(foto Ansa)
tensioni a destra
Meloni va dai Volenterosi sorvolando i dubbi di Salvini su Caracas
Gli alleati europei del leghista sostengono più di lui la linea della premier (che a Parigi cerca di mediare con gli altri leader europei divisi su Trump)
Passa un’intera giornata a studiare i dossier internazionali nel suo ufficio di Palazzo Chigi. In primis le conseguenze dell’operazione americana in Venezuela e gli intrecci con la possibile liberazione di Alberto Trentini. Poi però Giorgia Meloni si tuffa a capofitto sulla riunione dei Volenterosi che si terrà oggi a Parigi: all’ordine del giorno nuove misure per il sostegno all’Ucraina, ma è impossibile che i leader non parlino anche delle minacce di Trump alla Groenlandia. Una situazione ad alto rischio di incidenti diplomatici che vede la premier nel solito ruolo di “ponte” tra America e Ue. Proprio per la complessità del quadro, Meloni si è stupita (almeno in parte) di leggere certe dichiarazioni di Matteo Salvini, tiepido nei confronti dell’intervento americano in Venezuela (“Nessuna nostalgia di Maduro ma la strada maestra per risolvere i conflitti deve essere la diplomazia”). Qualcosa di molto diverso dalle parole nette di altri Patrioti europei, a partire da Santiago Abascal, leader di Vox, che nel weekend ha ospitato la premier a Madrid (con tanto di foto in Mini d’epoca), definendola una “chica valiente”.
Abascal, presidente dei Patrioti europei, quando è iniziata l’operazione americana a Caracas ha esternato parole di condanna nei confronti del regime di Maduro. Ma anche un altro membro dei Patrioti europei, il leader di Chega!, André Ventura, candidato alle presidenziali in Portogallo, ha parlato della destituzione di Maduro come di “un buon segno per la libertà in tutta la regione”, aggiungendo pure che è “un segno di speranza per il popolo venezuelano e per le comunità portoghesi che vi risiedono, che ora possono vivere in una democrazia e senza il giogo di un dittatore del narcotraffico”. Apprezzamento è giunto pure dal premier ungherese Viktor Orbán, anch’egli nei Patrioti, secondo cui “grazie all’azione di Trump l’energia costerà di meno”. Meloni, che ha definito l’operazione americana difensiva e quindi “legittima”, sa bene quanto la sua posizione sia tra le più “fedeli” a Washington. Un’evidenza la si è avuta dalle reazioni delle diverse cancellerie europee: il più critico nei confronti di Trump è stato il premier spagnolo Pedro Sánchez, che non ha riconosciuto l’intervento americano. Gli altri, invece, hanno sposato una posizione più equilibrista. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha parlato della cattura di Maduro come di un’operazione “complessa”. Mentre il presidente francese Emmanuel Macron, dopo un iniziale silenzio, ieri, tramite l’Eliseo, ha fatto sapere di “non approvare” il metodo usato dagli Stati Uniti a Caracas. Sono tutte distinzioni che emergeranno oggi a Parigi, al vertice dei Volenterosi convocato per discutere di sicurezza, ricostruzione e sostegno all’Ucraina e che però in qualche modo renderà plastica la tensione a livello europeo per le parole di Trump, che ieri è tornato a minacciare la Groenlandia, e quindi la Danimarca (“ci serve assolutamente”). Su questo, dicono a Palazzo Chigi, la posizione dell’Italia è sempre la stessa: muoversi di comune accordo con le istituzioni europee (oggi von der Leyen prenderà parte all’incontro di Parigi). “Di dichiarazioni Trump ne ha fatte molte sulla Groenlandia, vediamo quali saranno le intenzioni reali. L’Unione europea deve naturalmente prendere la propria posizione e garantire comunque l’indipendenza di un territorio che fa parte della corona danese”, dice infatti a tal proposito il ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani.
Per l’Italia l’evolversi dello scenario in Venezuela è legato anche al lavorio che il governo sta portando avanti, anche sottotraccia, per liberare il cooperante Alberto Trentini, detenuto in carcere a Caracas senza capi d’imputazione da più di un anno. Un dossier al centro dell’incontro di ieri a Palazzo Chigi tra il sottosegretario Alberto Mantovano e i vertici dei servizi di intelligence. Proprio Mantovano ha fatto sapere quanto “il lavoro per la sua liberazione va avanti dal primo giorno di governo”. E prosegue senza sosta in queste ore.
Dopo il voto regionale