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l'editoriale dell'elefantino

Se i benpensanti dimenticano di dire grazie a chi libera gli italiani rapiti o incarcerati dai regimi

Giuliano Ferrara

Patrick Zaki, Cecilia Sala, Alberto Trentini. Se esistesse un Nobel per il riporto, la destra retriever capeggiata da Meloni lo meriterebbe. Funzionano perfino le ambasciate e i servizi segreti, quando c’è un cooperante o altro prigioniero da recuperare. Occorrerebbe un reciproco riconoscimento di valore

Non è stato osservato che Giorgia Meloni è un retriever, un cane da riporto piuttosto efficiente. Suoi compagni di cagnara sono stati al Sisi (Egitto), Ali Khamenei (Iran) e Donald Trump (Usa). Patrick Zaki, Cecilia Sala, Alberto Trentini, uccellini abbattuti dagli autocrati e recuperati dal governo nazionale dopo vicissitudini orrende, ma vivi e liberi. Ora i giornali benpensanti scrivono che questi rimpatri in una terra di sicure libertà, sebbene fascista o in via di fascistizzazione, potevano avvenire prima. Forse. Potevano anche non avvenire affatto, perché non bastano campagne encomiabili e placchette a mezzo stampa per realizzare piccole, se vogliamo, ma significative imprese di caccia al prigioniero e sua liberazione.

Esistesse un Nobel per il riporto, il retriever Meloni lo meriterebbe (e naturalmente dovrebbe condividerlo con Trump, magari non in Svezia ma in Groenlandia o in Venezuela). Ci vuole un poco di nobiltà d’animo, quella che ancora manca per riportare alla libertà i superstiti della repressione feroce in Iran, gli impiccati e gli impiccandi, i nemici di Dio, per valutare le personalità politiche, anche quando non sono dei vantoni, non fanno il dito medio agli operai, sponsorizzano la rielezione di Orbán ma rieleggono von der Leyen a ogni giro e se la battono con onore nell’Europa non orbaniana. C’erano una volta dirigenti del Pci più simili a Russell Crowe e ad Al Pacino che a Elio Germano, che predicavano questo mantra: per fare politica con efficacia occorre sempre un reciproco riconoscimento di valore (Paolo Bufalini, Emanuele Macaluso). Vuol dire che la propaganda ha dei limiti, che la ripetitività non esclude originalità e sostanza etica, che da De Gasperi in giù, compresi un Pella e un Andreotti e un Rumor e naturalmente il martire Aldo Moro, occorre intuire nell’avversario le doti oltre ai vizi, che sono sempre tanti e tante, per essere grammaticalmente corretti.

Aveva cominciato Berlusconi, il primo a nominare Meloni ministro segretario di stato, quando con il sacrificio personale di un meraviglioso agente del Sismi, il servizio per antonomasia deviato e stragista, lo stato italiano e il suo governo avevano riportato a casa sana e salva una giornalista del manifesto, Giuliana Sgrena. Quello che due Simona poi dimenticate chiamavano “il valoroso popolo iracheno” avrebbe voluto farle a pezzi, ma non ci fu niente da fare. I cani da riporto della destra o del centrodestra funzionano, funzionano perfino le ambasciate e i servizi segreti, quando c’è un cooperante o altro prigioniero da recuperare, meglio degli editorialisti che non conoscono quella vecchia storia del reciproco riconoscimento di valore. Continuiamo a essere invasi da sentimenti pro Pal, mentre l’antisionismo e l’antisemitismo striscianti rendono grottesche le nostre strade e piazze, meno da un sano atteggiamento favorevole agli impiccandi di Teheran e Mashhad (salvo i soliti radicali), anche perché gli amici degli imam, vescovi compresi, non capiscono che la funzione laica di un governo non cambia con le maggioranze che provvisoriamente lo determinano e lo compongono. Gli Emirati Arabi Uniti comprendono meglio di noi chi sono i Fratelli musulmani, perché li conoscono. E l’unico partito verso il quale non vale il reciproco riconoscimento di valore è quello terrorista, che stia nei tunnel o al potere in combutta con i tunnel. Non si sa se il vantone Trump e il solido criminale Netanyahu, notori mali minori in questo caso, daranno una mano ancora nell’impresa di liberare un paese di novanta milioni di anime, non tutte nemiche di Dio, dai pasdaran e dai basiji e dai mullah, ma se accadesse non dimenticate di avere la nobiltà d’animo di ringraziarli. Almeno loro.

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  • Giuliano Ferrara Fondatore
  • "Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.