Ansa
i lavori in commissione
“La definizione di antisemitismo è quella di Delrio. Basta distinguo", dicono Fadlun e Meghnagi
I testi in Senato contro l'antisemitismo sono diventati sette. Le strade ora sono due: sceglierne uno come testo base e poi emendarlo o creare un comitato ristretto per fare sintesi, ma ci vorrebbero settimane. "I partiti si uniscano contro l'antisemitismo", l'appello delle comunità ebraiche
"Il ddl Delrio e gli altri che vanno nella stessa direzione riaffermano principi che sono alla base della nostra Costituzione e non dovrebbero riguardare solo gli ebrei, ma tutti gli italiani", dice al Foglio Victor Fadlun, presidente della comunità ebraica di Roma. Mi auguro - continua Fadlun - che nessuno voglia rallentarne l'iter. Di fronte agli attacchi che abbiamo visto consumarsi in diversi paesi, gli alibi e i distinguo non reggono più". Si unisce all'appello anche Walker Meghnagi, presidente della comunità ebraica di Milano, precisando che “la definizione di antisemitismo è quella di Graziano Delrio. Poi esprime dei dubbi in merito alla volontà del Pd di voler "allungare i tempi" per l'approvazione del ddl. Ma facciamo un passo indietro.
Dopo aver diviso il Pd nelle ultime settimane, il ddl ha iniziato il suo iter parlamentare con l’incardinamento in commissione Affari costituzionali del Senato, insieme ai testi di maggioranza. Quello di Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega in Senato, di Ivan Scalfarotto senatore di Italia Viva e del capogruppo dei senatori forzisti Maurizio Gasparri. Anche se divergono su diversi elementi e hanno punti chiave differenti, tutti questi documenti convergono su quale definizione usare di antisemitismo: quella dell'Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (Ihra). Ma è proprio questa definizione che ha portato il Pd a presentare un secondo testo al quale sta lavorando un altro senatore dem: Andrea Giorgis, incaricato dal fedelissimo di Schlein Francesco Boccia, capogruppo a Palazzo Madama, a fare una sintesi tra le diverse sensibilità del partito. Il nodo principale resta la definizione. Quella dell'Ihra, scelta da Delrio e presente anche nelle altre proposte incardinate in commisssione, è considerata troppo ampia dal cerchio magico della segretaria e col rischio di rendere “antisemite” anche le "legittime critiche a Israele". Una posizione, questa dei fedelissimi di Schlein, che non convince affatto il presidente Meghnagi. La definizione scelta dal Pd “allarga sullo sfondo razziale. Ma tutti siamo contro questo, noi vogliamo una legge sull’antisemitismo come quella di Delrio”.
A questi testi, ieri si è stato annunciato che si aggiungerà quello del M5s, di cui al momento si sa poco e niente essendo ancora in lavorazione da quanto risulta a questo giornale e quello di Noi Moderati portato avanti dalla senatrice Maria Stella Gelmini, che seguirebbe la definizione di antisemitismo scelta da Lega, Italia Viva e Forza Italia, ponendo l’accento su prevenzione e monitoraggio nelle scuole. La prima conseguenza di avere 7 ddl - chi più ne ha più ne metta! - sullo stesso argomento è la difficoltà nel portare a termine l’iter legislativo entro la data che alcuni depositari dei testi come Scalfarotto si sono dati per l’approvazione: il 27 gennaio, la giornata dedicata alla memoria dell’Olocausto. Obiettivo che per il presidente della comunità ebraica milanese sarebbe “molto importante per tutti”.
Le strade percorribili per andare avanti con il procedimento ora sono due: la prima, auspicata da Gasparri, è scegliere uno dei sette testi come testo base, e poi andare avanti con gli emendamenti. Una via che garantirebbe senz’altro più velocità, anche se le differenze tra i vari testi non sono poche e sceglierne uno tra gli altri risulterebbe complicato. La seconda strada, chiesta dal Pd, invece, è quella di creare un comitato ristretto per cercare di redigere un testo unificato che metta tutti d’accordo e solo dopo proseguire con gli emendamenti.