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il parere

Luzzatto Voghera (Cdec) difende Delrio: “La definizione di antisemitismo del suo ddl è necessaria”

Riccardo Carlino

"Non è perfetta, ma è uno strumento fondamentale su cui va evitata ogni strumentalizzazione", dice in Senato il direttore della Fondazione Centro di documentazione ebraica contemporanea, auspicandosi anche “la scrittura di un testo unitario” in materia

Il centrosinistra si è impantanato, ma secondo un esperto come Gadi Luzzatto Voghera, direttore della Fondazione Centro di documentazione ebraica contemporanea (Cdec), la definizione di antisemitismo del ddl di Graziano Delrio “non solo è corretta, ma necessaria”. Lo si legge nella sua audizione del 15 gennaio in Senato. Per anni ha militato nel Partito comunista, e il suo nome spunta in presentazioni pubbliche e convegni insieme a quello di Gad Lerner, giornalista che – al contrario – sul disegno di legge presentato dal dem non è per nulla d’accordo. La pietra dello scandalo è il riferimento alla definizione di antisemitismo dell’Ihra (International Holocaust Remembrance Alliance) contenuto nell’art.1 della proposta. Eccola: “L’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio per gli ebrei. Manifestazioni di antisemitismo verbali e fisiche sono dirette verso gli ebrei o i non ebrei e/o alle loro proprietà, verso istituzioni comunitarie ebraiche ed edifici utilizzati per il culto”.

“Non è una definizione perfetta – chiarisce Luzzatto Voghera, che è anche direttore di uno dei più accreditati osservatori sull’antisemitismo – ma è uno strumento fondamentale su cui va evitata ogni strumentalizzazione”. Ed è “essenziale” per due motivi. “Si tratta del testo di riferimento della Strategia europea per la lotta all’antisemitismo e delle decine di strategie nazionali, compresa quella italiana”. In più, aggiunge lo storico, dichiara in modo inequivocabile che “le critiche verso Israele simili a quelle rivolte a qualsiasi altro paese non possono essere considerate antisemite”. Nella definizione, poi, nessuna traccia del termine “sionismo”: “Lo dico per sgombrare il campo da polemiche pretestuose che compaiono qua e là nel dibattito politico e che indicano quella working definition come divisiva e pericolosa in quanto impedirebbe la libera critica alle politiche del governo israeliano”, bacchetta il direttore. Tanto basta per smontare il rischio bavaglio paventato da Angelo Bonelli, di Avs, per cui il ddl “qualifica come antisemita ogni critica radicale su Israele”.

Ne sono convinti alcuni fedelissimi di Elly Schlein, che nel 2017 da europarlamentare votò per l’adozione della definizione. Per Francesco Boccia, capogruppo dem al senato, quella di Delrio è “una proposta a titolo personale”. Ma nel 2020 (da ministro del Conte II) approvò la delibera per accogliere la definizione e istituire un Coordinatore nazionale per la lotta contro l’antisemitismo. I Giovani democratici lo ribattezzano “Ddl Delirio”, e spunta anche un appello – firmato da Lerner – che giudica “inaccettabili e pericolosi i disegni di legge” in materia. Luzzatto Voghera sgombra il campo: la definizione va bene così. Quello di Delrio non è l’unico ddl sul tema. Il “testo ufficiale” del Pd sull’argomento lo dovrebbe presentare il senatore Andrea Giorgis. Ma ancora non c’è. “Non sarebbe un segnale positivo” una legge sul tema approvata “solo da una parte del Parlamento”, prosegue lo storico, auspicandosi “la scrittura di un testo unitario”. Almeno fra i dem.

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