in puglia

Decaro si inventa la delega “mare democratico”. La scialuppa per Emiliano

Gabriele De Campis

Il nuovo presidente della Puglia formalizza la sua giunta con un evento nell’agorà del Consiglio regionale. Non c’è la parità di genere, priorità della leader Elly Schlein, e la rivoluzione lessicale nelle deleghe è piena (spunta quella “dei cammini lenti”). E il governatore uscente? "Diventerà la nostra bandiera"

Antonio Decaro parte e fa di testa sua: il nuovo monarca della Puglia ha formalizzato la sua giunta con un evento nell’agorà del Consiglio regionale. La scenografia dell’ex Mister 500mila voti? Il leader al centro sul palco con i dieci assessori espressioni di un ricercato equilibrismo per il campo largo, alle spalle un mega Led che sparava le immagini iconiche della Regione. Il nuovo percorso è un rinnovamento ricercato ma riuscito a metà: il predecessore, l’emiro Michele Emiliano, è fuori dai giochi politici, ma remunerato con un incarico di consigliere giuridico, mentre del vecchio esecutivo ci sono quattro conferme. Non c’è la parità di genere, priorità della leader Elly Schlein: le donne sono quattro, una sola del Pd (e l’ala rosa del partito ha già iniziato a borbottare). Piena è la rivoluzione lessicale nelle deleghe (con le chicche del “mare democratico” e “dei cammini lenti”).

Lo sguardo al bilancino nazionale c’è stato: il vicepresidente è Cristian Casili, contiano dei 5S, Avs ottiene un assessore tecnico pur non avendo superato lo sbarramento (Marina Liuzzi all’Urbanistica), mentre nel Pd c’è spazio per il braccio destro del governatore, Francesco Paolicelli (Agricoltura), per Debora Ciliento (andrà all’Ambiente, è vicina a Ciccio Boccia) e per il riformista Donato Pentassuglia, il veterano del Consiglio con ben cinque mandati (avrà il delicato dossier della Sanità). Confermato a sorpresa Raffaele Piemontese, ex enfant prodige dei Giovani democratici, da dieci anni assessore al Bilancio, ora alle Infrastrutture. Spazio anche ai civici: Sebastiano Leo (pioniere del decarismo in terra salentina) al Bilancio, l’ex assessore alla cultura di Vieste, Graziamaria Starace al Turismo, Silvia Miglietta (espressione dell’associazionismo progressista) alla Cultura. La novità: c'è un tecnico di sua fiducia, Eugenio Di Sciascio, ex rettore del Politecnico, in gioventù vicino al mondo di Comunione e Liberazione.

Poche parole di presentazione da parte di Decaro, una scelta volta a dare subito un segnale di concretezza: “La Puglia per me non ha colori e bandiere, dobbiamo migliorare le condizioni di vita dei cittadini”. Il monito implicito è l’invito ad uniformarsi al suo mood da stakanovista - anche 14 ore di fila in presidenza - e a non dare adito a rivendicazioni territoriali. Prima di congedarsi ha tessuto un elogio del presidente uscente Emiliano elogiando le sue intuizioni politiche, a partire dall’allargamento ai grillini: “E’ stato un visionario quando parlava, forse l'unico, di decarbonizzazione e in molti non gli credevano. Oggi la decarbonizzazione è un patrimonio in Europa. E' stato un visionario quando parlava dell'alleanza con il M5s e oggi il mio vice sarà del Movimento. Se non ci fosse stato lui, non sarei qui a fare il presidente della Regione, non avrei fatto il sindaco di Bari, forse i progressisti non stavano al governo di questa regione”. Poi la profezia malinconica, dopo averlo escluso dalla giunta (pur in presenza di una intesa con la Schlein): “Diventerà la nostra bandiera nazionale nei prossimi mesi, nei prossimi anni”.

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