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(1949-2026)

In ricordo di Valeria Fedeli: dal sindacato al governo della scuola, il pragmatismo e i princìpi di una riformista

Sergio Soave

Donna di carattere, ha avuto scontri politici anche duri, ha subìto attacchi anche velenosi, ma ha sempre preferito guardare a quel che si poteva fare, e in tanti anni di attività è riuscita a fare molto e soprattutto ad avviare processi che sono tuttora in corso, ed è questo il suo lascito più importante

Valeria Fedeli, morta oggi a 76 anni, ha ricoperto ruoli assai vari nella sua vicenda di sindacalista e di politica, e anche in questa capacità di adattarsi a funzioni diverse emergeva un aspetto del suo carattere: la tenacia e la serietà con cui affrontava le diverse sfide e coglieva le occasioni. Era una persona di solidi princìpi, di convinzioni radicate, che sapeva perfezionare attraverso una attenzione per le realtà mutevoli dei fatti. Si poneva obiettivi precisi, ma adattava alle circostanze la strategia per conseguirli. L’ho conosciuta negli anni Settanta alla Camera del lavoro milanese, e ho apprezzato il modo in cui ha perseguito l’obiettivo di dare una certa unità al composito campo del pubblico impiego, largamente influenzato da tendenze corporative, trovando volta a volta la strada per far risaltare gli elementi unitari senza peraltro combattere in modo ideologico le differenziazioni, delle quali riconosceva le specificità con obiettività e attenzione.

 

E’ proprio questa tendenza ad affrontare i problemi con un pragmatismo che non trascurava la visione generale ma la sapeva calare nelle realtà oggettive di cui cercava sempre di intendere le specificità e le loro cause, il punto di forza che ha caratterizzato le sue attività. E’ passata del pubblico impiego al sindacato del settore tessile, e soprattutto lì ha costruito una politica di parità nel lavoro che ha poi caratterizzato tutta la sua vita. Puntava a ottenere volta a volta miglioramenti attraverso la contrattazione, consapevole della complessità di un processo di parificazione che non è ancora pienamente compiuto neppure ora a mezzo secolo di distanza. Passata poi all’attività politica, ha ricoperto ruoli di rilievo, fino a diventare titolare del ministero dell’Istruzione e dell’Università.

 

E’ interessante notare il modo con cui ha saputo mettersi in relazione proficua con l’ambiente accademico, che era estraneo alla sua esperienza personale, puntando anche qui a affrontare i problemi nuovi che si presentavano. La capacità di vedere in anticipo su tanti altri le tematiche che si presentavano è stata un’altra delle sue caratteristiche più notevoli. E’ stata lei a presentare il primo progetto di legge per l’istituzione di una commissione parlamentare sui femminicidi, è stata lei la prima a proporre, da ministro, la proibizione dell’uso dei cellulari durante le lezioni. Puntava a una scuola in cui l’approfondimento culturale e la formazione a una professione convivessero e si alimentassero reciprocamente, senza gerarchie di valori. Per questo propose, ad esempio, di estendere l’insegnamento della filosofia agli istituti tecnici.

 

La lezione riformista che lascia è ispirata a quello che si potrebbe chiamare un pragmatismo costruito sui princìpi, l’idea di indicare percorsi graduali ma continui capaci di cambiare la realtà e costruiti sull’analisi della realtà da cambiare. Donna di carattere, ha avuto scontri politici anche duri, ha subìto attacchi anche velenosi, ma ha sempre preferito guardare a quel che si poteva fare, e in tanti anni di attività è riuscita a fare molto e soprattutto ad avviare processi che sono tuttora in corso, ed è questo il suo lascito più importante.

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