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la strategia

I reflussi di Salvini. Punta al Viminale e vuole norme severe sulla sicurezza. Così chiude al manifesto di Zaia

Luca Roberto

Altro che l'ex presidente del Veneto, che aveva chiesto alla destra di superare i tabù sull'immigrazione. Ora il vicepremier chiede un nuovo pacchetto di misure che in parte vanno contro la filosofia del decreto Flussi

Luca Zaia nel manifesto pubblicato sul Foglio aveva parlato del governo dei flussi come di “un dovere politico”. Aveva chiesto di smetterla con la caricatura della “destra contro gli immigrati”. E come sceglie di rispondergli Salvini? Vuole che il pacchetto con le nuove regole sulla sicurezza a cui sta lavorando il governo contenga norme restrittive, securitarie. Alcune delle quali restringano le maglie dell’ultimo decreto Flussi approvato dall’esecutivo. Il leader del Carroccio aveva già fatto capire quanto poco disposto fosse a considerare un ampliamento della platea dei ricongiungimenti. E adesso, dopo che negli scorsi mesi la Lega aveva ottenuto l’ok ad alcuni ordini del giorno proprio nelle pieghe del decreto Flussi, vuole passare all’incasso. A maggior ragione dopo l’omicidio del capotreno Alessandro Ambrosio alla stazione di Bologna. (Roberto segue nell’inserto IV)

Sul Foglio abbiamo raccontato come la filosofia del nuovo dl Flussi, licenziato dal governo a ottobre e approvato definitivamente dal Parlamento a fine novembre, sia più aperturista rispetto al passato. Oltre a prevedere l’ingresso in Italia di lavoratori extraquota, fa sì che ci siano condizioni agevolate ad esempio per accedere al permesso in qualità di “vittime di sfruttamento”, anche per parenti fino al secondo grado. Condizioni indigeste per la Lega, che subito, pur senza alzare polveroni, aveva chiesto un restringimento anche per quel che riguarda i “ricongiungimenti”. Una parte delle proposte in materia la Lega le aveva presentate in un autonomo pacchetto, con tanto di conferenza stampa alla Camera. Ma adesso Salvini e i suoi vorrebbero che molte di quelle misure, che vengono considerate un sequel dei decreti sicurezza, trovino accoglimento nelle norme a cui sta lavorando il governo.

Secondo fonti di maggioranza, gli interventi dell’esecutivo dovrebbero concentrarsi da una parte su un decreto legge, che dovrebbe contenere strumenti di tutela per le forze di polizia: non tanto uno scudo penale quanto più ampi “tempi tecnici di valutazione” per impedire che si venga automaticamente iscritti nel registro degli indagati. Dall’altra ci sarà un disegno di legge, in cui dovrebbero trovare spazio le richieste leghiste di approvare non solo regole più stringenti sull’immigrazione e sui ricongiungimenti (oltre che sulle espulsioni degli irregolari). Ma anche misure di bandiera come una norma contro le “baby gang”, il cosiddetto “permesso di soggiorno a punti” di cui il partito di Salvini aveva parlato durante lo scorso autunno. Norme per lo sgombero velocizzato degli immobili occupati (esteso anche alle seconde case). O l’estensione del “modello Caivano” per una maggiore presenza delle forze dell’ordine anche in altre parti d’Italia (intervento, questo, che piace molto anche dentro Fratelli d’Italia).

Era stato il deputato leghista Igor Iezzi a dire che un intervento più complessivo la Lega lo avrebbe reclamato. “Perché sappiamo benissimo che non tutto potrà essere incluso negli emendamenti al decreto Flussi”. Per questo, anche sfruttando la percezione di insicurezza che si respira dopo alcuni casi di cronaca come quello della stazione di Bologna (che ha toccato le ferrovie, suo ambito di competenza), Salvini vuole far passare il messaggio che un certo ritorno allo spirito dei decreti sicurezza lo si potrà vedere già in questa legislatura.

Ma a dire quanto Salvini ambisca a occupare lo spazio politico del ministro dell’Interno Piantedosi, nella speranza di poter tornare al Viminale dopo le elezioni politiche del 2027, ci pensa anche il nuovo attivismo sui suoi social, che sono tornati a battere sul tema sicurezza. Ancora ieri il vicepremier e ministro delle Infrastrutture ha voluto esprimere “la totale vicinanza e solidarietà al carabiniere, condannato per aver fatto il suo dovere e aver difeso un collega. A temere una condanna devono essere i criminali, non Forze dell’ordine e cittadini perbene”, in riferimento alla condanna emessa ieri per eccesso colposo nell’uso legittimo delle armi nei confronti del carabiniere che nel 2020 aveva sparato a un ladro.

Se insomma c’è qualcuno come l’ex presidente del Veneto che chiede alla destra (e al suo stesso partito) di fare un passo in più, di rifuggire i tabù, i pregiudizi ideologici di certe torsioni stantìe, Salvini chiede alla Lega di fare un passo indietro: tornando alla ratio di quando al Viminale c’era lui. Quasi stesse a dire: è solo l’anticipo di quel che farei se fossi al posto di Piantedosi. Anche per questo Meloni e Tajani proprio sul pacchetto di norme per la sicurezza hanno deciso di prendere tempo, studiare le misure nel dettaglio. Anche a costo di chiudere a fine gennaio. Evitando gli strappi tra alleati che si sono visti alla fine dell’anno, quando si è trattato di approvare la manovra.

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  • Pugliese, ha iniziato facendo vari stage in radio (prima a Controradio Firenze, poi a Radio Rai). Dopo aver studiato alla scuola di giornalismo della Luiss è arrivato al Foglio nel 2019. Si occupa di politica. Scrive anche di tennis, quando capita.