"No" dal centrodestra

Cirino Pomicino contro la riforma Nordio, alla luce di 42 procedimenti e 41 assoluzioni

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Marianna Rizzini

"Si rafforzerebbe l'autoreferenzialità dei pm, senza controllo", dice l'ex ministro e uomo-chiave della Democrazia cristiana

Un No che può sembrare paradossale per un uomo con la sua storia politico-giudiziaria e la sua collocazione nel centrodestra. E invece Paolo Cirino Pomicino, pilastro della Dc che fu, più volte ministro, al referendum sulla riforma della giustizia voterà, dice, “un convintissimo No”. Motivo: proprio la sua esperienza politico-giudiziaria. Ci spieghi, Pomicino. “Questa riforma ha un titolo accattivante – ‘separazione delle carriere’. Altro non è che la separazione delle funzioni, per il cui rafforzamento basterebbe una legge ordinaria. Eppure viene presentata come il viatico verso una giustizia ‘finalmente più equilibrata’ dove il gentlemen’s agreement tra pm e magistratura giudicante preveda strade definitivamente separate. Ma è vero esattamente il contrario: questa legge altro non fa che amplificare l’autoreferenzialità dei pm, la cui iniziativa, negli ultimi trent’anni, è stata spesso scandalosa”. Pomicino cita il suo esempio: “A mio carico c’erano 42 procedimenti, di cui 17 provenienti dalla Procura di Napoli, la mia città. Sono stato assolto con formula piena in 41 casi su 42, cioè tranne il caso in cui ero reo confesso per i contributi alla mia corrente dal gruppo Ferruzzi”. Pomicino avverte: “Con una riforma che prevede uno sdoppiamento del Csm – uno per i pm, uno per la magistratura giudicante – si verrebbe a creare una nicchia dove i pm se la cantano e se la suonano senza controllo, con la possibilità intrinseca di intimidire non soltanto la politica, ma anche la magistratura giudicante, perché il giorno in cui la magistratura giudicante dovesse fare strame di qualche follia di un magistrato inquirente, chi potrebbe impedire al pm, che ha l’esclusività dell’azione penale, di mettere sotto indagine il magistrato giudicante o il collegio? E se il pm può fare quello che vuole, senza argini, chi impedirebbe il proliferare del meccanismo che in questi di anni ha portato alla gogna per un avviso di garanzia tante persone poi assolte?”. Pomicino cita infine quella che considera la prova del nove: “In questi ultimi trent’anni, decine di pm sono diventati parlamentari nazionali, a differenza dei magistrati giudicanti”.

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  • Marianna Rizzini
  • Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.