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l'intervista
Quartapelle (Pd) apre alle truppe europee in Ucraina: "Meloni cambi idea e non sia ambigua"
"Sul tema va aperto un dibattito serio in Parlamento. Un paese europeista come l’Italia non può sottrarsi alle iniziative che servono per favorire una difesa del nostro continente", dice la deputata dem
“L’invio di truppe in Ucraina? L’Italia non può sottrarsi a ciò che serve per difendere l’Europa. Su questo la posizione del Pd è più chiara di quella del governo”. Lia Quartapelle, deputata dem, parla al Foglio dopo che a Parigi i 35 stati membri della coalizione dei Volenterosi hanno tracciato la rotta di una cooperazione euro-americana per fornire a Kyiv solide garanzie di sicurezza a lungo termine. Al vertice era presente anche la premier Giorgia Meloni, che, pur ribadendo il sostegno dell’Italia alla sicurezza degli ucraini, ha escluso ancora volta l’impiego di truppe italiane sul terreno.
Sul tema, secondo Quartapelle, “va aperto un dibattito serio e complesso in Parlamento quando si avranno tutti gli elementi per decidere. Penso però che un paese europeista come l’Italia non possa sottrarsi alle iniziative che servono per favorire una difesa del nostro continente”. Anche il resto del partito la pensa così? “Mi sembra che su questo tema ci siano molte meno divisioni nel Pd di quante non ce ne siano nel governo”, risponde la deputata. Tutto dovrebbe avvenire “all’interno di una pace negoziata da Russia e Ucraina, senza veti americani e con una risoluzione multilaterale”. L’essenziale, però, secondo la deputata è “dimostrare la massima volontà di arrivare a un accordo di pace, sia da parte ucraina che europea”.
Su questi punti c’è una parte del Pd che dimostra coesione. Nel suo intervento su Repubblica, il deputato dem Enzo Amendola ha aperto all’invio di soldati “se ci sarà un mandato multilaterale su un’architettura di sicurezza per la pace”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche Filippo Sensi, senatore del Pd, che sui social ha bollato la ritrosia del governo a mandare militari in Ucraina, una volta acquisita la pace, come “una penosa ritirata dagli impegni e dalle responsabilità che dobbiamo avere come grande paese europeo”. Se ne discute anche fra i socialisti del premier spagnolo Pedro Sánchez, pronto a consultare i partiti sulla possibilità di mandare i militari a Kyiv nel dopoguerra. “Immagino che il mio partito sarà sulla linea che lo ha sempre contraddistinto”, ha proseguito Sensi, puntando i riflettori sulla segretaria Elly Schlein. Che però una linea chiara ancora non l’ha espressa. Dal palco del congresso del Partito socialista europeo, ospitato a Roma nel marzo 2024, Schlein aveva chiarito che il sostegno a Kyiv “con ogni mezzo necessario” non dovesse comprendere anche l’invio di truppe di terra. Ma oggi lo scenario è diverso, e una discussione sul tema rimane essenziale. “La posizione della segretaria del Pd è giustamente cauta, mentre a Palazzo Chigi ci sono forze politiche che dicono no addirittura all’invio delle armi”, dice Quartapelle.
Non va sicuramente meglio nel resto del campo largo. Specialmente nel Movimento cinque stelle, che perfino sull’invio di armi non ha mai nascosto un certo scetticismo. Condiviso in pieno dalla Lega. “La posizione del M5s la conosciamo, ed è una posizione sempre nostalgica dei tempi che furono del governo gialloverde”, dice Quartapelle. “In casa di Avs non so bene, si capirà. Mentre le considerazioni che fanno Azione, Italia viva e Più Europa non sono tanto dissimili dalle nostre”. E' la premier, per ora, che la pensa diversamente. “Meloni deve cambiare posizione, la sua compagine è sempre stata ambigua si questo punto – afferma la dem -. Lo abbiamo visto anche con il balletto sull’approvazione del decreto per l’invio di armi a Kyiv. Non sapere cosa pensa il governo su una materia di primaria importanza, quale è la sicurezza dell’Europa, a me preoccupa molto”.
Da Chigi non arriva solo poca chiarezza, ma anche scarsa condivisione con l’opposizione su materie di politica estera. E’ dunque il momento, secondo la deputata, di uno scatto di coraggio da parte della presidente del Consiglio. “Meloni presiede il governo che si avvia ad essere uno dei più stabili e solidi della storia d’Italia. In queste condizioni, e con la rete di relazioni internazionali che ha costruito, è candidata a interpretare un’idea nuova di Europa. Invece sta sprecando una grande occasione”. Per quale ragione? “Arriva a trovarsi costretta a seguire le iniziative degli altri paesi sempre in seconda battuta. Questo perché continua a ritenere di poter trarre un vantaggio dalla vicinanza con gli Stati Uniti. Eppure – risponde la dem – ormai è chiaro a tutti, tranne che a lei, che Trump non ha alleati, ma vassalli che tratta con un diverso grado di disprezzo”.