(foto Ansa)
pressing sul governo
I guai di Pichetto Fratin. Il dl Energia è in stallo. Pasini (Confindustria Lombardia): “Siamo preoccupati. Fate presto”
Il rallentamento sulle misure energetiche irrita Meloni ma ora anche gli industriali. E sul rigassificatore a Piombino il ministero dell'Ambiente non sa come agire
Qualche giorno fa, camminando per i corridoi del Senato, a precisa domanda su quando sarà approvato il nuovo decreto Energia, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin allargava le braccia, bofonchiando un attendista “eh, vediamo”. Era inizio novembre quando il governo iniziò a parlare di un intervento per ridurre il costo dell’energia su cittadini e imprese. Si finirà a febbraio. Per questo filtra una certa irritazione della premier Meloni . E ora pure un’insofferenza nel mondo industriale. “Siamo preoccupati. Fate presto”, dice Giuseppe Pasini, presidente di Confindustria Lombardia. “Prima si interviene e meglio è”, gli fa eco Annalisa Sassi, presidente di Confindustria Emilia Romagna. “E’ già tardi”, aggiunge Andrea Amalberto, presidente di Confindustria Piemonte. In più Pichetto Fratin deve fare i conti col no del presidente della Toscana Giani al rigassificatore a Piombino.
La contrarietà alla nave gasiera Golar Tundra ormeggiata a largo di Piombino, da parte del presidente della Toscana Giani, era cosa nota. Eppure in questi giorni Snam, che gestisce l’infrastruttura, ha chiesto una proroga per continuare a operare oltre la scadenza di luglio 2026. La proroga o meno non è un grattacapo da poco per il ministero di Pichetto Fratin perché solo nel 2025 l’uso del gnl, il gas liquefatto che viene trasportato attraverso navi come la Golar Tundra, ha soddisfatto il 32 per cento della domanda energetica nazionale. E proprio la nave di Piombino ha pesato circa l’8 per cento sul soddisfacimento del fabbisogno energetico. “Io credo che la Toscana abbia già dato”, ha però tagliato corto ieri il governatore toscano, che dal 2022 è anche commissario del governo per il rigassificatore”. Dicendo di aspettarsi, da parte dell’esecutivo, l’invio di un altro commissario che lo sostituisca. Anche su questo aspetto però, secondo quanto risulta al Foglio, l’orientamento del Mase è incerto. Questo perché il no di Piombino poteva accelerare l’iter per lo spostamento della nave gasiera a Vado ligure. E però, sempre ieri, pure quest’ipotesi è stata bocciata dal presidente della Liguria Marco Bucci, di centrodestra.
I nodi, però, riguardano soprattutto il decreto Energia. In questo momento il lavoro che si sta facendo al Ministero dell’Ambiente è sia contabile (in un’interlocuzione costante con il ministro dell’Economia Giorgetti) che di natura contenutistica: dopo le critiche di alcune associazioni di categoria tra cui Confartigianato, dal decreto il ministro ha deciso di espungere la cartolarizzazione degli oneri di sistema a Cassa depositi e prestiti, considerata troppo onerosa e passibile di procedura d’infrazione dell’Ue per “aiuti di stato”. Mentre su alcuni punti fermi lo stesso Pichetto Fratin non ha intenzione di fare retromarce. Per esempio sullo spread fra la quotazione del gas in Italia e quella alla borsa europea Ttf di Amsterdam. Sulla “saturazione della rete”, cioè l'impossibilità di approvare nuovi impianti a causa dell'eccesso di domande; il bonus energetico alle famiglie con Isee fino a 15 mila euro, o 20 mila se hanno almeno 4 figli (per cui il contributo dovrebbe essere intorno ai 55 euro a nucleo famigliare).
Come detto, questi continui rinvii hanno causato fibrillazioni a Palazzo Chigi, con la premier Meloni che avrebbe preferito presentarsi alla conferenza stampa di fine anno potendo annunciare il decreto. Ma anche a livello confindustriale serpeggia scontento, nonostante viga una pax tra il presidente Emanuele Orsini e la presidente del Consiglio. Lo spettro, infatti, è di assistere alle lungaggini di Transizione 5.0 che hanno messo in grande difficoltà le imprese, soprattutto al nord (e il cui decreto è stato convertito in Parlamento solo due giorni fa). “Siamo preoccupati, speravamo che si facesse prima”, confessa al Foglio il presidente di Confindustria Lombardia, Giuseppe Pasini. “L’invito è a fare presto. Abbiamo bisogno di interventi per migliorare una bolletta che non ci rende competitivi con i nostri partner”, aggiunge il patron di Feralpi. Andrea Amalberto, presidente di Confindustria Piemonte (regione di Pichetto Fratin), è d’accordo: “Siamo in grande ritardo ma non da dicembre, già da prima”, spiega . “In un momento come questo, con i dazi e con gli Stati Uniti che minacciano di andarsi a comprare la Groenlandia, le finestre dei mercati rischiano di chiudersi ancora di più. Per questo non si può perdere tempo. Il tema per noi industriali è assolutamente prioritario”, aggiunge Amalberto. Pure Annalisa Sassi, presidente di Confindustria Emilia Romagna e referente delle organizzazioni regionali nell’ufficio di presidenza, condivide la necessità di intervenire: “Prima riusciamo ad allinearci all’arena competitiva europea, meglio è”, analizza. “Per noi è un tema importantissimo e come Confindustria abbiamo più volte espresso la nostra posizione. Serve non solo tempismo ma soprattutto soluzioni strutturali. E’ quello che chiedono le imprese”. Insomma, il governo è avvisato.
La manifestazione in Campidoglio