(foto Ansa)
il vertice
Meloni l'europea. Sottoscrive il monito a Trump sulla Groenlandia, esulta per la nuova Pac. Bignami (FdI): “Nessuna incoerenza"
La premier conferma il sostegno e le garanzie da concedere a Kyiv (ma senza truppe). Sulla Groenlandia si smarca dal presidente americano, ma rivendica "un alto livello di convergenza tra Ucraina, Stati Uniti ed Europa"
Vola dai volenterosi per un incontro definito “costruttivo e concreto” sulle garanzie per l’Ucraina e si dice soddisfatta per “la proposta della Commissione europea per rendere disponibili, già dal 2028, ulteriori 45 miliardi di euro per la Politica agricola comune”. A Parigi Meloni si ritrova con i leader europei per discutere di sostegno a Kyiv ma il grande “elefante nella stanza” sono le minacce di Donald Trump alla Groenlandia. La premier, che su questo lunedì sera aveva riunito i due vice Tajani e Salvini, in mattinata insieme ai leader di Germania, Francia, Regno Unito, Polonia, e con la premier danese Mette Frederiksen, sottoscrive una dichiarazione congiunta in cui si chiarisce che “la Groenlandia appartiene al suo popolo”. E’ la preminenza della linea Merz-Macron, che Meloni sposa, marcando la prima vera distanza da Trump. “Ma in quella dichiarazione si dice anche che la sicurezza dell’Artico si deve raggiungere tutti insieme, compresi gli Stati Uniti. Qualcosa che Meloni ha sempre sostenuto”, sottolinea al Foglio il capogruppo di FdI alla Camera Galeazzo Bignami.
La giornata della premier, nelle stesse ore in cui veniva resa nota la dichiarazione congiunta sottoscritta insieme a Macron, Merz, Starmer, Tusk e Frederiksen, inizia con una visita imprevista all’ospedale Niguarda di Milano, dove Meloni si intrattiene con i famigliari dei giovani rimasti feriti nell’incendio del locale “Le Constellation” di Crans-Montana. Un appuntamento molto sentito, visto che la premier ha invitato ministri e alte cariche dello stato a una messa che si terrà venerdì pomeriggio nella basilica dei Santi Ambrogio e Carlo al Corso a Roma. Poi nel pomeriggio la presidente del Consiglio si reca all’Eliseo, dove il padrone di casa Emmanuel Macron ha già avuto modo di tenere un bilaterale con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Per Meloni, accolta all’Eliseo dal capo del protocollo ma non dal presidente francese che aveva già ricevuto gli altri leader in mattinata, è la prima occasione per riallacciare il dialogo con il cancelliere tedesco Friedrich Merz e con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, dopo l’ultimo Consiglio europeo che ha indispettito l’asse tedesco, uscito sconfitto dal vertice in cui ha prevalso la proposta italiana di non usare gli asset russi per aiutare l’Ucraina, prediligendo il debito comune. Con von der Leyen si trova d’accordo nel predisporre una serie di “obblighi vincolanti” in termini di garanzia in caso di futuri attacchi russi a Kyiv. E Palazzo Chigi rivendica, alla fine del vertice, “l’affinamento delle garanzie di sicurezza ispirate all’articolo 5 dell’Alleanza Atlantica, come da tempo suggerito dall’Italia”. Ma “tali garanzie faranno parte di un pacchetto più ampio di intese, da adottare in stretto raccordo con Washington, per assicurare la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina”. A ogni modo la premier ancora ieri è tornata a escludere l’impiego di truppe sul terreno, pur riconoscendo l’importanza di “tenere alta la pressione su Mosca”.
Per quanto la dichiarazione congiunta sulla Groenlandia segni una novità nel rapporto tra Meloni e Trump, comunque la premier si muove con prudenza, anche a Parigi, convinta ancora della necessità di lavorare a intese, non solo nell’Artico, nell’ambito della collaborazione Nato. E su questo le posizioni di Roma sono simili a quelle di Londra, con il primo ministro britannico Keir Starmer che quando ancora il vertice è in corso fa filtrare di considerare “Trump uno stretto alleato, non una minaccia”. Meloni concorda. “Con buona pace della sinistra che chiede a Meloni di scegliere, la dichiarazione congiunta ribadisce cose che Meloni ha sempre detto. E cioè che l’asse euroatlantico deve restare unito”, analizza ancora il capogruppo Bignami. Per questo, sempre da Chigi, si fa filtrare come l’incontro parigino, a cui hanno partecipato anche l’inviato speciale di Trump per le missioni di pace Steve Witkoff e il genero Jared Kushner, sia servito a “confermare un alto livello di convergenza tra Ucraina, Stati Uniti, Europa e altri partner”. Anche se in serata, dopo la presa di posizione europea in difesa della Danimarca, ancora Trump tornerà a dire che “per la Groenlandia una difesa degli Stati Uniti sarebbe meglio”.
Dopo il voto regionale