Ansa
il colloquio
"Sogno un Berlusconi in campo". Meno tasse, diritti e sicurezza: Forza Italia secondo Alberto Cirio
"Allarghiamo a Calenda e ai delusi di Renzi e Schlein. Serve una legge sul fine vita". La sicurezza? "Senza non c'è libertà". Si candida per la guida di FI? "Fa piacere che si faccia il mio nome, Ma oggi faccio il governatore". Il centrodestra "moderno" del presidente del Piemonte
A Forza Italia chiede coraggio. E dice: “Antonio Tajani ha fatto un miracolo e adesso è arrivata la fase del rilancio. Dobbiamo continuare ad allargare”. Il centrodestra? “Può e deve essere più moderno”. Il mantra è: “Meno tasse, meno tasse, meno tasse”. Nel suo personale pantheon insieme a Silvio Berlusconi – e non poteva essere altrimenti – ci sono Luigi Einaudi, Piero Gobetti e Michele Ferrero. “Sono sabaudo”. Alberto Cirio si muove con il passo dell’alpino, cadenzato e regolare. Tra teoria, pratica e prospettive. “Il modello che abbiamo creato in regione, anche con Calenda, può essere opportunamente replicato a livello nazionale”. Magari, si auspica, con la partecipazione diretta di un Berlusconi: “Spero e sogno che accada. Ne sarei estremamente felice”. Nel frattempo, in questa chiacchierata , il governatore del Piemonte racconta la sua idea di politica: dall’economia alla giustizia, passando per l’Europa e i diritti (“Serve una legge sul fine vita”), l’immigrazione e la sicurezza. “Senza la quale non c’è nemmeno la libertà”. Cirio, si candiderà per leadership di Forza Italia? “Fa piacere che si parli anche di me, vuol dire che abbiamo lavorato bene. Ma oggi la mia priorità è fare il presidente del Piemonte e poi ho già un ruolo importante nel partito. Farò la mia parte, senza creare fratture”.
Le parole che Cirio affida al Foglio arrivano in una fase di gran fermento per la coalizione che governa l’Italia. Manca poco più di un anno alle elezioni, si discute di idee e prospettive, di svolte liberali. Lo hanno fatto su queste pagine Roberto Occhiuto e Luca Zaia. Presidente, che momento è per il centrodestra? “Estremamente positivo, perché fermento vuol dire vitalità”, risponde Cirio. “Il centrodestra è una coalizione e non una caserma: forze diverse che hanno scelto di stare insieme nella consapevolezza di avere valori fondanti comuni e con la volontà di raggiungere un punto di sintesi. Questa è la garanzia della serietà e della stabilità del governo ed è ciò che ci chiedono i mercati, gli investitori e le aziende. In questo siamo molto diversi dalla sinistra litigiosa del campo largo”.
In vista del 2027 si ritorna a ragionare di posizionamenti, di alleanze. E pure dei limiti che la coalizione, seppur ben salda al governo, ha mostrato in alcuni campi. Come deve essere il centrodestra secondo Cirio? “Il centrodestra in cui credo è innanzitutto unito, figlio dell’eredità più grande che ci ha lasciato Berlusconi, che teneva insieme Pannella e Casini, Bossi e Fini. Un centrodestra però moderno, in cui i valori liberali vengono affermati tanto nell’economia quanto sui diritti. Io sono piemontese: qui riposano le spoglie di Einaudi, con Cavour è nata l’Italia e qui Gobetti ha incarnato il pensiero liberale. E a ben vedere c’è una grande sintonia con Berlusconi perché entrambi hanno declinato quel verbo ‘liberare’ in ‘liberarsi’, ovvero togliersi dai vincoli che possono frenare le capacità delle persone e favorire quella libertà economica, che deve però avere sempre una responsabilità sociale forte”. E dunque, da un lato il lascito berlusconiano “meno tasse”, dall’altro la battaglia contro la burocrazia: “Un’imposta occulta. Per questo in regione abbiamo voluto una legge, ‘Cresci Piemonte’. Prevede il dimezzamento dei tempi per la pratiche urbanistiche e si collega all’urgenza di spendere le risorse di Bruxelles. In questo c’è anche il mio sostegno all’autonomia, che ci permette di spendere di più e in fretta. Le cose gestite da vicino funzionano molto meglio”.
Il presidente Cirio si definisce quindi “un liberal-sociale”. E spiega cosa intende, ripercorrendo la lezione del grande imprenditore Michele Ferrero: “Ha realizzato e applicato la responsabilità sociale d’impresa prima che questo concetto venisse codificato nei manuali. Diceva che dobbiamo lavorare, creare e donare, tre verbi da leggere rigorosamente in questo ordine, perché la ricchezza arriva solo con il lavoro che si crea nelle aziende. Per questo dobbiamo continuare a sostenere le imprese, per creare crescita, lavoro e giustizia sociale”.
Cirio considera imprescindibili gli obiettivi posti fin qui. Ma spiega anche che devono essere accompagnati da un impegno sempre più forte sulla sicurezza. Tanto più se si considera che la sinistra sul tema è spesso timida. “Vengo da Alba e quindi nel mio dna ho una forte matrice antifascista, per la libertà. Che non esiste senza che siano garantite la legalità e la sicurezza. E’ un aspetto fondamentale”. L’accusa alla destra è che i cittadini si sentano invece meno protetti e gli ultimi fatti di cronaca, gli omicidi di Aurora Livoli e Alessandro Ambrosio, sembrano smentire la narrazione di Palazzo Chigi. E’ stato fatto abbastanza? “Bene ha fatto il governo ad aver intensificato il presidio delle forze dell’ordine con oltre 37 mila assunzioni e altri 24 mila ingressi nel prossimo biennio. Occorre però essere ancora più rigidi e rigorosi nel rispetto della legge”. Torino nelle ultime settimane è stata centrale nel dibattito sulla legalità. “E io sono orgoglioso che, durante il mio mandato, ci sia stato lo sgombero del centro sociale Askatasuna, un esempio chiaro di manifesta illegalità e di totale incompatibilità con qualsiasi condotta e convivenza democratica che da trent’anni sfruttava ogni argomento, ogni alibi, per attaccare le forze dell’ordine, distruggere i beni comuni e occupare persino la sede di un giornale. Finalmente si è posto fine a una situazione di illegalità dilagante e in questa partita la mia regione ha avuto un ruolo determinante”, rivendica Cirio, prima di passare in rassegna un’altra questione strettamente legata a quella della sicurezza.
Secondo il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi il 35 per cento dei reati viene commesso da immigrati. “Sicurezza e immigrazione evidentemente vanno di pari passo. E anche in questo dobbiamo avere un atteggiamento di assoluto rigore contro l’immigrazione clandestina. Ben venga quindi l’impostazione adottata dal governo con i centri in Albania e confermata peraltro anche in sede europea. Ho molto apprezzato questo cambio di paradigma a Bruxelles, sostenuto inoltre da vari governi a guida socialista. E poi anche Mario Draghi, nel suo rapporto, ha evidenziato la necessità di essere fermi nei confronti di chi arriva illegamente”. Altro conto, prosegue Cirio, è invece quella regolare legata anche alle esigenze pratiche di industriali e agricoltori. “E’ un tema a me molto caro, la produzione vitivinicola piemontese si basa per due terzi su manodopera che arriva dai paesi dell’ex Jugoslavia. Dobbiamo favorire, ne sono convinto, chi arriva in Italia per lavorare e aiutare le nostre aziende. Il ministro Lollobrigida ha fatto cose importanti con il decreto flussi. E’ importante che abbia piena attuazione, dobbiamo concentrarci ancor di più su questo aspetto”.
Forza Italia, con lo ius scholae, ha chiesto una modifica alla legge sulla cittadinanza con una proposta che nella maggioranza ha creato qualche tensione. Anche Cirio crede che bisogna intervenire in questo campo? “La nostra posizione è stata mal interpretata. Non credo debbano esserci scorciatoie per ottenere la cittadinanza. Il tempo trascorso qui non può essere l’unico criterio, dobbiamo invece pretendere una integrazione effettiva, è inaccettabile concedere la cittadinanza a chi non parla nemmeno l’italiano. Ecco perché FI aveva visto nella scuola uno strumento di integrazione”. Non è stato del tutto compreso dai vostri alleati, così come altre posizioni – più liberali – sui diritti civili incontrano resistenze nella coalizione. “Un centrodestra moderno ha il dovere di confrontarsi con una società che cambia, la libertà ha chiaramente a che fare anche con i diritti. Come FI credo che dobbiamo assumere posizioni chiare, senza pregiudizi e tifoserie, per affrontare questi temi”. In particolare Cirio si sofferma sul fine vita, anche alla luce del recente pronunciamento della Consulta sulla legge toscana. “E se da cristiano voglio difendere la vita, dall’altro lato è evidente che non posso restare sordo di fronte alla sofferenza delle persone. In Piemonte, per esempio, rispondo ogni giorno aumentando gli investimenti sulle cure palliative e nelle strutture specializzate. Ma se questo risulta insufficiente non si può lasciare quel grido di dolore inascoltato. Mi batterò affinché possa esserci in Parlamento una legge sul fine vita”.
Sono questioni, quelle dei diritti civili, su cui spesso al centrodestra è mancato quel “coraggio” che Cirio richiama spesso in questo colloquio. Un coraggio che forse permetterebbe alla maggioranza di andare ancora oltre il proprio steccato. Come si fa? “Meloni ha una guida autorevole e credo che Tajani e Salvini siano un elemento strategico di compattezza. Ma abbiamo evidentemente bisogno di allargare il consenso a un elettorato moderato, che dalla destra fino a Schlein, ha uno spazio politico enorme. Il manifesto liberale presentato da Tajani a Telese a settembre penso che possa e debba trovare maggiore applicazione. Essere moderati non vuol dire essere molli, ma rigorosi ed equilibrati, capaci di coinvolgere chi si riconosce nei valori liberali”. E allora, dice il governatore, “penso all’area politica di Calenda, che già governa con noi in Piemonte, ai delusi di Renzi e agli elettori che non si riconoscono più nel centrosinistra. Senza dimenticare le realtà civiche, come abbiamo fatto in Piemonte. Forza Italia può essere il loro interlocutore”. Anche perché gli azzurri, a differenza di Lega e Fratelli d’Italia, condividono visioni più affini anche sull’Europa. “E io sono un europeista convinto, credo in un’Unione europea sempre più forte. Grazie al nostro contributo, a quello del governo Meloni, sono felice che questa Europa stia diventando più mamma e meno matrigna. E’ caduto l’atteggiamento ideologico sule auto e sulla transizione ecologica, che avrebbe distrutto le nostre aziende. Si è avuta una svolta pragmatica sui migranti. E sull’Ucraina ha una posizione chiara di sostegno a Kyiv, pur nel rispetto del diritto internazionale come nel caso degli asset russi che avrebbero rappresentato un pericoloso precedente per chi vuole investire. Godiamo insomma di un nuovo riconoscimento europeo, e anche i risultati ottenuti sul Mercosur lo dimostrano, come non si vedeva dai tempi di Berlusconi e Draghi. Lo dobbiamo a una leader attenta come Meloni e a Tajani, che in Europa ha costruito la propria credibilità internazionale”.
E però e qui veniamo alle dinamiche interne a Forza Italia – da Milano continuano ad arrivare segnali, richieste di rinnovamento a livello di idee e protagonisti. Cirio, che ha una certa consuetudine con la famiglia Berlusconi, come interpreta questi segnali? “La presenza della famiglia è fondamentale. Nel nostro simbolo c’è il nome del loro papà ed è giusto ma soprattutto prezioso che da loro arrivino consigli e stimoli. Ci aiutano a tenere sempre la bussola orientata nel verso giusto. A noi dirigenti del partito spetta il compito di studiare la mappa per individuare la strada più efficace. E con una buona bussola e una buona mappa, lo dico da alpino, abbiamo la garanzia di poter arrivare lontano”. Anche con i Berlusconi in campo? Le piacerebbe? “Certo, spero e sogno che un Berlusconi scenda in campo e se decidesse di farlo ne sarei estremamente felice. Auspico davvero che accada”.
Potrebbe essere forse la molla che serve a Forza Italia per assumere una dimensione più ampia, per arrivare davvero al 20 per cento. “Tajani ha fatto un miracolo, dopo la morte del Cav. Il rischio che FI scomparisse era reale. Il segretario con pazienza e determinazione ha rappresentato una forza rassicurante, cresciuta fino al 10 per cento. Vediamo sempre di più gente che si avvicina al partito. Questa era la prima fase”. E la seconda? “Ora abbiamo avviato la parte del rilancio, con preziosi congressi, la nomina dei vicesegretari. Un appuntamento importante sarà poi quello del 25 gennaio, con eventi organizzati a Napoli, a Roma e a Milano, in occasione dell’anniversario della discesa in campo di Berlusconi. Centrale sarà anche la campagna per il referendum sulla giustizia, che porta avanti una sfida avviata proprio da Berlusconi e dimostra che quella non era una battaglia che conduceva per sé, ma oggi, come allora, è nell’interesse del paese. In questi passaggi ragioneremo di come continuare ad aprirci affinché FI sia il grande contenitore per il pensiero liberale italiano”
Intanto a proporre la sua ricetta è stato un altro governatore, Roberto Occhiuto, che chiede una scossa liberale. Sembra a tutti gli effetti una corrente. “Ogni contributo è utile”. Ma? “L’importante è che arrivi con l’effettivo interesse di smuovere il partito, che sia ricondotto all’unità e alla crescita di Forza Italia. Non esistono e non esisteranno mai le correnti, nel momento in cui dovesse succedere diventeremmo un partito tradizionale, come il Pd”. Tra un anno però ci sarà il Congresso. Tajani ha già detto che si candiderà, Occhiuto ci sta pensando. E si fa pure il nome di Alberto Cirio. Si candida? “Sono felice che esca anche il mio nome, vuol dire che ho fatto bene. Ma oggi faccio il presidente di una importante regione e da sabaudo credo che si debba lavorare sempre dall’interno, ma mai creando fratture. Questa è la mia forma mentis e la metto anche nel partito, dove ho un ruolo importante da vicesegretario e sarò onorato di poter continuare a dare il mio contributo a fianco di Tajani”.