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Dopo il voto regionale
Decaro proclamato dopo 44 giorni, ma in Puglia è sempre emilianismo
Il nuovo governatore dem usa nel discorso di insediamento iniziato con un liberatorio “finalmente”. Mentre l’emiro uscente conta di rimanere nella giunta solo il periodo necessario per arrivare alle politiche, dove è atteso, secondo più ricostruzioni, da un seggio a Palazzo Madama
Ha indossato un abito elegante (“quello con cui ho incontrato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella”) per ricevere in Corte d’appello, a quasi un mese e mezzo dal voto, la proclamazione: Antonio Decaro è da ieri il nuovo governatore dem della Puglia e ha iniziato la sua avventura raccogliendo il testimone dal predecessore Michele Emiliano, che potrebbe tornare in giunta come assessore. I due, così, si ritroverebbero in una surreale gerarchia ribaltata: fu il magistrato in aspettativa a sceglierlo nella giunta come assessore alla mobilità nel primo mandato da sindaco nel 2004, mentre ora potrebbe ricevere dal sue ex delfino la delega allo Sviluppo economico e alle crisi industriali.
Poche parole nel discorso di insediamento iniziato con un liberatorio “finalmente”, una citazione cinematografica dall’ultimo film di Paolo Sorrentino ("La Grazia") e un primo impegno a tenere la barra dritta, anche con posizioni forti: “Sarò il presidente di tutti, anche di chi non mi ha votato, ma non sarò il presidente per tutti. Credo che questa regione meriti il coraggio di saper dire anche dei “no”. Alcuni “no” saranno difficili, impopolari. Ne sono consapevole, ma chi governa pensando solo al consenso del giorno dopo, rinuncia al futuro e io non voglio rinunciare al futuro della mia terra e della mia comunità”. Di fatto è un piglio decisionista che si misurerà nei prossimi giorni con i dossier più complicati che troverà sul tavolo: dal futuro dell’acciaieria di Taranto alla querelle sui ritardi legati ai fondi del Pnrr per la sanità di prossimità, passando per una vertenza con i medici di base e la crisi idrica che angoscia il mondo agricolo. L’ingegnere barese, già “Mister 500mila preferenze”, ora forte di oltre 900mila consensi delle regionali, ha chiarito che non nasconderà la polvere sotto il tappeto: “Ci sono tanti problemi grandi e complessi. Siamo una terra di fragilità, a cui guarderemo anche rischiando di rovinare l’immagine di una Puglia perfetta, che tutti noi orgogliosamente raccontiamo, io per primo sui social”. Poi la battuta in controtendenza con la sua dimensione di leader politico a trazione digitale (sapientemente supportato dai creativi di Proforma): “La storia di un popolo è più importante di un storia su Instagram”.
Decaro presidente però dovrà attendere ancora qualche giorno per indicare la nuova giunta: “Sono l’unico in Italia a dover prendere otto assessori dal Consiglio e attendo di conoscere i 50 eletti nell’assemblea legislativa”. Il perimetro nel quale si muove per disegnare il suo esecutivo è però stretto: deve tenere insieme le pressioni dei partiti nazionali e i desiderata di Elly Schlein nel ritrovare nelle geometrie pugliesi le linee del campo largo, mentre i territori scalpitano per vedere riconosciuto un ruolo ai tribuni detentori di consensi plebiscitari (hanno raccolto oltre 30mila preferenze il foggiano Raffaele Piemontese, il salentino Stefano Minerva, e l’altamurano Francesco Paolicelli, mentre oltre 25mila voti sono stati appannaggio della barese Elisabetta Vaccarella e del brindisino Toni Matarrelli). Il convitato di pietra, però, è il predecessore Emiliano: a favore della sua nomina ci sarebbe un'intesa avvalorata, sempre secondo i ben informati, dal via libera della Schlein, ma anche un orizzonte numerico di buon senso perché la maggioranza in Consiglio è relativamente risicata e il fronte emilianista può contare su un numero di eletti tra i 5 e gli 8, tali da influire in maniera rilevante su tutti i provvedimenti per i quali è necessaria una maggioranza qualificata. L’emiro uscente, del resto, conta di rimanere nella giunta solo il periodo necessario per arrivare alle politiche, dove è atteso, secondo più ricostruzioni, da un seggio a Palazzo Madama. Come dire che per un anno e mezzo (salvo elezioni anticipate) la Puglia vivrà una sorta di nuova versione della serie tv dell'amato Sorrentino: Decaro sarà “The Young pope”, ma accompagnato dall’ingombrante predecessore, il vecchio papa-emiro…