Il colloquio

Le barricate di Centinaio (Lega): “No al Mercosur. Sarò in piazza con gli agricoltori”

Ruggiero Montenegro

L'ex ministro: "Un conto è la Pac, un altro è il Mercosur. L'accordo con il Sud America non lo voterei nemmeno se me lo chiedesse il Papa. Non sono stati fatti passi in avanti, macano le garanzie. Agricoltori e allevatori non chiedono semplicemente risorse. Le aziende rischiano di chiudere"

Lo dice da  ex ministro dell’Agricoltura e da senatore della Lega:  “Il Mercosur? Un accordo come questo non lo voterei nemmeno se me lo chiedesse il Papa”. Per questo Gian Marco Centinaio è pronto a scendere in piazza. Barricate? “Venerdì sarò a Milano al fianco degli agricoltori”.  Il vicepresidente a Palazzo Madama parla al Foglio mentre Francesco Lollobrigida è impegnato a Bruxelles  con i suoi omologhi europei. Al termine del vertice il titolare del Masaf ha  spiegato che con le giuste garanzie “il Mercosur rappresenta un’ottima occasione. Si apre un grande mercato”. 

 In questo colloquio Centinaio  riconosce  i risultati ottenuti dal governo sulla Pac ma  quanto all’accordo commerciale con il Sud America apre un’altra faglia nella maggioranza.  Non si fida affatto delle rassicurazioni delle ultime ore. “Un conto è la Pac, un altro è il Mercosur. Mi dispiace sentir dire che sono stati fatti  passi avanti. Rispetto alle paure delle associazioni di categoria, fondamentalmente, non è cambiato nulla”.

Andiamo con ordine. L’ultima accelerata sull’asse  Europa-Sud America è arrivata dopo che l’Unione europea ha stanziato (con vari meccanismi) circa  95 miliardi per l’agroalimentare, di cui una decina destinati al nostro paese. Che idea si è fatto? “Dal punto di vista delle risorse si tratta di un ottimo risultato, anche alla luce di tutto quello che sta succedendo. Dal cambiamento climatico ai dazi, fino ai conflitti in giro per il mondo.  Tutte le forze politiche, non solo la Lega, avevano denunciato da parte dell’Ue un’attenzione minore verso l’agricoltura rispetto al passato. Questa è stata una risposta positiva”, dice Centinaio. “E sottolineo il ruolo da protagonista dell’Italia. Lollobrigida ha lavorato bene e ha  portato a casa un risultato importante”.

Le opposizioni (e non solo) affermano che in realtà non ci saranno nuovi stanziamenti, ma si tratta di risorse che vengono anticipate oppure spostate da altri capitoli di spesa. “Questo fa parte del gioco. Ma ciò che interessa davvero all’agricoltore – spiega  il senatore – è che i contributi ci siano e non diminuiscano. Ora però bisogna continuare a lavorare per snellire la burocrazia, per fare in modo che l’accesso a queste risorse sia più facile, altrimenti non servirà a nulla”.

La Lega è da sempre scettica sul tema, ma dopo la  mossa di Bruxelles il governo dirà sì al Mercosur.  “Temo che questo automatismo esista e che quelle risorse siano state la condizione per far sì che l’Italia firmasse l’accordo. Ma  pongo una domanda”. Prego. “Siamo sicuri che nella partita del Mercosur gli agricoltori chiedano semplicemente più soldi? Oppure vogliono garanzie di reciprocità e di rapporti, che non ci sia concorrenza sleale e un’invasione nel nostro mercato di prodotti allevati e coltivati dall’altra parte del mondo con tecniche obsolete? Non penso che rispetto a tutto questo siano stati fatti passi in avanti. La mia perplessità rimane molto forte. Sono dubbi che sorgono sia da ex ministro che da conoscitore della realtà, mia sorella ha  un’azienda  agricola che   produce vino”. 

C’è ancora qualche giorno per discutere e per l’Ue, in ogni caso, i vantaggi per gli europei sono assicurati.  Crede ci siano ancora margini d’intervento? “Non penso ci sia il tempo per far cambiare idea a Lula o agli altri presidenti sudamericani. Se  in Argentina o in Brasile utilizzano pesticidi che da noi sono vietati,  non cambieranno certo idea in una settimana. Vale anche per le condizioni di lavoro, il caporalato, e potrei continuare ancora con gli esempi”, risponde Centinaio. “Di certo non basterà dire  alle realtà dell’agroalimentare: ecco 10 miliardi in più per combattere la concorrenza sleale. Il problema è più profondo. Altro che ristori, l’allevatore e l’agricoltore rischiano di chiudere”. Senatore, c’è il rischio di nuove proteste? Rivedremo i trattori nelle strade? “Non lo so. Ma certamente venerdì a Milano ci saranno gli agricoltori in piazza contro il Mercosur e io sarò con loro. Per ascoltare le loro ragioni e difendere i prodotti italiani e la loro qualità”.  

Sul decreto Ucraina la Lega ha  fatto la sua battaglia, ottenendo una  una vittoria lessicale più che sostanziale, con  l’Italia che continuerà a mandare a Kyiv le armi.  Non c’è il rischio che anche sul Mercosur alla fine il Carroccio dovrà ingoiare un boccone amaro? “Quello che posso assicurare, e lo dico molto onestamente, è che il Mercosur non lo voto nemmeno se viene il Papa a chiedermelo”.
 

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