Il racconto

Meloni e privacy: il caso Stanzione per FdI è "lo scalpo" che vuole Ranucci. Donzelli: "Non siamo ricattabili"

Carmelo Caruso

La prudenza del governo sull'indagine che riguarda l'Authority della privacy e sul garante "voluto dal Pd". Le perplessità sulle dimissioni e l'asse Ranucci-Anm. Le dimissioni sarebbero solo lo "scalpo" di Report

L’Authority della privacy è finita allo spiedo e Meloni sente puzza di bruciato. Oltre alle bistecche del Garante,  Stanzione, indagato per peculato, oltre ai titoli “spese pazze”, e le richieste di dimissioni, c’è molto altro. Per FdI c’è l’idea balorda che un programma  come Report di Sigfrido Ranucci possa diventare il programma di un ayatollah, c’è  il “singolare” automatismo tra la partecipazione di Ranucci all’evento dell’Anm e l’indagine che scatta. Per cominciare: la nomina di Stanzione “si deve al Pd”,  e lo dice  Enrico Costa, il Beccaria di Forza Italia. A seguire: l’Authority è un organo indipendente. Cosa accade se la politica comincia a smantellare le autorità? Dice Giovanni Donzelli quando ragiona a voce alta: “Se ci sono stati illeciti, chi ha sbagliato pagherà, ma non mi piace il principio che una trasmissione possa essere intoccabile, decidere chi e come debba dimettersi. Noi non  siamo ricattabili”.


Per la destra di governo sta tornando la vecchia bava, i monatti che vogliono appendere in piazza il cosiddetto “partito della bistecca” e c’è chi dirige queste truppe. E’ il programma Rai, Report, che si è occupato dell’Autorità dopo la sanzione ricevuta sul caso Sangiuliano (la messa in onda degli audio privati). Quando a Meloni è stato chiesto cosa ne pensasse dell’autorità, la presidente ha ricordato che il collegio è stato nominato dalla sinistra, dal governo Conte II, da Pd e M5s. Sono le forze che oggi accusano la destra di silenzio. Pensa FdI che se è bistecca è di sinistra e che il membro vicino a FdI, Agostino Ghiglia, sia stato scelto solo dopo la decisione del Pd di estromettere Ignazio La Russa, oggi presidente del Senato. Ha scritto ieri Enrico Costa: “Perché nel 2020 il Pd ha scelto Stanzione come commissario e poi garante della Privacy? Per competenza, appartenenza, per le pubblicazioni? Niente di tutto ciò. Per anzianità”.

 

Il candidato a fare il presidente del Garante era La Russa ma il Pd, per scongiurare la sua nomina, scorre l’elenco dei candidati e preferisce Stanzione, di due anni più anziano di La Russa. Meloni è sempre stata rigorosa sul denaro. Non tollera che si possano sperperare risorse pubbliche, ma questa volta c’è qualcosa che per FdI è sinistro. Nei mesi scorsi il sottosegretario Fazzolari ha raccontato che una trasmissione come Report gode di totale “impunità”. Spiegava Fazzolari che chi si permette di rovesciare le accuse del programma viene subito linciato e indicato come chi “intimidisce la stampa”. Dopo l’attentato a Ranucci, a cui è andata la solidarietà di tutti i partiti, è opinione del governo che basta sollevare una critica per passare come collaborazionisti di chi attenta alla vita di Ranucci. Per Fazzolari quelle di Report erano “inchieste infarcite di accuse totalmente infondate, costruite solo per colpire qualcuno con la tracotanza di chi non teme conseguenze legali”.

 

L’indagine su Stanzione prende la piega politica a poche settimane dal referendum sulla giustizia. Sulle spese dell’Authority indaga la magistratura ma si è già scatenato il furore, un furore montato secondo la destra per nascondere l’altro caso. E’ il caso Striano, l’affaire spioni. In mezzo c’è sempre Report. FdI ritiene “preoccupanti” le continue interviste di Ranucci, l’ultima alla Stampa, dove dichiara: “Chi è silente è complice e ha usato il Garante come braccio armato per colpire i giornalisti e la libertà di stampa. E, forse, è anche ricattabile, visto ci sono alcune decisioni dell'Autorità chiaramente pilotate dalla politica, a cominciare dalla sanzione inflitta alla Rai per l'inchiesta di Report sul caso Sangiuliano”. Torna la promessa iniziale di Meloni, il “non sono ricattabile” che aveva pronunciato prima della formazione del governo. Le dimissioni del collegio, senza attendere le indagini, per la maggioranza non sarebbero altro che “lo scalpo” cercato da Ranucci, quasi “un avviso”. Viene chiamato “metodo Ranucci” e contrapposto a quello della fondatrice della trasmissione Milena Gabanelli che gode della stima della destra: “Il suo era un giornalismo duro, ma nello stesso tempo rigoroso, fatto di numeri, cifre”. Si è parlato più volte del tentativo di riportare in Rai Gabanelli che Report lo ha immaginato, ma al momento è un tentativo che non ha avuto successo. Se si dovesse cedere alle richieste di Ranucci per FdI si tratterebbe di “una deriva venezuelana”. Tajani sulla vicenda del Garante si dichiara “garantista, sempre”. Per il partito di Meloni questo sono i fatti: l’ovazione dei magistrati a Ranucci tributatogli due mesi fa con tanto di ironia di Ranucci (“Credo che sia il più lungo applauso dedicato a un plurindagato”) e oggi l’indagine, la campagna per le dimissioni del collegio. Ranucci è stato applaudito dai magistrati con 220 querele, Stanzione è già colpevole con il rito di bistecca immediato.

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  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio