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nuovi equilibri

Elly e i suoi cacicchi

Salvatore Merlo

Doveva cacciarli, ora ci governa in Campania e dal 7 gennaio in Puglia. Ed Emiliano va a fare l’assessore

E ora Michele Emiliano va a fare l’assessore. C’erano una volta i cacicchi, e c’era una segretaria del Pd che prometteva di cacciarli. Poi vennero le elezioni. E i cacicchi restarono. Anzi, entrarono in giunta in tutto il sud. Dall’altra notte infatti Roberto Fico, sospinto dai voti di Vincenzo De Luca, governa la Campania con gli uomini del super cacicco e con quelli di Clemente Mastella. E il 7 gennaio Antonio Decaro, in Puglia, dopo aver eletto otto emilianisti in regione, ci dicono che farà la sua giunta con lui, il gran visir di tutti i satrapi locali: Emiliano in persona. L’Emiro sarà assessore per intercessione di Elly Schlein. E il suo motto infatti, ci assicurano da Bari, ora è “sono pazzo di Elly”. Tutti pazzi per Elly.

Un principe saggio, diceva Machiavelli, deve crearsi apposta qualche nemico per sconfiggerlo, e in tal modo diventar più grande. Non dubitiamo affatto che Ella, cioè Elly, insomma Schlein – basta osservarla – abbia letto Machiavelli. E per questo tre anni fa, presentandosi alle primarie del Pd, era partita con l’idea di farsi qualche opportuno nemico: “Porremo fine al partito dei capi-bastone e dei cacicchi”. Bum. Il Pd non sarebbe più stato il condominio dei capibastone, il presepe dei ras locali, il carnevale delle tessere. Basta. Fine del feudalesimo. Via i signori delle preferenze. Una bonifica. Anzi, di più, una disinfestazione. Col suo implacabile sorriso odontoiatrico, la candidata alla segreteria annunciava uno sfratto morale. Poi però è diventata segretaria. E purtroppo sono arrivate anche le prime elezioni amministrative. Ed Ella, cioè Elly, ha a quel punto scoperto che senza gli occupanti, senza i cacicchi, il palazzo nemmeno si apre.

In pratica Schlein, globale, fluida, giovane, moralmente superiore, ha incontrato la geografia d’Italia, o forse ha incontrato per la prima volta la politica, che è fatta di notabili, di ras, di quelli che parlano in dialetto anche quando scrivono le mozioni. E qui Ella – che è un’aquila, lo ribadiamo – dev’essere tornata al suo Machiavelli, il quale spiegava che un signore prudente non può né deve rispettare la parola data se tale rispetto lo danneggia e se sono venute meno le ragioni che lo indussero a promettere. E allora: ma quale “fuori i cacicchi”? Ma quali cacicchi? Non ce ne sono cacicchi! Così se li è giustamente presi tutti (non sono mica cacicchi), ha vinto le elezioni in Campania e in Puglia, e ora ci governa insieme. L’altra notte, a giornali per così dire “spenti” per via di Capodanno, Roberto Fico, altro sveglissimo machiavelliano, ha annunciato la sua nuova giunta col Pd: Casillo vicepresidente della Campania, Bonavitacola allo Sviluppo economico, Maria Carmela Serluca all’Agricoltura, Maraio al Turismo... Non più capibastone, ma “esperienze”. Non più notabili, ma “radicamenti”. Le parole contano. Il che ci fa venire in mente una vecchia storiella. Una bella signora inglese, accompagnata da una guida, fa una gita in montagna a cavallo di un muletto. Giunta a destinazione, rifiutando ogni aiuto, scende di sella con un balzo leggero e, per il salto, la gonna le si alza oltre misura. Allora la dama, per vincere la vergogna, domanda con allegria al mulattiere: “Avete visto la mia agilità?”. E quello, il montanaro bonario: “Signora, noi la chiamiamo in un altro modo ma se lei preferisce nominarla così…”.

 

 

  • Salvatore Merlo
  • Milano 1982, vicedirettore del Foglio. Cresciuto a Catania, liceo classico “Galileo” a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi universitaria in Inghilterra. Ho vinto alcuni dei principali premi giornalistici italiani, tra cui il Premiolino (2023) e il premio Biagio Agnes (2024) per la carta stampata. Giornalista parlamentare, responsabile del servizio politico e del sito web, lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori "Fummo giovani soltanto allora", la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.