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I testi

Cosa hanno in comune le risoluzioni di Pd e centrodestra sull'Ucraina. Giravolte e omissioni

Gianluca De Rosa e Federico Giorgetti

Un "contributo coerente con gli impegni assunti" e "tutte le forme di assistenza necessaria". Perifrasi mirabolanti e artifici linguistici per continuare a sostenere militarmente Kyiv, ma senza dirlo

Armare l'Ucraina, certo. Ma senza sbandierarlo troppo. Le risoluzioni presentate oggi alla Camera, in occasione delle comunicazione del ministro della Difesa Guido Crosetto sul Dl Ucraina, dalla maggioranza (FdI, FI e Lega) e dal Pd sono un capolavoro di equlibrismo. E' vero che l'aggettivo "militari", accompagnato alla parola "aiuti", era ineludibile. Per volere di Crosetto fa parte dell’intestazione del decreto così come varato dal Consiglio dei ministri: "Disposizioni urgenti per la proroga dell'autorizzazione alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell'Ucraina”. Nessuno, insomma, poteva nasconderlo. E però, appena si arriva al cuore delle risoluzioni, e cioè agli 'impegni per il governo', non c'è traccia né dell'aggettivo "militari", né della parola "armi" o di suoi sinonimi. Non nel testo della maggioranza e neppure in quello del Pd. In entrambi si gioca di equilibrio, si trovano fantasione perifrasi e mirabolanti giri di parole. Artifici linguistici per non destare troppo imbarazzo. "Qualcuno forse si vergogna di sostenere Kyiv, io ne sono orgoglioso", ha detto Crosetto in Aula. Un discorso che forse però vale un po' meno per i parlamentari che lo sostengono. 

E così se il M5s nella sua risoluzione parla espicitamente di "interruzione immediata della fornitura di materiali d'armamento alle autorità governative ucraine", e Azione, all'opposto, impegna al governo "a uno stanziamento adeguato per il sostegno militare allUcraina", la maggioranza non cita mai né le armi, né gli equipaggiamenti militari, ma si limita a far promettere all'esecutivo di continuare a sostenere l'Ucraina "attraverso un contributo coerente con gli impegni assunti". 

 

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Un'acrobaziona linguistica raffinata, quasi quanto quella del Pd. I dem -  per accontentare le diverse sensibilità del partito sul tema - chiedono di continuare a garantire pieno sostegno e solidarietà al popolo e alle istituzioni ucraine". Come? Con armi, cannoni e missili anti aereo? No, semplicemente "mediante tutte le forme di assistenza necessarie anche al fine di assicurare quanto previsto dall'articolo 21 della carta delle Nazioni Unite", ovvero la norma dell'Onu che sancisce il diritto alla legittima difesa degli stati.

 

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Formule vaghe e arzigogolate che allargano lo spettro delle possibilità piuttosto che restingerlo. E generano una curiosa linea comune in politica estera tra il governo e i dem per la seconda volta in due giorni, dopo aver votato insieme la risoluzione approvata ieri in commissione Esteri e Difesa per sostenere il popolo iraniano. Anche in ciò che manca le due risoluzioni sono simili. Entrambe parlano di "impegno per la pace" e di "ricostruzione". Ma nessuna delle due risoluzioni tocca temi centrali come l'utilizzo degli asset russi per finanziare la spesa militare ucraina e gli acquisti di armi americane per Kyiv attraverso il programma Purl. D'altronde solo la risoluzione di +Europa ha il pregio di citare entrambi i punti. C'è anche un altro argomento che a parole il Pd sostiene (Meloni e maggioranza no) ma che non è finito nella risoluzione dem: la presenza di militari italiani in Ucraina come garanzia di sicurezza in seguito a un'eventuale tregua. A differenza del Pd, +Europa invita chiaramente il governo "a valutare, non opponendosi pregiudizialmente e d'intesa con i partner del'Unione Europea e dell'Alleanza Atlantica, nel quadro di un mandato internazionale, alla partecipazione italiana a future iniziative di stabilizzazione e missioni di monitoraggio o mantenimento della pace in Ucraina".

Per Pd e maggioranza gli equilibri sono più complicati: tra 5 stelle e Lega, ognugno ha i suoi problemi nella coalizione. E così, da una parte Schlein si prepara ad accontentare ancora una volta Giuseppe Conte, votando in commissione Esteri a Montecitorio anche la risoluzione sull'Iran del M5s (che invece al Senato ha lasciato solo il Pd su quella comune a tutti i partiti). Dall'altra, FdI e FI – che subiscono il voto contrario di due leghisti "vannacciani" – accontentano il Carroccio con due impegni aggiuntivi alla risoluzione di maggioranza per Kyiv. Due doni pacifisti da offrire a Salvini. Uno sulla "trasparenza" che impegna il governo a un'"adeguata informazione nei confronti del Parlamento sull'attuazione del decreto e sugli sviluppi dei negoziati internazionali in corso" e un altro per lasciare intendere che l'aiuto a Kyiv riguarda solo residulamente la guerra, perché ciò che conta è “valorizzare li rafforzamento degli aiuti di carattere civile, sanitario, logistico e umanitario”.

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