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editoriali
Non ci si vergogna di aiutare Kyiv: il monito di Crosetto
Il ministro della Difesa parla senza entusiasmo bellico o tecnicismi. In In un Parlamento affollato di frasi comode, sceglie parole che non consolano ma chiariscono: la vera vergogna non sta nell'agire, ma nel voltarsi dall'altra parte
La frase che resta non è tecnica, non è diplomatica, non è bellicista. E’ quasi intima: “Di questo qualcuno di voi si vergognerà, io mi sento orgoglioso”. Orgoglioso non delle armi, ma dello spirito con cui l’Italia ha aiutato l’Ucraina: impedire che chi vuole piegare una popolazione civile possa farlo indisturbato. E’ una frase che sposta il baricentro del dibattito. Perché chiama in causa la vergogna e l’orgoglio non come posture, ma come conseguenze delle scelte. Guido Crosetto, ministro della Difesa, ieri in Aula, durante il voto per la risoluzione di maggioranza relativa alla proroga dell’autorizzazione che il Parlamento dà al governo per inviare gli aiuti militari all’Ucraina, ha poi aggiunto una distinzione che manda in crisi il pacifismo di superficie: non esistono mezzi buoni o cattivi, esistono usi buoni o cattivi. Un’arma è un orrore quando colpisce un ospedale. Ma quando impedisce a un’altra arma di colpirlo, è difesa. Mettere sullo stesso piano le due cose non è neutralità: è rinuncia a capire. Vale per i Vannacci, che invocano forza e ordine salvo poi rifugiarsi in un vittimismo confuso quando la forza serve davvero a difendere qualcuno. Per il M5s, che da anni pratica un pacifismo emotivo: molta indignazione, nessuna responsabilità, nessuna risposta alla domanda decisiva (cosa fai mentre le bombe cadono). E ai pacifisti a intermittenza della Lega, sempre pronti a scoprire la parola “pace” solo quando l’aggressore non disturba i loro riflessi geopolitici (e ieri alcuni leghisti, che sarebbe bello vedere fuori dalla Lega, hanno votato contro). La frase più rivelatrice, però, arriva dopo, quasi sottovoce: “Se avessi avuto la possibilità di dare all’Ucraina i mezzi per impedire a tutte quelle bombe di cadere, glieli avrei dati”. Non è entusiasmo bellico. E’ assunzione di responsabilità. E’ l’opposto del pacifismo come alibi. In un Parlamento affollato di frasi comode, Crosetto ha scelto parole che non consolano ma chiariscono. E ha ricordato una verità che molti preferiscono evitare: a volte la vergogna non sta nell’agire, ma nel voltarsi dall’altra parte.