Verso il referendum
Torna la strana coppia Bindi-Landini, e di nuovo per un “no”
Arci, Acli, Anpi, Libera e, tra gli altri, i Comitati per l'Acqua bene comune. Tutti riuniti con Giovanni Bachelet e Benedetta Tobagi nel comitato anti riforma Nordio
I paragoni con il 2016 (riforma di Renzi), il ritornello di Bindi sul "far capire agli italiani che avere un magistrato libero dal potere politico è garanzia dei nostri diritti” e la Cigl in prima linea allora come oggi. "Ci crediamo tantissimo"
Dire no, fortissimamente no al referendum sulla giustizia targato Meloni-Nordio, dire no per il futuro ma come in passato, nel senso del referendum costituzionale voluto nel 2016 da Matteo Renzi. Dire no, no e no con la strana coppia già anti-referendaria composta da Rosy Bindi, ex ministra della Sanità nonché personalità post Dc poi Pd poi indipendente, e da Maurizio Landini, oggi vertice Cgil già attivo nel 2016 contro quello che veniva considerato, ieri come oggi, un pericolo funesto appollaiato sul collo della democrazia. E dunque, ferma restando la volontà di coinvolgere quante più possibili sigle di associazioni al nord, al centro e al sud dello stivale, ecco che sabato 10 gennaio, a Roma, la strana coppia, assieme a nomi noti del fronte del no presente e passato, si riuniranno in assemblea per sancire la grande alleanza di società civile contro il sì, con la partecipazione di tutta la galassia Acli, Arci, Anpi, più, tra gli altri, i costituzionalisti e i giuristi democratici, Legambiente, Società e Giustizia, Libera, Articolo 21 e persino i Comitati per l’acqua bene comune, in un popolatissimo caravanserraglio di bandiere post-girotondine. Bindi ci ha messo – da tempo – la faccia: gira, va, vede gente, spiega, rispiega e ripete: “Riusciremo a far capire agli italiani che avere un magistrato libero dal potere politico è garanzia dei nostri diritti”– e pazienza se, ogni volta, dal fronte del sì qualcuno consiglia all’ex ministra ed ex presidente della Commissione parlamentare antimafia di andarsi a rileggere il nuovo articolo 104 della Costituzione previsto dalla riforma Nordio: “La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere ed è composta dai magistrati della carriera giudicante e della carriera requirente”. Bindi insiste. E insiste anche Landini, tra una manifestazione per l’altro “no” (quello alla guerra trumpiana in senso lato) e un’invettiva contro la manovra appena licenziata, ribadendo che la riforma è un’“arma di distrazione di massa” usata da chi “vuol far prevalere una logica autoritaria che mette in discussione la nostra stessa Costituzione”. Ed eccola, la parola che fa confluire di nuovo i rivoli di Arci, Anpi, Acli, Libera e associazioni suddette in un unico contenitore: il comitato civico presieduto dal professor Giovanni Bachelet, comitato che si propone di correre verso l’urna in parallelo a quello per il “no” targato Anm (che intanto ha aperto la campagna nelle stazioni ferroviarie italiane con cartelloni contro “la subordinazione delle toghe alla politica”). Ma già il 19 dicembre, giorno di nascita del comitato civico a Roma, Gianfranco Pagliarulo, Presidente nazionale ANPI, aveva premesso di “non poter fare paragoni tra periodi storici diversi”, anche se poi il paragone in qualche modo lo faceva: “Non si può al tempo stesso non avere una fortissima preoccupazione per gli interventi governativi che stanno riducendo progressivamente gli spazi di partecipazione e gli equilibri democratici”, diceva Pagliarulo, definendo la legge Nordio “un attacco ai fondamenti costituzionali”: “Tra due anni festeggeremo gli 80 anni della Costituzione”, aggiungeva, “auspichiamo di arrivarci con la pienezza di quelle norme”. Bachelet, in prima fila nel comitato con Benedetta Tobagi sotto lo slogan “un pacato e convinto no”, il 10 ribadirà che “la legge Nordio non migliora in nulla la qualità del servizio della giustizia”. Il contenuto lo mette la Cgil, convinta che la riforma “non aumenti gli organici”, non riduca i tempi del processo e “non stabilizzi” le lavoratrici e lavoratori precari del settore. Ed è sempre la Cgil, mentre Bindi si spende sul piano giuridico, a mettere in relazione i tempi di ieri (riforma Renzi) e quelli di oggi (riforma Meloni-Nordio). Il segretario confederale Cgil Christian Ferrari lo dice esplicitamente: “Il nostro impegno non sarà inferiore a quello che dispiegammo nel 2016: abbiamo intenzione di mobilitarci al massimo delle nostre forze, ci crediamo tantissimo”. Il precedente recente è invece quello dei falliti referendum sul lavoro. Ma questo referendum non è abrogativo, è il refrain landiniano, e “la partita può essere vinta o persa anche per un solo voto”. Si punta a coinvolgere in modo massiccio gli studenti, già presenti nel comitato che sabato si riunirà a Roma con Rete studenti medi e Unione degli universitari. Obiettivo, comune anche, tra gli altri, al premio Nobel per la Fisica Giorgio Parisi: “Organizzare, coordinare e sostenere tutte le iniziative di sostegno al No”.
Dopo il voto regionale