Alla Camera

"Per la pace serve sostenere Kyiv", dice Crosetto. Ma due leghisti votano contro l'invio di armi in Ucraina

Redazione

Il discorso del ministro gela il centrodestra. I ministri del Carroccio disertano l'Aula, mentre due vannacciani e Pozzolo si sfilano dal voto di maggioranza

Con 186 voti favorevoli, 49 voti contrari e 81 astenuti l’Aula della Camera ha approvato la risoluzione di maggioranza sulle comunicazioni rese dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, per la proroga dell'autorizzazione all'invio di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari in Ucraina. Due leghisti però si sono sfilati, votando contro il documento. Si tratta dei deputati "vannacciani" Rossano Sasso e Edoardo Ziello, che questa mattina avevano anche partecipato al sit-in di piazza organizzato dai team del generale. Contrario alla risoluzione anche il deputato, ex FdI, Emanuele Pozzolo.

Con il parere favorevole del Governo sono stati approvati anche alcuni impegni indicati nelle risoluzioni di Pd, Azione, Italia viva e +Europa, che hanno accolto alcune riformulazioni. Non passano i testi di M5S e Avs.

"Interrompere oggi il sostegno all'Ucraina significherebbe rinunciare alla pace prima di averla costruita", aveva detto il ministro Crosetto durante le comunicazioni. Un appello diretto anche (o forse soprattutto) alla Lega. Sugli scranni del governo, però, durante le sue comunicazioni, erano assenti tutti i ministri del Carroccio. Presenti solo Nordio, Ciriani, Tajani e Foti. Un'assenza notata subito anche dalle opposizioni. "Iniziano le comunicazioni del ministro Crosetto e la Lega (ministri, sottosegretari) dove è?", ha sottolineato la deputata Pd Lia Quartapelle.

Eppure il leader della Lega e vicepremier Matteo Salvini oggi era a Montecitorio, nella sala Salvadori del palazzo dei gruppi, per una riunione dei parlamentari del suo partito. La risoluzione di maggioranza da votare oggi era fra i temi all'ordine del giorno. Un testo, come osservato ieri il vicepremier, di cui la Lega è soddisfatta. Almeno a parole. Con la presenza, invece, si marcano le distanze dalla maggioranza e dal ministro della Difesa. Anche quando c'è da applaudire il ministro ad alzarsi in piedi sono solo i deputati di FdI e FI, mentre i leghisti restano seduti ai loro posti. Due, lo abbiamo detto, poi hanno scelto proprio di non votare il documento.

 

                   

Crosetto comunque ha ribadito che "il decreto legge approvato dal governo garantisce continuità ad un impegno che l'Italia ha assunto con serietà e coerenza fin dal primo giorno dell'aggressione russa". Non solo. "Lo facciamo - ha aggiunto il ministro - in una fase delicata, che molti definiscono di transizione. Segnata dal moltiplicarsi di contatti e segnali di una possibile apertura negoziale che tutti auspichiamo. La prospettiva di una pace stabile e duratura ci vede non solo favorevoli ma attivi e partecipi in prima persona come nazione". Poi l'ammonimento che i suoi colleghi leghisti non hanno però ascoltato: "Quando si parla di pace il pericolo maggiore è scambiare un desiderio per la realtà. La pace non arriva perché la invochiamo. Né perché l'opinione pubblica è stanca della guerra. La pace si costruisce con fatica, con fermezza e con lucidità. Con responsabilità e un lavoro intenso. Che magari un giorno si vede distrutto e bisogna ricominciare a ricostruire".

Secondo il ministro della Difesa, la Russia sta diventando un paese in guerra perenne. "Il volume di fuoco - ha spiegato nel suo intervento a Montecitorio - resta impressionante, nell'ultimo anno la Russia ha lanciato 55 mila droni a lungo raggio, colpendo soprattutto infrastrutture civili. Nella notte di Capodanno almeno 200 droni hanno colpito l'Ucraina confermando una continuita' drammatica dell'offensiva". L'annuncio da parte di Mosca di un nuovo missile ipersonico a lungo raggio, l'Oreshnik, "non è stata una dichiarazione solo formale" perchè "nella notte tra l'8 e il 9 gennaio è stato impiegato a ridosso del territorio della Nato", rappresentando "un salto di qualità tecnologico", ha continuato il ministro.  "La Russia finge apertura. Una soluzione alla coreana o alla cipriota – con il congelamento della linea di fronte e una fascia di rispetto di circa 40 km – è sul tavolo da mesi ma non abbiamo risposte da parte di Mosca, che sta usando il negoziato per temporeggiare e consolidare i guadagni territoriali. I primi ad avere piena coscienza della necessità di un accordo sono gli ucraini", ha sottolineato. 

Crosetto è dunque tornato sullo stesso fondamentale concetto: “Sostenere l'Ucraina non significa voler prolungare il conflitto, ma significa evitare che la fine delle ostilità si trasformi in una pace apparente e fragile, costruita sull'ingiustizia e destinata a spezzarsi nuovamente". Interrompere il sostegno all'Ucraina ora "significherebbe rinunciare alla pace prima di averla costruita". Il ministro ha quindi illustrato quelli che sono gli obiettivi ucraina: "Per Kyiv – ha detto – il punto non è la riconquista totale dei territori occupati, che oggi è fuori portata, ma la certezza della propria sovranità e il diritto di continuare ad esistere come Stato libero". 

Non esistono mezzi buoni e cattivi, ha sottolineato il ministro della Difesa: "Esistono mezzi che possono essere utilizzati in modo negativo o positivo. Un'arma è una cosa negativa quando si usa contro qualcuno, ma quando un'arma impedisce a un'altra arma di cadere su un ospedale, su una centrale elettrica o su un palazzo, è una cosa diversa. Lo spirito con cui l'Italia ha aiutato l'Ucraina finora è stato quello di impedire che chi vuole distruggere la popolazione ucraina e di piegarla potesse farlo. Di questo qualcuno di voi si vergognerà, io mi sento orgoglioso", ha concluso.

 

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