Il racconto
Meloni la "commissaria": la gioia per Trentini e il dossier Iran. Dissidio Salvini-Abodi sul supercomissario
In Cdm si stabilisce la data del referendum ma si commissaria anche quattro regioni. FdI vuole spaccare il campo largo su Iran. Rinviata la nomina del supercommissario Anas
In una notte passa da Tajani “lo sfigato” a Tajani “alegría”. Il Venezuela demadurizzato libera i prigionieri Alberto Trentini e Mario Burlò che volano in Italia. Ne restano altri 42. Forza. Tajani lo comunica alle 5 della mattina, Meloni festeggia con un video. E’ stata la mano di Marco Rubio e della Farnesina ma è servito il telefono di Meloni e ovviamente anche certe carezze, comunicati italiani pro America. Funziona così. Tajani non è più, come si è definito, “il ministro degli Esteri più sfigato della storia”, l’Italia avrà un suo ambasciatore in Venezuela. La domenica 11 gennaio viene cerchiata da Palazzo Chigi come “la notte in bianco, finita bene”. Si passa all’Iran. C’è preoccupazione per il precipitare degli eventi, per gli italiani presenti nell’area. Leggere Lolita a Teheran non è più solo il libro di Nafisi, ma un invito. Il regime degli ayatollah può cadere. Si apre una questione di squisita politica interna. I capigruppo di FdI, Galeazzo Bignami e Lucio Malan, chiedono a Tajani di riferire in Parlamento sull’Iran. E’ un’operazione per mostrare la debolezza estera dell’opposizione: due pesi e due Maduro. Dice Bignami: “Il modello antioccidentale della sinistra porta i suoi leader a tifare Maduro ma gli inibisce di stare con Trump sull’Iran”. Si entra nella settimana del mondo allo sbando: informativa su Hannoun, Caracas, Vannacci. Il governo è convinto che giovedì ci possa essere il putsch da birreria di Vannacci, la defezione di una decina di leghisti dopo le comunicazioni di Crosetto. Il Cdm di ieri stabilisce che il referendum si terrà il 22 e il 23 marzo. Salta la nomina del supercommissario Anas con pieni poteri. Si commissariano quattro regioni (di sinistra) sulla scuola. Alla lavagna.
La buona notizia, dunque: due italiani, Trentini e Burlò, rientrano in Italia. La cattiva: l’Iran sta saltando. Meloni è preoccupata. Tajani altrettanto. Oggi il ministro degli Esteri è atteso in Aula per un’informativa sul Venezuela e su Crans-Montana, ma il M5s chiede ai presidenti di Camera e Senato che l’informativa venga ampliata sull’Iran. E’ un modo per superare FdI. Il Pd, la segretaria, Schlein, che è stata la prima a parlare di Iran, a prendere le difese dei manifestanti, rischia di arrivare, al solito, terza. Si prevede la sarabanda. Mercoledì si attende Piantedosi per parlare di Hannoun, e come anticipato, giovedì è il giorno di Crosetto su Kyiv. Il Pd presenterà una sua risoluzione, il M5s un’altra. Il Pd si asterrà sul testo del M5s, “per non urtare”. Per Meloni è semplice: anziché far guardare ai distinguo della Lega (sul dl Ucraina) punta il dito verso la sinistra. Intende trascinare il Pd, in particolare sull’Iran, dalla sua parte. Potrebbe perfino chiedere: stiamo insieme. Votiamo insieme. Su Gaza è altrettanto semplice: Meloni è pronta ad andare a Davos non per il forum economico, ma soltanto se Trump convoca un vertice internazionale di leader. Dicono a Palazzo Chigi: “Se ci sarà il vertice, allora sì che andremo, diversamente no. Andremo a Davos o ovunque si tenga”. L’Italia vuole partecipare alla ricostruzione, desidera un ruolo che prima d’ora solo Francia e Gran Bretagna hanno avuto in quell’area. Giorgetti, al momento, è in visita in America, ospite insieme agli altri ministri dell’Economia, del segretario del Tesoro, Scott Bessent (che ringrazia) per parlare di mancanza di materie critiche. Detta in breve. Pensa Giorgetti che bisogna capire, e presto, come l’Occidente possa reagire alla mancanza di materie che la fanno dipendere (il non detto è: dalla Cina) e che bisogna anche pensare a una strategia per sopravvivere e che inoltre sicurezza economica equivale anche a sicurezza nazionale. Questo, si direbbe, è lo scenario. La cronaca spicciola avrebbe come titolo “Meloni commissaria”. Nel Cdm di ieri si è proceduto a colpi di commissariamento (e non). Sono state commissariate ben quattro regioni: Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e Sardegna perché in ritardo, sulla scuola, con i target del Pnrr, i piani di dimensionamento. La decisione è di Meloni e proposta del ministro Valditara. Quando il Cdm si è aperto, alla parte, “presidente, le regioni protestano”, Meloni avrebbe risposto: “Facciamo quello che dobbiamo fare”. Sono stati rinnovati i mandati di Guido Castelli, come commissario post sisma, e di Fabrizio Curcio, a commissario post alluvione. E’ controversa la decisione di rinviare la nomina del supercommissario Anas. L’istituzione di questa super carica non era all’ordine del giorno ma è vero che si attendeva. Da mesi, si cerca di scorporare Anas, estrarla da Ferrovie e portarla in braccio al Mef. La figura individuata come supercommissario Anas è una figura cara a Salvini, Andrea Gemme, ma il ministro Abodi preferisce Massimo Sessa (commisario straordinario Euro 2032). Salvini avrebbe perplessità anche sul decreto. Che tipo di poteri vengono assegnati al supercommissario, i confini, che struttura avrà? Il problema sarebbe dunque nel decreto (e nella disputa con Abodi)Salvini sarebbe uscito dal Cdm imbronciato. Ha un altro motivo per esserlo. E’ in polemica da giorni con Crosetto che ha bisogno di riportare alle vecchie funzioni i militari di Strade Sicure. In questo dissidio, Salvini gode dell’appoggio di Ignazio La Russa, inventore di Strade Sicure. Della data del referendum già si sapeva. Ora è ufficiale. Si vota il 22 e il 23 marzo e si racconta di un Alfredo Mantovano verticale che in Cdm precisa: si decide oggi. Le ragioni del governo sono queste: “Se non si fosse deciso subito ora, ma rinviato, per paradosso il governo sarebbe andato fuorilegge. I ricorsi presunti? Sarebbero irricevibili”. Dopodomani il ministro Nordio presenta il suo libro pro riforma. Andate in libreria. Leggere Lolita a Teheran e Nordio a Centocelle.