(foto Ansa)
strategie diverse
“Ognun per sé”: soldi e strategie, così la destra sul referendum sembra il campo largo
FdI, Lega e Forza Italia lanciano le loro campagne elettorali muovendosi in autonomia. Salvini vuole il simbolo del Carroccio sui manifesti e prepara i gazebo. Mentre i comitati unitarui non decollano
Hanno lo stesso obiettivo, far vincere il sì al referendum sulla giustizia. Ma sembrano il campo largo, per quanto procedono in ordine sparso. Sono i partiti del centrodestra. I quali si stanno approcciando alla campagna referendaria come se fosse un antipasto delle elezioni politiche. “Per adesso ognuno sta facendo per conto proprio, muovendosi in maniera autonoma”, conferma Giorgio Mulè, responsabile della campagna referendaria per Forza Italia. E del resto se ne è avuta piena contezza nell’incontro che Matteo Salvini ha avuto martedì pomeriggio con i gruppi parlamentari della Lega. Tra i vari annunci del vicepremier e segretario del Carroccio c’era il lancio della campagna referendaria del partito, con tanto di “materiali, manifesti, adesivi, volantini, incontri pubblici e gazebata per il ‘Sì”, che saranno pronti entro la prossima settimana. L’intenzione del leader leghista sarebbe quella di usare il simbolo della Lega nei manifesti per il sì al referendum. E la ragione è presto detta: l’obiettivo è “contarsi”. Usando anche questo appuntamento elettorale come “allenamento” al proporzionale a cui sta lavorando la maggioranza (nonostante le contrarietà di parti della coalizione).
Per sottolineare la mancanza di coordinamento tra i vari partiti del centrodestra vale questo esempio: il comitato “Sì riforma” che dovrebbe essere sostenuto da tutto il centrodestra, guidato dal già giudice della Corte costituzionale Nicolò Zanon, stenta a decollare. Anche se Meloni ha deciso di arruolare anche Pietro Dettori, storico collaboratore di Grillo e Casaleggio, che sarà il responsabile della campagna digital in accoppiata con Andrea Moi, responsabile comunicazione di FdI. Nel frattempo, però, la campagna di Fratelli d’Italia non è rimasta ferma, anzi. E’ già partita da un paio di mesi. Il partito di Giorgia Meloni ha già provveduto a comprare spazi pubblicitari sui classici manifesti 6x3. Tanto che sempre all’interno della coalizione si stima che FdI possa arrivare a spendere tra le 600 e le 700 mila euro da destinare alla campagna referendaria.
Il partito che in teoria sarebbe più propenso a mettere mano al portafogli è Forza Italia che non a caso ha già in agenda una serie di appuntamenti a favore del sì da qui alle prossime settimane. Il primo grande evento sarà all’Hotel Ergife di Roma il 24 gennaio, dal titolo “Più libertà più giustizia”, a cui parteciperanno il vicepremier Antonio Tajani, il presidente del comitato “Si separa” Gian Domenico Caiazza e Francesca Scopelliti, presidente del comitato Cittadini per il sì e storica compagna di Enzo Tortora. Ma il vero lancio forzista sarà in Piemonte, sabato 17 gennaio, un territorio in cui la questione giudiziaria è molto sentita (e dove FI annovera una classe dirigente piuttosto consistente). A Chivasso, quindi, ci saranno il ministro della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, l’ex presidente del Piemonte Roberto Cota e l’ex pm Antonio Rinaudo. A sostegno di questo attivismo secondo alcuni articoli di giornale il partito avrebbe accantonato un milione di euro ma, come spiega il vicepresidente forzista della Camera Giorgio Mulè, “per una campagna fatta bene ci vogliono tra i 500 mila euro e un milione. Noi con l’incremento di tesseramenti che abbiamo avuto non abbiamo problemi economici, ma quanto spenderemo lo vedremo strada facendo”.
Nei giorni scorsi, poi, sempre nella maggioranza avrebbe destato un qualche allarme l’ipotesi che a tutti i parlamentari del centrodestra potessero essere chiesti mille euro di propria tasca per contribuire alla campagna referendaria. Ma a ora, nella stessa coalizione, “questa richiesta non ci risulta affatto”, dicono i parlamentari. “Che poi ci venga rivolta in un secondo momento, questo non lo possiamo ancora sapere”. La sensazione è che anche su questo – nonostante ancora ieri trasversalmente i partiti abbiano esultato per il primo no del Tar alla sospensiva cautelare della data referendaria chiesta dai comitati del No –, si possano ingenerare altri problemi.