L'intervista

Roccella: "Spero nell'intervento di Trump in Iran. La sinistra è tiepida sulle donne persiane"

Ginevra Leganza

La ministra contro Pd e opposizioni: "Doloroso il gelo del femminismo, che non riempie le piazze per le iraniane. Accoglie i trans ma esclude le donne ebree"

Roma. Questione di relativismo culturale? “No. Il principio che guida la solidarietà è l’anti americanismo”, dice al Foglio la ministra della Famiglia, della Natalità e delle Pari opportunità Eugenia Roccella. “C’è un vecchio e consolidato anti americanismo – aggiunge – che emerge costantemente e che vediamo ancora. E’ sotterraneo. E’ sempre pronto a emergere. E per la sinistra è il richiamo della foresta”.  

E’ dunque per questo che in piazza per le ragazze persiane, a Roma, scendono poche decine di manifestanti benché i promotori delle manifestazioni siano i dem riformisti? “Sì. Nella politica estera di Conte e Schlein – spiega Roccella – riecheggiano gli stessi motti di sempre. Ricordo ancora ‘Fuori la Nato dall’Italia, fuori l’Italia dalla Nato’. Oggi tutto è cambiato ma ciò che conta è stare dove non sta l’America. Dopodiché, rispetto all’Iran, è altrettanto doloroso che non ci sia da parte del femminismo solidarietà spontanea  per la coraggiosissima battaglia delle donne iraniane. Una battaglia di tenacia e fantasia”. 


Prima di venire al femminismo, ministra, un altro tema. Il diritto internazionale, da Caracas a Teheran, è sottoposto oggi a duro cimento. Ecco, dopo il Venezuela anche la libertà del popolo iraniano val bene l’intervento di Donald Trump? “Tanto per cominciare, oggi in gioco ci sono equilibri internazionali che avevano già cominciato a modificarsi. Ed è su questi che sta intervenendo Trump, cambiando le carte in tavola”.  Fa bene a intervenire? “Sì. Perché fa quello che il presidente degli Stati Uniti dovrebbe fare. Secondo la logica e i precedenti del diritto internazionale. Il Wall Street Journal ha pubblicato negli ultimi giorni un articolo sul caso di Manuel Noriega, per esempio”.

Sì, ma parte dell’opinione pubblica denuncia il superamento del diritto internazionale. Si tratta di un abbaglio o di un paravento per giustificare il flirt con Maduro e gli altri? “Innanzitutto sappiamo che c’è un’annosa intesa tra Giuseppe Conte e Maduro... Detto questo, vedo anche qui un doppio standard. Se le violazioni del diritto internazionale da parte di Cina e Russia passano in sordina, non è così per gli Stati Uniti. Che nel caso del Venezuela hanno messo in atto un intervento di forza, certo, ma non bellico”. Lei riconduce tutto all’anti americanismo. Loro ribattono che dare ragione agli Usa è avallare la legge del più forte. “Ma il diritto internazionale, per quanto fondamentale, ha l’onere di misurarsi con le forze in campo. Altrimenti sfuma nell’astrazione. Il principio della forza è un fattore determinante. Il possesso della bomba atomica determina la geopolitica almeno quanto il diritto internazionale”.

L’accusa resta il darwinismo politico. “E’ un’enorme ipocrisia dire che non si tiene conto della forza. Tutti ne tengono conto. Basta vedere come hanno reagito gli amici di Maduro alla sua cattura: Cina e Russia non hanno fatto una piega. E poi ricorderà quando l’Iran fu messo a guardia dei diritti umani dalle Nazioni Unite mentre a Teheran accadeva di tutto”. Un posto al sole, insieme alla Nigeria, nel non lontano 2019. Tre anni dopo sarebbe stata assassinata Mahsa Amini. “Ecco, il diritto internazionale è una costruzione fondamentale. Ma è pura astrazione se prescinde dalle forze in campo”. Tra le forze in campo, oggi, ci sono i giovani iraniani. Eppure il femminismo, diceva, è più tiepido con le ragazze persiane. “Il meccanismo è semplice, ed è sempre lo stesso. E’ l’odio di sé nel quale si dissolve la sorellanza. Stesso motivo per cui le femministe accolgono i trans ma poi escludono le donne ebree”.

 

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