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Cortocircuiti
Operazione Trentini: la contronarrazione sui veri liberatori
Dopo la liberazione si punta alla depoliticizzazione. Nessun merito di Meloni o Trump, e nemmeno alle forze speciali dell’esercito americano che, rischiando la vita, hanno catturato Maduro. Rimane solo scegliere chi applaudire: i media e gli attivisti, loro sì
Sulla detenzione, ingiusta e arbitraria, di Alberto Trentini c’è stato in questo anno un tentativo di politicizzazione. La tesi era che il governo Meloni non facesse nulla, o facesse poco, per riportare in libertà il cooperante italiano fatto ostaggio dal regime chavista in Venezuela. Sulla sua liberazione, invece, ora è in corso una manovra di depoliticizzazione da parte di chi mediaticamente si è molto battuto per la causa di Trentini. Non c’è alcun merito del governo, nonostante le prime parole di Trentini siano state di ringraziamento per la presidente del Consiglio Meloni e il ministro degli Esteri Tajani. Così sostengono alcune autorevoli voci che in questi 423 giorni hanno spesso meritoriamente tenuto alta l’attenzione sull’italiano prigioniero a “El Rodeo”.
Carlo Verdelli, sul Corriere della sera, sottolinea che l’Italia “non è stata in grado da sola di sottrarre a un’ingiustizia insostenibile” il suo concittadino, come invece erano riusciti altri paesi tipo Francia e Svizzera. Il governo Meloni non ha fatto granché, quindi. Pertanto è evidente che bisogna ringraziare il blitz militare di Trump che ha catturato Maduro, il dittatore che arrestava dissidenti e stranieri, e poi ha chiesto sotto la minaccia di un nuovo attacco militare – come aveva annunciato il segretario di Stato Marco Rubio – di aprire le celle che rinchiudevano i prigionieri politici. Macchè. Trump ha ottenuto le scarcerazioni, dice Verdelli, ma “incidentalmente, senza minimamente calcolarlo, per una specie di effetto domino dopo il blitz del 3 gennaio” che “ha indotto il Venezuela a mandare segnali di distensione al mondo”. Stai a vedere che bisogna ringraziare Delcy e Jorge Rodriguez, i due fratelli che hanno costruito il loro potere sulla repressione e la tortura e ora hanno preso il suo posto di Maduro e sua moglie alla guida del regime. Sarebbe troppo.
Un passo avanti sull’identificazione dei veri eroi di questa storia lo fa Marco Damilano, sul Domani, in un articolo dal titolo: “Dire grazie a chi ha lottato più che al governo Meloni”. Viene immediatamente da pensare alle forze speciali dell’esercito americano che, rischiando la vita, sono riuscite a piombare nella casa del dittatore venezuelano, arrestarlo e portarlo in tribunale. Invece no. Chi ha lottato, scrive Damilano, sono “gli italiani e le italiane sconosciute che accanto alle associazioni, a un pugno di testate, trasmissioni e singoli giornalisti, in questi mesi hanno manifestato, digiunato, pregato per la liberazione di Alberto Trentini”. Questo manipolo di coraggiosi giornalisti “non lo hanno mai abbandonato, anche quando i responsabili sembravano farlo... A loro il paese deve dire grazie”. Non a Meloni né a Trump né alla Delta Force. Solo per eleganza e modestia Damilano non fa il suo nome, ma si comprende chiaramente la rivendicazione del proprio ruolo in questa delicata vicenda. E’ un’ottima notizia. Con il blitz militare in Venezuela di Trump è stata certificata la fine del diritto internazionale, ma abbiamo scoperto la rilevanza politica internazionale dei commentatori italiani.