(foto Ansa)
Il caso
Salvini vuole un'accelerata sul Piano casa ma il dossier gli viene sfilato da Meloni. Rebus cabina di regia
Il vicepremier parla di "primo tavolo entro 20 giorni", ma le competenze oramai sono state accentrate da Palazzo Chigi (e a Porta Pia si sentono spettatori). Le richieste di Forza Italia e i timori leghisti. Crosetto infastidito su Strade sicure
Dice di auspicarsi un “tavolo al Mit prima delle Olimpiadi, quindi nei prossimi 15-20 giorni”. Eppure a Porta Pia, al ministero dei Trasporti, del Piano casa di Salvini, non sanno praticamente nulla. E anche questo, dalle parti della Lega, dopo gli smarcamenti sul pacchetto sicurezza, le tensioni su Strade sicure (ieri il ministro della Difesa Crosetto ha annunciato di aver chiesto il rifinanziamento della misura parlando di “inutili polemiche inventate”) e le questioni internazionali, rischia di diventare un nuovo fronte di frizioni. Anche perché il dossier, a cui il vicepremier dice di star lavorando dall’inizio del mandato, non è mai decollato. E ora è finito nelle mani di Palazzo Chigi, con il coinvolgimento della premier Meloni e del ministro per gli Affari europei Tommaso Foti. Con tutta una serie di dilemmi sulla struttura che dovrà occuparsi di stilare e monitorare il Piano. Salvini vorrebbe che a occuparsene fosse lui, proprio al Mit. Ma c’è chi, come Forza Italia, adesso spinge per una “cabina di regia”. L’ennesima.
Salvini ci ha sempre tenuto parecchio alla possibilità di presentare un Piano casa tutto suo. Tanto che la scorsa estate era arrivato a chiedere agli uffici legislativi della Lega di provare a coinvolgere prima le banche, poi Cassa depositi e prestiti, per attingere a maggiori risorse. In realtà nella legge di Bilancio licenziata a fine dicembre gli stanziamenti per il Piano casa hanno sì resistito al vaglio della Ragioneria dello stato. Ma per importi assolutamente non in linea con le aspettative del vicepremier: dei circa 800 milioni di euro proposti hanno resistito 560 milioni di euro fino al 2030. Qualcosa di molto distante dai 5 miliardi di cui aveva parlato Confindustria. E dei 25 miliardi di euro che, come ha calcolato l’economista Carlo Cottarelli parlandone col Foglio, servirebbero per sbloccare 10 mila alloggi a prezzo calmierato per ogni anno da qui ai prossimi dieci. Esattamente la misura indicata da Giorgia Meloni nella conferenza stampa della scorsa settimana.
Come risulta al Foglio, il dossier è stato accentrato a Palazzo Chigi, con un coinvolgimento ampio anche del ministro per gli Affari europei Tommaso Foti, anche perché l’obiettivo del governo è quello di agganciarsi al Piano casa europeo annunciato dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen a metà dicembre, che prevede di realizzare 650 mila abitazioni all’anno e per cui la spesa dovrebbe essere di oltre 150 miliardi di euro (sempre calcolati annualmente). Foti gode di ottima reputazione a livello continentale e con un lavoro sottotraccia (anche in ragione del collegamento con il vicepresidente della Commissione europea Raffaele Fitto) spera di ottenere una fetta di finanziamenti che possa servire a lanciare il Piano già entro questa legislatura. Ma i lavori sono ancora in uno stato che viene definito “interlocutorio”. E senza lo sblocco dei fondi europei i miliardi a disposizione del governo sarebbero solo tre, attinti dal Fondo per il clima. Un finanziamento considerato solo “un punto di partenza” dalla totalità delle associazioni di categoria.
Anche per questo Salvini ieri ne ha parlato a margine di un evento sul Turismo al Senato, mentre i tassisti scioperavano (con tanto di divisioni in Forza Italia tra chi li difendeva, come Maurizio Gasparri, e chi rinnovava la necessità di una riforma, come Roberto Occhiuto) e lui li convocava per oggi al ministero, offrendo rassicurazioni anche all’altra categoria di riferimento, ovvero i balneari. Il leader del Carroccio, sul piano edilizio, si è accontentato di dire che “ci stiamo lavorando io e il presidente Meloni giorno per giorno, ne abbiamo parlato anche ieri. Abbiamo già come ministero il budget per i primi interventi e vorrei che nel 2026 ci fossero anche le prime progettazioni concrete”. Anche se poi, scendendo nel concreto, sempre il vicepremier e segretario della Lega non è stato in grado di anticipare grandi cifre, anzi: solo un fondo da 20 milioni di euro per aiutare, a livello abitativo, i genitori separati. Obiettivo sicuramente nobile ma che poco ha a che fare con un intervento complessivo di riqualificazione e messa sul mercato di immobili per decine di migliaia di persone. “Il tema della casa è diventato una priorità assolutamente inderogabile per il governo”, è la posizione del presidente della commissione Finanze della Camera Marco Osnato, esponente di FdI. Ma anche nel partito meloniano c’è contezza che servirà tempo per passare a una fase più operativa.
C’è poi da dire che un’ulteriore questione non chiarita all’interno del governo è l’eventualità di far gestire la nascita e gli avanzamenti del Piano casa a un’apposita “cabina di regia”, istituita presso Palazzo Chigi, sul modello di quanto già fatto per il Pnrr. E’ quello che, per esempio, chiede Forza Italia. Una proposta in tal senso sarà avanzata dalla responsabile Lavori pubblici di FI, la deputata Erica Mazzetti. Anche su questo, però, il retropensiero di Salvini e dei suoi è che serva solo a imbrigliare l’operatività del Mit su un progetto che si vorrebbe poter gestire da protagonisti e non da spettatori. Non esattamente un segnale rasserenante dopo le tensioni sul dl Commissari, slittato in Cdm per “approfondimenti” chiesti dallo stesso Salvini. Che nella serata di ieri ha anche detto di approvare il rifinanziamento di “Strade sicure” chiesto da Crosetto. E ha lanciato la campagna referendaria. Mentre sulla legge elettorale ha rassicurato il partito: “La segue Calderoli, siamo in buone mani”.