein sta facendo un lavoro prezioso. Non è la mia best friend ma è una che sta facendo un lavoro tenace di costruzione di una coalizione e questo va riconosciuto e va aiutato.
Il problema è se noi portiamo della gente per andare ad aiutare il centrosinistra a vincere le elezioni o no, perché la Schlein sta facendo un lavoro prezioso
Però dall'altro lato noi dobbiamo portare gente nuova e gente in grado di lavorare in modo anche diverso. La Leopolda si terrà il due tre e quattro ottobre a Firenze. Il quattro di giugno, 2 giorni dopo gli ottant'anni della Repubblica, ci sarà questo evento a Roma dove lanceremo un business plan per l'Italia dei prossimi anni. Io sono consapevole dei miei limiti e sono consapevole del fatto di essere stato per voi in alcuni momenti un peso. Intanto mi faccio l'assist per poi schiacciare tranquillo. In questi anni io sono stato oggetto di un'aggressione che la Commissione antimafia ha messo nero su bianco per la prima volta. C'è voluto una presidente di Fratelli d'Italia per scriverlo. Il sistema Striano è partito per distruggere me. Dobbiamo avere questa consapevolezza, ma anche la tranquillità di chi dice con Hammarskjöld: "nell'intimo regni sempre la serenità e la sicurezza che non ha bisogno di soccorso dal di fuori, non ha cioè bisogno di quella specie di tranquillo consenso che gli altri possono procurare". Io credo molto in questa frase. Non ho quindi da fare la vittima, ma quello che è accaduto contro di noi dimostra che ci avevano messo nel mirino. Noi oggi dobbiamo avere l'intelligenza per capire che, se abbiamo dimostrato che avevamo ragione e abbiamo vinto quella battaglia, da soli non bastiamo. Noi dobbiamo essere consapevoli che allargare le porte e fare anche qualcosa di nuovo, se serve, è il nostro modo per rendere tutto il ragionamento sugli ideali che ho fatto all'inizio. Concretezza. E allora dice la gente che si vede bene la nave quando è nel porto, la nave nel porto sta bene, ma le navi sono fatte per stare in mare, non per stare in porto. Italia viva ha questo compito qui nei prossimi mesi: dare una grande mano perché, a fronte di un governo che sta impoverendo l'Italia, l'opposizione smetta di piangersi addosso e abbia la forza di provarci, facendolo non sugli scontri ideologici, non giustificando i dittatori, non giustificando le violenze in stazione, ma su una prospettiva di contenuti che partano da libertà, cultura, sicurezza, economia.
Se saremo in grado di farlo, la Meloni va a casa. Se falliamo noi ci troviamo altri cinque anni. Questa gente alla guida del Paese. Penso che si possa fare e per questo credo che sarà fondamentale aprirsi subito.
L'editoriale dell'elefantino