Il racconto
Meloni per Kyiv, sinistra spaccata sull'Iran. La risoluzione è "militare" (e la vota Salvini). La fronda Vannacci si assottiglia
Crosetto illustra il dl Ucraina. Nella risoluzione c'è la parola "militari". Salvini riunisce i suoi per compattarli. I vannacciani protestano fuori dal Parlamento ma anche Borghi lo scarica. L'attesa per un possibile attacco americano in Iran
Roma. Grazie a Giuseppe Conte nasce una nuova categoria: gli irrisoluzionati. Sono gli ostetrici dell’aggettivo “unilaterale”, i dottori del “condividiamo ma non firmiamo”. Si doveva sfasciare il governo sulla risoluzione per Kyiv e si sfascia l’opposizione su Teheran. Il M5s si astiene e non firma la mozione unitaria sull’Iran. Oggi alla Camera Guido Crosetto illustra il decreto Ucraina e la maggioranza si presenta con un testo che lo ricalca. Nella risoluzione c’è la parola “militari”, che c’è sempre stata, dall’inizio, perché dice il sottosegretario alla Difesa, Matteo Perego, la “risoluzione non può che ricalcare il decreto che aveva già previsto la parola”. Salvini prima delle comunicazioni riunirà i deputati e chiederà di votare. I Team Vannacci protestano in piazza. La Lega ottiene che nella risoluzione ci sia la gradazione “valorizzare aiuti di carattere civile, logistico e umanitario”. Mettete dizionari nei vostri cannoni.
L’Iran si libererà forse presto dagli ayatalloh ma l’Italia difficilmente dalla commedia. Una risoluzione a favore di Kyiv, a sostegno del decreto Ucraina e che oggi deve presentare Crosetto, si trasforma nel solito gioco dei tre aggettivi, le tre carte. La bozza, già da martedì, ha in testa la dicitura premesso che “il Parlamento ha impegnato il governo a continuare a sostenere le autorità governative dell’Ucraina anche attraverso la cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari nell’esercizio di legittima difesa…”. Dunque c’è la parola “militari” ma scatta la solita danza Lega. E’ una danza di carta, il si dice che “manchi”, il venticello … Spiega Igor Iezzi, che è stato segretario della Lega lombarda, amico vero di Salvini, che “io sono il primo a capire che non si possono fermare gli aiuti all’Ucraina tanto più se è in corso una seria operazione diplomatica per arrivare alla pace. Concentriamoci sui nostri temi, parliamo delle cose belle importanti che stiamo facendo al nord, le opere, le infrastrutture. Vorrei parlare di cose vere e lo dico anche ai miei colleghi”.
La Lega non è Vannacci che si è dato al teatro in ogni senso, che organizza spettacoli comizi a pagamento (25 euro poltrona vip). La grande diaspora dei vannacciani, i parà leghisti che dovrebbero seguirlo, votare contro, uscire dalla Lega, di ora in ora si riduce in “magari voteranno in dissenso ma non attendetevi grandi numeri”. Vannacci è la destra percepita. Raccontano in FdI che tutto questo suo filoputinismo puzza come le uova marce e che c’è troppo odore di vodka, di simpatia russa verso questo generale.
Oggi è prevista una manifestazione dei team Vannacci fuori dal Parlamento solo che le truppe del generale (non si capisce ancora se Vannacci si paracaduta a Roma) sembra che abbiano confuso piazza Colonna con piazza del Parlamento. Anziché manifestare di fronte al palazzo manifestano alle terga. Aiutare Kyiv o aiutare loro? La risoluzione impegna il governo a continuare a sostenere l’Ucraina “attraverso un contributo coerente con gli impegni assunti e finalizzato alla difesa della popolazione, delle infrastrutture critiche e in prospettiva alla sicurezza complessiva del continente europeo”. Credeteci, fra Borghi e Vannacci è meglio Borghi, il dadà la cui vera passione è l’arte, capace almeno di fermarsi quando è il momento e dire “nella risoluzione mi sembra che siano state recepite le nostre istanze”.
Paolo Barelli, il capogruppo di Forza Italia, che da una vita nuota in politica e conosce i riti esausti, spiega: “La risoluzione per l’Ucraina è semplice: bisognava dire che non si era d’accordo per poter dire ci siamo uniti. E’ come nelle famiglie. Il marito va a letto con la cameriera ma poi si fa la foto abbracciato con la moglie il giorno del compleanno”. Il dramma che era previsto a destra si consuma a sinistra. Vanno a vuoto i tentativi del Pd, di Alessandro Alfieri, di Francesco Boccia, la spinta per far votare al M5s un testo unitario sulle proteste iraniane. Conte si smarca perché, “noi condividevamo il testo ma lo trovavamo carente”. Ovviamente scenderà in piazza a favore delle donne iraniane. Non sono le bozze che andrebbero analizzate ma le facce. Peppe Provenzano, il Gromyko di Schlein, dice, e ha ragione, che “se c’è qualcuno che ha lottato contro Maduro, che sostiene le proteste contro gli ayatollah, quelli siamo noi. Il Pd”. Ma si può dire, come dice il Pd, che il popolo iraniano si libera da solo?
E’ da trent’anni che cerca di liberarsi dai barboni di Khamenei e fa sorridere questa gara di testi, questo “stiamo limando, stiamo limando”. Ma limando, cosa? L’intervento di Trump sarebbe imminente. Che significa, come scrive Conte, nelle sue note, le sue risoluzioni, “noi siamo con il popolo iraniano ma non vogliamo che il governo si trovi a sostenere un’altra azione illegale di Trump, un’altra guerra per il petrolio”? Non si chiede a nessuno di avere la sensibilità di un Graziano Delrio, la profondità di Casini, ma al posto di queste carriole di carta, risoluzioni, basterebbe fare tesoro di quanto propone Gianni Cuperlo il Joyce del Pd: “Non è solo politica estera. Adesso è un tema etico. Il Venezuela, l’Iran … Dovremmo chiederci: qual è la soglia di male accettabile per ottenere una quota di bene?”. Una soluzione o una risoluzione?