Il caso
Il vocabolario divide il Pd: per Schlein l'antisemitismo è diverso da quello di Delrio
Al Nazareno è in corso una disputa (non solo) linguistica. Si lavora a una bozza alternativa a quella del senatore dem: alla definizione utilizzata da Ue e governo, si sostituisce quella che piace a Francesca Albanese e che dice che non è antisemita negare il diritto a esistere di Israele
“Il Pd esita sull’antisemitismo”, ha detto questo pomeriggio al Foglio il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri. Ma è davvero così? Più che il fenomeno, a dividere il Pd è il vocabolario. Cosa significa antisemitismo? Com’è noto il senatore dem, Graziano Delrio, ha presentato una sua proposta di legge per contrastare il fenomeno che ieri è stata incardinata nella commissione Affari costituzionali del Senato. Questa proposta però non è piaciuta né alla segretaria Elly Schlein, né al capogruppo dem a Palazzo Madama Francesco Boccia, che l’ha bollata come “un’iniziativa personale”. Tant'è che nei prossimi giorni il gruppo dem al Senato si riunirà. Sarà in quell’occasione che Andrea Giorgis, il senatore incaricato da Schlein e da Boccia di elaborare una proposta alternativa, presenterà la sua bozza, provando a convincere Delrio a ritirare la sua. Ma se quest’ultimo non lo ha già fatto è perché sa bene che la proposta che arriverà dal partito contiene un elemento che la rende irricevibile per gli altri gruppi politici di centrodestra. Oltre che per Azione e Italia viva. Dunque, nella sostanza, la proposta Giorgis avrebbe l’unico effetto di portare il gruppo Pd a non votare un’eventuale testo bipartisan sull’antisemitismo.
Rispetto a quella di Delrio, la proposta Giorgis dovrebbe fare un’unica cosa: cambiare la definizione di antisemitismo che è condivisa in tutti gli altri testi incardinati in Commissione Affari costituzionali (Romeo, Gasparri, Scalfarotto). La definizione è in sé per sé è molto semplice: “L’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio nei loro confronti. Le manifestazioni retoriche e fisiche di antisemitismo sono dirette verso individui ebrei o non ebrei e/o verso le loro proprietà, verso istituzioni della comunità ebraica e strutture religiose”.
Si tratta delle stesse parole utilizzate dall'Alleanza Internazionale per la Memoria dell’Olocausto (Ihra, è l’acronimo in inglese), ma anche nei documenti ufficiali di Commissione, Parlamento europeo, Germania, Francia, e pure dal governo italiano nelle linee guida della strategia nazionale contro l’antisemitismo approvate nel 2021 dal governo Conte. E che però non convince Schlein e i suoi, che vorrebbero sostituirla con la cosiddetta dichiarazione di Gerusalemme, una definizione alternativa elaborata da accademici di tutto il mondo nel 2021.
Quel che non convince i dem riguarda la stretta correlazione tra antisemitismo e critica Israele che è contenuta negli undici esempi illustrativi che sono allegati alla definizione. Ben cinque riguardano lo stato ebraico. Per questi esempi è "antisemita" sostenere che l’esistenza di Israele sia un’impresa razzista o coloniale, lo è anche paragonare la politica israeliana a quella nazista o applicare doppi standard a Israele, ovvero pretendere dallo stato ebraico comportamenti non richiesti a qualunque altro stato democratico. Insomma, da Francesca Albanese in giù negli ultimi tempi sarebbero molti quelli che hanno accusato Israele di nazismo a finire imputati come antisemiti.
Questi tre esempi “controversi” sono invece esclusi dalla dichiarazione di Gerusalemme, che include invece, gli altri due esempi illustrativi di antisemitismo della definizione dell’Ihra su Israele. Anche per la dichiarazione di Gerusalemme, infatti, è antisemita ritenere responsabili gli ebrei in quanto tali della politica israeliana e utilizzare simboli e immagini dell’antisemitismo classico per caratterizzare Israele o gli israeliani. E' proprio per gli stessi dubbi che agitano oggi il Pd che, in ambito accademico, nel 2021 nacque la definizione di Gerusalemme, che nel suo preambolo si definisce “uno strumento per identificare e combattere l’antisemitismo, salvaguardando allo stesso tempo lo spazio per un dibattito aperto su Israele/Palestina”. Proprio per non lasciare scampo a interpretazioni troppo aperte, a differenza della definizione dell’Ihra, quella di Gerusalemme elenca dettagliatamente sia ciò che è antisemita, sia ciò che non lo è. Ed è proprio in questa enumerazione che si nascondono cose molto controverse. Ad esempio, secondo la definizione di Gerusalemme, non è antisemita “sostenere campagne di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele”, come non lo è “paragonare Israele ad altri casi storici, inclusi colonialismo o apartheid”, ma soprattutto, secondo la definizione che piace a Schlein, non è antisemita “opporsi all’esistenza dello stato di Israele”.
In attesa che il Pd trovi una quadra su questa disputa apparentemente solo lessicale, anche il Movimento 5 stelle ha annunciato che presenterà una proposta. Da Via di Campo Marzio spiegano però che un testo ancora non c’è. Se il Pd cambiasse definizione non è escluso che potrebbe esserci alla fine un testo unico anche con i pentastellati. Una cosa però è certa, in caso di cambio di definizione non si potrebbe arrivare a quel testo unico bipartisan auspicato a parole anche dai dem. Come ricordava infatti il senatore di Forza Italia Gasparri: “Vogliamo che la definizione di antisemitismo usata dall'Europa e anche dal governo Conte sia anche nella legge italiana”. Difficile che anche Iv e Azione accettino una definizione di antisemitismo controversa come quella di Gerusalemme.
i lavori in commissione