meloni d'Iran
Meloni e l'Iran. Tajani pronto a convocare l'ambasciatore. Prove di unità con il Pd, ma Conte si tiene le mani libere
I dem provano l’unità col governo ma il M5s frena. Il diritto internazionale è il gargarismo della sinistra, che più degli ayatollah teme Trump senza capire che, come dice Casini, “in realtà manda in frantumi il sovranismo”. La risoluzione di governo di giovedì è pro Ucraina: un chiaro segnale a Salvini
Teheran brucia e la sinistra scrive. L’Iran esplode insieme all’opposizione, Pd e M5s. Meloni segue con “forte preoccupazione” gli eventi, il Pd è pronto a votare un testo unitario insieme al governo, ma il M5s non ha ancora deciso. Se Trump attacca l’Iran, Meloni sa da che parte stare, ma Schlein e Conte? Lorenzo Guerini, alla Camera, si domanda: “Se c’è l’attacco americano, la sinistra tiene?”. Elly Schlein è pronta a scendere in piazza per le donne iraniane, venerdì. Si confida nell’orologio. L’attacco? Meglio che arrivi dopo venerdì. Il momento più alto, l’abbraccio nazionale, il modello Crans-Montana, si infrange su Caracas e Iran. Tajani vuole convocare l’ambasciatore iraniano. Peppe Provenzano, il Gromyko di Schlein, attacca Meloni, su Venezuela, Mercosur e sull’Iran dice: “La soluzione non può essere la guerra di aggressione”. Il diritto internazionale è il gargarismo della sinistra.
Povero quel partito, il Pd, che ha bisogno di non ferire l’alleato, Conte. Povero quel partito che non può dire in libertà: se Trump fa cadere il regime degli ayatollah è solo un bene, anche se è Trump. Un Tajani papà, commosso, parla della strage svizzera, al Senato, accanto a Salvini e Piantedosi, perché “poche volte ho provato un dolore e un’angoscia così profondi”. E’ un’informativa da illusione. Per mezza giornata si crede che sulle grandi questioni si possa essere uniti. Boccia è fiero, giustamente, di spiegare che su Crans-Montana “ho contribuito personalmente a scrivere la mozione unitaria. Saremo a fianco di queste famiglie che hanno perso figli, staremo con loro”.
E’ merito di Filippo Sensi se il Pd ha avuto un moto d’orgoglio sull’Iran, delle sue iniziative con “quattro gatti”, anche a furia di farsi irridere (siano sempre benedetti i quattro gatti). Su spinta di Boccia il Pd decide di sostenere il testo unitario sull’Iran proposto da Stefania Craxi e concordato con Giulio Tremonti, i due presidenti delle commissioni Esteri. Il Pd affida la mediazione ad Alessandro Alfieri e si arriva a una risoluzione dove si mette, nero su bianco, che si “sostengono in ambito europeo, l’adozione e l’attuazione di misure mirate nei confronti dei responsabili della repressione” e ancora “richiedere con fermezza alle autorità iraniane la rinuncia alla pena di morte in relazione alle proteste in corso”. Si vota oggi in Commissione ma il M5s non sa bene cosa fare, se dire sì al testo, anche perché a ore potrebbe essere sferrato l’attacco americano. Il governo è preoccupato. Si teme la reazione violentissima dei terroristi iraniani, le rappresaglie in Europa. E’ uno di quei momenti in cui davvero, come dice Graziano Delrio, si dovrebbe stare tutti insieme, e dire come minimo che “l’Iran è causa di instabilità internazionale. Almeno su questo possiamo essere tutti d’accordo?”. Racconta Delrio: “Io ricordo la sinistra francese, ricordo Michel Foucault che prese una sbandata per gli ayatollah. Mi chiedo: come si fa a difendere Maduro, un narcotrafficante? Come si fa a non capire che in politica estera bisogna avere una posizione articolata, complessa? Solo chi ha cultura di governo può comprenderlo. E’ sulla cultura di governo che si misura la credibilità. Meloni l’ha capito e si è accreditata come una conservatrice tradizionale”. Solo la sinistra non capisce che Trump, e lo dice Pierferdiando Casini, “in realtà manda in frantumi il sovranismo”.
Al Senato c’è infatti Claudio Borghi, il dadà della Lega, che mangia yogurt a pranzo, con la sua idea di mondo: “Non si possono mettere le dita negli occhi a Putin”. Almeno lui è per la sovranità della coscienza, per la linea: il mondo brucia ma io sto in Italia (notizia: la risoluzione di governo, prevista dopo le comunicazione di Crosetto, non fa altro che ripetere Ucraina, Ucraina. E’ un segnale netto, di Chigi, alla Lega: si sta con Kyiv). È il Pd che è smarrito, sbertucciato da Ignazio La Russa che confessa ad Augusto Minzolini: “Una parte della sinistra difende Maduro ma il problema si pone con gli ayatollah”. È chiaro che la politica estera sta aiutando Meloni e che il Pd prende “le musate”, così le chiama il ministro Luca Ciriani, sul diritto internazionale, “che non può essere il paravento per i diritti umani calpestati”. Sono diversi, sono diversi quelli del Pd, ma non riescono a liberarsi anche loro dalla teocrazia del Campo largo, la credenza, balzana, che l’ordine mondiale si stabilisce con le poesie di Neruda.
Toni Ricciardi, la vedetta svizzera, il deputato che ha la patente per poter parlare di Crans-Montana, usa parole stupende nei confronti di Tajani, il Tajani impeccabile: “Grazie come padre e come ministro”. Ma l’Iran? Trump continua a dichiarare agli iraniani che “stanno arrivando gli aiuti” e che non è “una cattiva idea andarsene dal paese”. Tutti nel Pd, lo dice anche Orfini, figuriamoci se amano quei barboni iraniani. Tutti nel Pd vogliono la fine del regime di Khamenei ma non possono accettare che arrivi grazie a Trump. Dice Galeazzo Bignami, capogruppo di FdI, che in Iran c’è il rischio “di una mattanza” ma che “basterebbe rileggere Tucidide per capire come va il mondo”. L’unità? Solo per Crans-Montana? Fermiamo il ministro Zangrillo per chiedergli: riuscirete a firmare una risoluzione unitaria sull’Iran? E Zangrillo: “La sinistra lo farà? Mi sembra difficile”. In Italia l’unico riarmo possibile è quello degli aggettivi nelle risoluzioni.