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l'intervista
Mulè (FI): "L'agenda Zaia è simile a quella di Occhiuto. L'estremismo di Vannacci non ha spazio nel governo"
Il vicepresidente della Camera commenta la proposta politica dell'ex governatore della Lega: "Dalla sanità al sociale, dall’autonomia alla sicurezza, ci sono principi condivisibili". Non così distanti da quelli individuati dal presidente forzista della Calabria: "È il centrodestra 2.0"
“Luca Zaia? È una persona con cui si può ragionare e pensare a quello che può essere questo paese nei prossimi vent'anni. Quelli come Vannacci, invece, non hanno spazio nel governo”. Lo dice al Foglio Giorgio Mulè, che da esponente di Forza Italia non può che apprezzare le idee a trazione liberale lanciate dall’ex governatore veneto su queste colonne. “Dalla sanità al sociale, fino all’autonomia e alla sicurezza: nel suo manifesto ci sono principi del tutto condivisibili, specialmente per il suo approccio non dogmatico ma incentrato al confronto”, osserva il vicepresidente della Camera. Zaia oggi è nella giunta veneta, e c’è chi nella Lega vorrebbe ergerlo a responsabile per il nord del partito. C’è chi, invece, come Mulè, sarebbe ben disposto ad averlo come interlocutore per discutere di futuro del paese: “Ma guai a limitarci alle elezioni del 2027. Noi guardiamo all'Italia del 2050, del 2060”.
Si ragiona bene quando si parla la stessa lingua, e Zaia e Roberto Occhiuto sembrano farlo. Per Mulè, “il manifesto dell’ex governatore leghista ha molti punti di contatto con l’agenda liberale del governatore della Calabria”, ospitata sempre su questo giornale. “Sono persone di buona volontà e di sani principi che si ritrovano a convergere su una prospettiva di sviluppo che mette al bando gli slogan e si fonda invece sulla capacità di fare e di realizzare”, commenta il forzista. Entrambi mettono l’accento sul bisogno di una maggiore semplificazione per le imprese e condizioni migliori per produrre, preferendo un approccio meno ideologico su molti temi. Uno fra tutti, i diritti civili. “Sono una precondizione per leggere il presente – afferma Mulè –. È inutile arroccarsi sul concilio di Trento o quello di Nicea. La società muta, e la politica deve mutare al pari di quello che fa la società. Quello della famiglia è un principio fondamentale, ma ho la naturale e assoluta apertura per tutti i diritti degli omosessuali”. E lo stesso dicono Zaia e Occhiuto. Del resto, “I diritti non sono temi della sinistra, che a questo centrodestra non ha nulla da insegnare a riguardo”, dice il deputato azzurro.
Per l’ex governatore veneto, la destra vincente è quella liberale. Matura e aperta, senza rinunciare alla propria identità. Per FI non sarebbe più facile con una Lega modello Zaia? “Non c’è da correggere alcun legno storto nel centrodestra di oggi. Questo governo ha dimostrato di avere maturità, capacità di confrontarsi e di trovare sempre una sintesi”, ragiona Mulè, che vede nella spinta liberale di Zaia e Occhiuto “un approdo naturale figlio di una classe dirigente che si fonda sui suoi successi amministrativi, e che ha ben governato proprio grazia all’apertura su una vasta serie di temi. Il centrodestra 2.0 è quello che fa tesoro di queste esperienze e le rilancia. Da Occhiuto a Zaia”.
Nel Carroccio però non c’è solo il doge. Il vicesegretario Roberto Vannacci a proposito del manifesto di Zaia ha detto ieri al Foglio: “Non rispondo, non è il mio benchmark. Se volete discutiamo di un manifesto mio”. Commenta Mulè “Le grandi trasformazioni nei partiti hanno portato a molte divisioni. Vannacci e altri estremisti di destra sono soggetti che hanno diritto e legittimità a vivere nell’arco costituzionale, ma sono fuori dal disegno di governo e governabilità”. Largo ai liberali, dunque. Anche quelli del fu Terzo polo e del quasi campo largo: “Da Marattin posso solo che imparare su molti temi, è fonte inesauribile di ricette liberali. Oppure vuoi che non abbia da sedermi e ragionare con uno come Rosato? Sono stati prigionieri di una divisione destra-sinistra antitetica e polarizzante, che ha dimostrato di venire meno”, ragiona il forzista.
Molte aperture, tanti punti di condivisione, grandi progetti da fare. Eppure, per Mulè, qualcosa da contestare a Zaia c’è: “Nell’introduzione al suo articolo non ha citato Palermo fra le città italiane da visitare, si è fermato a Napoli. Questo non glielo perdono”.