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Cosa vuol dire per l'Italia partecipare alla ricostruzione di Gaza

Energia, sicurezza, stabilizzazione del Mediterraneo, tra riconoscimento politico per il governo e ricadute economiche per le aziende italiane. La premier verso la nomina nel "Board of piece" di Trump per la Striscia di Gaza che avrà un ruolo centrale nei prossimi passaggi in medio oriente

Un riconoscimento politico per l’Italia, una ricaduta economica per le aziende ma anche, ed è forse l’aspetto più importante in prospettiva, un altro passo verso la stabilizzazione del medio oriente, con effetti diretti sul Mediterraneo. Le valutazioni di Palazzo Chigi, in queste ore, si muovo su varie direttrici. Oggi Donald Trump, come anticipato nelle scorse ora al quotidiano panarabo Asharq Al-Awsat da Bishara Bahbah – mediatore americano per Gaza – dovrebbe ufficializzare la composizione del cosiddetto Consiglio di pace, che si occuperà di supervisionare l’amministrazione transitoria della Striscia nell’ambito del Piano di pace. Ne faranno parte capi di stato e di governo, e tra questi dovrebbe esserci anche la premier Giorgia Meloni. Il board dovrebbe riunirsi per la prima volta a Davos, in occasione del Forum economico che si terrà dal 19 al 25 gennaio, e anche la presidente del Consiglio, a differenza di quanto accaduto negli anni passati, dovrebbe partecipare incontrando Trump.

Venerdì scorso, nella conferenza di inizio anno, la premier ha ricordato che “il medio oriente non è sparito dei radar” e che quella rappresentata dal piano di pace è “un’occasione che potrebbe non ritornare”. Gli ostacoli infatti non mancano, a partire dalla smilitarizzazione di Hamas a cui dovrebbe seguire il ritiro dell’Idf e dunque l’arrivo di una forza internazionale di interposizione, che controlli il territorio durante la fase transitoria. Meloni, sempre convinta della prospettiva dei “due popoli, due stati”, non ha escluso che possa farne parte anche un contingente italiano. E poi, soprattutto, ha ribadito: “L’Italia può giocare un ruolo fondamentale”, grazie ai rapporti con Israele ma anche a quelli con l’Autorità palestinese: Abu Mazen è stato due volte a Palazzo Chigi e poi ospite della festa meloniana di Atreju. Mentre in occasione del Consiglio di cooperazione del Golfo in Bahrein, a inizio dicembre, la premier è stata l’unica invitata europea (domani intanto Meloni sarà in Oman per una visita istituzionale, prima di volare in Giappone e Corea). Entrare nel board di nomina trumpiana rappresenterebbe, è quello che pensano dalle parti di Palazzo Chigi, un riconoscimento della posizione di equilibrio fin qui tenuta dal governo, oltre che una risposta alle accuse (“complici del genocidio”) che arrivavano dall’opposizione.

Ma non c’è solo questo, perché il Consiglio di pace avrà una funzione centrale anche nella ricostruzione di Gaza. La Banca mondiale aveva stimato in almeno 80 miliardi di dollari il costo di questa operazione. A ottobre il governo, nel corso di una riunione presieduta da Antonio Tajani a cui hanno partecipato i ministri competenti, ha istituito una task force. Mentre l’ambasciatore Bruno Archi è stato nominato inviato speciale per la ricostruzione. L’intenzione è quella di contribuire a questa fase sotto vari punti di vista. Da sicurezza e intelligence fino ad agricoltura, sanità, e università, passando anche per la Pubblica amministrazione – come ha spiegato lo stesso titolare della Farnesina che più volte ha assicurato come l’Italia “vuole essere protagonista della ricostruzione”. Parallelamente dunque si muovono le aziende e le partecipate di stato. Ci sono quelle del cemento e delle costruzioni, per esempio We Build, Buzzi e Cementir. E quelle dell’energia, tra cui Saipem, Ansaldo energia e Maire. Milano Finanza aggiungeva anche Terna e Snam. Chi conosce il dossier sottolinea come molte opportunità arriveranno per le industrie del fossile ma si apriranno occasioni anche sul fronte dell’energia rinnovabile, solare ed eolica. Così come nel campo dell’agricoltura – il Piano Mattei in questo senso può dare spunti – e più avanti, in un quadro di pace duratura, anche la valorizzazione culturale e turistica del territorio palestinese è una prospettiva che viene valutata.

C’è infine un ultimo aspetto, forse il più importante, di cui potrebbe beneficiare l’Italia e l’intera Unione europea – che sarebbe pronta a fare la sua parte – dalla ricostruzione a Gaza. Non si tratta soltanto di un ritorno economico in quanto pacificare il medio oriente avrebbe infatti tra i suoi effetti anche una stabilizzazione dell’area del Mediterraneo, con ricadute dal punto di vista della sicurezza e dunque ulteriori prospettive di crescita per il continente europeo. 

 

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