Il racconto

Crosetto e Mattarella contro gli ignavi su Kyiv e Teheran. Giorgetti alla Lega: "Votiamo scostamento per le armi. Senza scene"

Carmelo Caruso

Passa la risoluzione sul Dl Ucraina, solo tre leghisti in dissenso. Crosetto e Tajani: "No a truppe italiane in Groenlandia". Mattarella sferza la sinistra sull'Iran: "Efferato sterminio"

La farsa è il nostro petrolio. Il  generale Vannacci che urla battaglia ma dall’ufficio, un deputato pistolero, Pozzolo,  che dice di essere contro le armi… Al posto delle truppe possiamo inviare saltimbanchi. La Lega vota la risoluzione sul dl Ucraina ma i ministri della Lega non si presentano alla Camera.  Claudio Borghi, che ha contribuito a scrivere la risoluzione di governo, dice che si astiene perché la “risoluzione non è il decreto”. Direte, meglio l’opposizione? No. Giuseppe Conte, contrario alla risoluzione unitaria sull’Iran, ne presenta una sua e chiede al Pd di sostenerla… Il ministro Crosetto giganteggia: “C’è chi si vergogna di aiutare Kyiv ma io sono orgoglioso”. La Camera approva la risoluzione con 186 voti (contrari i due leghisti, Ziello e Sasso) mentre al Senato finisce con il capogruppo Lega, Romeo, che urla ai suoi: “Votate”. Giorgetti spiega ai leghisti: “Dobbiamo votare anche lo scostamento per le spese della Difesa. Va fatto.  Senza fare scene”. 


Il miglior ministro della Difesa possibile, Crosetto, si presenta in Aula, dicendo: “Sono gli ucraini a morire, a vivere senza luce. Ogni missile intercettato è una vita salvata”, guardate, aggiunge Crosetto, che “hanno resistito perché volevano difendere la libertà. I padri sono andati al fronte per permettere ai figli di salvarsi”. Poche ore prima, Salvini arriva alla Camera accanto a Giorgetti, Calderoli, e il capogruppo Molinari, e comanda di votare “sì”. Interviene Giorgetti, che si prende in carico la serietà e l’identità della Lega perché “se il governo non avesse avuto i conti in ordine sarebbe già saltato”. Fuori dalla Camera manifestano nove  vannacciani con striscioni imbarazzanti e 25 giornalisti che li ascoltano. Li canzona perfino Luca Toccalini, il segretario della Lega Giovani, perché “la mia giovanile è composta da 4.500 ragazzi”. C’è da sperare davvero nella resistenza ucraina. Non siamo “pronti alla morte”, come scriveva Mameli, ma solo al meme.

 

Tajani, garantista, che si è svegliato con i giornali tappezzati con la “stretta di Piantedosi”, la bozza della bozza che verrà, ci spiega che “essere garantisti non significa essere rammolliti”. Non si sa per quale ragione ma alla Camera sbuca anche Ignazio La Russa che sa sempre tutto, come John Wayne di “Ombre rosse”, e gli viene chiesto: “Presidente, ma Trump attacca l’Iran?” e La Russa, strepitoso, in siciliano, in dialetto paturnisi, “e io che minchia ne so”. E’ un miracolo come alla fine Crosetto e Meloni siano riusciti a spiegare concetti come (è di Crosetto) “un’arma è una cosa negativa quando si usa contro qualcuno, ma quando un’arma impedisce a un’altra arma di cadere su un ospedale o su un palazzo è una cosa diversa”. Riascoltatelo. C’è ancora un tanticchia di occidente quando alza la voce per urlare che mandare le armi a “Kyiv non è una scelta bellicista. Chi non conosce la verità è stupido, chi la deforma è un malfattore”. Al Senato, poche ore dopo, ricorda alla Lega che lo stesso decreto Ucraina lo ha votato quando c’era Mario Draghi. Cosa è cambiato?

 

Solo l’ex ministro del Pd, Enzo Amendola, si accorge che nel discorso di Crosetto c’è un’omissione e che “manca l’Europa e non si fa accenno all’articolo 5 Nato, la proposta di Meloni. Non ce la fanno a ragionare in termini europei”. In meno di un mese è caduto il regime venezuelano, l’Iran brucia e c’è la Groenlandia. La Francia e la Germania hanno spedito soldati ma l’Italia? Amendola da coerente “manderebbe truppe ovunque”, ma per la Groenlandia “non si trovano neppure due pizzardoni”. Ministro, Tajani, li spediamo? E Tajani risponde, con gentilezza, “che non fa parte della nostra strategia”. Ha ragione Giorgio Mulè: “Ci dividiamo per spedire i petardi a Kyiv, figuriamoci i soldati in Groenlandia”. Tre deputati si prendono le righe. Sono Sasso, Ziello (entrambi della Lega) e Pozzolo. Non votano e il non voto è il loro sono venuto al mondo. Altri sei leghisti sono assenti. Non si vede neppure Elly Schlein. Meloni che compie 49 anni è in viaggio, Mantovano chiede all’Europa di costituirsi parte civile sulla strage di Crans-Montana… Nordio confida che il fronte del “sì” al referendum è in vantaggio (al “56 per cento”). Cosa volete che si possa rispondere sulla Groenlandia. Dice La Russa? “I militari in Groenlandia? Fa freddo”. E’ al solito Crosetto (lodato da Fassino) a dire che inviare 200 soldati nell’Artico “sembra una barzelletta. Francesco Filini, che vale la pena ascoltare anche solo per i buoni libri che legge (Aresu, La Cina ha vinto) spiega che “l’invio dei soldati francesi in Groenlandia serve a Macron perché è in debito d’ossigeno” e che “per quel che se ne dica ci sono ormai due modelli, da una parte la Cina e dell’altra l’America, l’occidente. Io dirò sempre che l’Occidente è casa mia. Il mio modello non sarà mai la Cina. Trump con le sue azioni non fa altro che tagliare la testa del serpente”. Non c’è lo scossone Lega, ma solo due deputati che temono di perdere il seggio e un eccentrico. Dall’altra parte ci sono tre belle figure. Sono Crosetto, Giorgetti e Mattarella, il presidente che definisce il massacro iraniano “efferato e crudele sterminio di manifestanti”. Forza Graziano Delrio, lo dica a Conte, ancora una volta, come fece con “signor presidente, si chiamava Piersanti Mattarella” e non “congiunti”. Forza Delrio, lo dica con le parole di Mattarella: “Si chiama sterminio”.

  • Carmelo Caruso
  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio