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“Strappiamo la tessera”, dicono i venezuelani iscritti alla Cgil dopo le parole di Landini su Maduro
"Ci siamo iscritti perchè pensavamo che avrebbero difeso i lavoratori, non un presidente illegittimo", dicono dalla comunità venezuelana dopo il presidio messo in piedi dal segretario generale del sindacato: "Chiediamo rispetto per la nostra causa"
“Da venezuelana sono delusa dalla Cgil. Strapperò la tessera”. Soreilis Rojas, attivista e rifugiata politica in Italia, si sfoga con il Foglio dopo il presidio di lunedì sotto l’ambasciata americana messo in piedi dal segretario generale del sindacato, Maurizio Landini, contro l’arresto di Nicolàs Maduro da parte degli Stati Uniti, per “condannare e reagire all’aggressione di Trump nei confronti del Venezuela”. Soreilis ha 30 anni, è scappata dal suo paese quando ancora era studentessa universitaria. “Sono in Italia dal 2015. Arrivata a Genova ho dovuto fare un po’ di tutto per vivere, ma da due anni lavoro in una Rsa nel reparto pulizie e nel frattempo continuo a studiare – ci spiega –. Ho conosciuto la Cgil perché, insieme ad altri colleghi, avevamo bisogno dell’assistenza di un sindacato. Mi sono iscritta perché ero convinta che loro difendessero i lavoratori, non che si intromettessero negli affari degli altri paesi, specialmente in uno come il mio dove si violano i diritti umani, domina la persecuzione politica e c’è un presidente illegittimo”.
Il 24 gennaio 2019 il sindacato precisava: “La Cgil non sta con Maduro”. In quanto reputava “sbagliato e fuorviante descrivere una Cgil amica di dittatori sanguinari”. Proprio quel giorno è iniziato il mandato di Landini da segretario, secondo cui, invece, lunedì gli esuli venezuelani sarebbero dovuti scendere in piazza con il sindacato contro l’invasore Trump e a favore del sequestrato Maduro, qualificato come “presidente eletto dal popolo” in risposta a una domanda posta da questo giornale. Il suo arresto “in democrazia non dovrebbe avvenire”, ha detto Landini. Poco importa se Maduro sia considerato l’artefice di una clamorosa frode elettorale.
“Sentirgli dire queste cose mi ha delusa molto – dice Soreilis –. Non si sarebbe dovuto permettere di fare queste dichiarazioni totalmente incoerenti, è una mancanza di conoscenza, ma anche di rispetto verso tutti quei venezuelani che nel 2024 hanno scelto Edmundo González Urrutia come loro vero presidente. Come anche riconosciuto da molti paesi democratici, oltre alla stessa Unione europea”. Dopo queste dichiarazioni Soreilis pensa di lasciare la Cgil. “Già ieri stavo cercando un altro sindacato a cui iscrivermi, uno che si impegni davvero per i lavoratori senza fare propaganda politica. Non posso continuare a pagare la loro quota ogni mese per sostenere tutto ciò. Potessi richiedere indietro i soldi lo farei, ma purtroppo non è possibile”. Poi si rivolge direttamente al segretario: “Da venezuelana chiedo rispetto per la nostra causa. Landini deve scegliere se stare dalla parte dei lavoratori o da quella della politica. Ed evidentemente non sa in che modo schierarsi”.
Alla Cgil è iscritto da circa un anno anche Alessandro Longoni, venezuelano di 24 anni. Ha lavorato in fabbrica per un po’ di tempo a Lecco, poi in cooperativa. Oggi è disoccupato e cerca un nuovo impiego: “Prima ero nella Cisl, ma poi ho cambiato sindacato per alcuni problemi di lavoro. Ora però ho diversi dubbi”. Ci spiega che per lui è vergognoso vedere la massima figura dei sindacati in Italia difendere un presidente illegittimo, un dittatore: “Da quando sono qui ho visto sempre Landini scendere in piazza per cose che non avevano niente a che fare con gli interessi dei lavoratori. Eppure, in Italia ci sono davvero tantissimi problemi industriali, penso a Stellantis così come ad altre questioni, ma anche molte riforme del lavoro che non si fanno. A me sembra impressionante vedere Landini fare quelle dichiarazioni”. Nonostante ciò, per Longoni il sindacato rimane ancora un luogo utile. “Nel momento in cui avevo bisogno di loro, mi hanno risposto. E’ difficile per me dire che non mi fido più dell’intera Cgil. Perché sicuramente al suo interno c’è chi vorrebbe lavorare, impegnarsi, fare cose buone per difendere i lavoratori, e che soffre per la gestione di Landini”. I dubbi, però, rimangono: “Quanto è davvero autonoma la Cgil dalla politica? Il suo leader – si chiede il giovane – risponde a interessi politici o a quelli dei lavoratori che pagano la tessera ogni mese? Io credo nelle istituzioni sindacali, e questa cosa mi preoccupa”.