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In Veneto

Sabotaggio tra Fratelli d'Italia a Rovigo? Gli adesivi del Pd che imbarazzano il partito

Francesco Gottardi

I manifesti elettorali di Mattia Moretto, primo fra i non eletti, erano stati ricoperti da adesivi dem. E ora le autorità avrebbero individuato il responsabile: Fabio Benetti, oggi consigliere al suo posto, sempre in quota FdI. “Massima fiducia nella magistratura, ma dobbiamo smorzare la tensione”, dice il coordinatore regionale De Carlo

Di fratelli al veleno, il mondo è sempre stato pieno. Romolo e Remo. Caino e Abele. E con la F maiuscola? La versione veneta e politica della faccenda, oggi, vede protagonisti Fabio Benetti e Mattia Moretto. L’uno neoeletto in Consiglio regionale a Rovigo, in quota Fratelli d’Italia. L’altro, candidato per lo stesso partito, rimasto fuori per un soffio anche a causa di un’infamante – infamantissima, per l’estetica meloniana – campagna di sabotaggio: una sfilza di adesivi del Pd incollati sui suoi manifesti elettorali, che potrebbero aver confuso i cittadini. La clamorosa novità di questi giorni? Il povero Moretto ha sporto denuncia contro ignoti. E dopo poche settimane le autorità competenti avrebbero beccato con le mani nella marmellata – cioè con gli sticker in mano, stando alle telecamere pubbliche nella zona – proprio il collega di partito Benetti.

 

Una situazione paradossale, che ha gettato una discreta vena d’imbarazzo sui meloniani del nordest. In termini giudiziari il condizionale resta d’obbligo e vige la presunzione d’innocenza: Moretto si affida al no comment, Benetti continua a dichiararsi totalmente estraneo ai fatti e al momento risulta indagato per il reato di attentato contro i diritti politici del cittadino. Ma il problema politico persiste.

“Purtroppo alcune diatribe interne, in campagna elettorale, sono ricorrenti”, spiega al Foglio Luca De Carlo, coordinatore regionale dei meloniani. “Ed è chiaro che a Rovigo è arrivato il momento di distendere la tensione. Per far capire che lavoriamo tutti nella stessa squadra: insieme per i cittadini, non gli uni contro gli altri. Detto questo, abbiamo la massima fiducia nell’attività della magistratura: se sono state commesse delle irregolarità, verranno accertate. Fino a prova contraria, da dirigente del partito esprimo fiducia a Benetti e al contempo riconosco il buon lavoro di Moretto”. 2.395 voti contro 2.329: la differenza l’ha fatta davvero il bollino del Pd? “Non era certo il caso di dare una mano ai dem…”. Al candidato è comunque andata di lusso: una volta s’imbrattava con la falce e il martello. O al limite un paio di baffetti.

 

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