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Gattopardo pugliese

Decaro presidente, Emiliano in giunta: in Puglia cambia il vertice, non gli equilibri

Gabriele De Campis

Dopo un complesso lavoro diplomatico, nel nuovo corso pugliese ci sarà spazio anche per il governatore uscente, sulla scena ininterrottamente dal 2004. Ma nel rapporto con il nuovo presidente della regione non c'è più l'afflato del passato

Rinnovamento, ma nella continuità. Succede così in Puglia, dove è sempre di moda Giuseppe Tomasi di Lampedusa (con la sua massima “se vogliamo che tutto rimanga com'è, bisogna che tutto cambi”). Mercoledì prossimo Antonio Decaro, asso nella manica dei riformisti Pd, sarà proclamato presidente a 44 giorni dal voto delle regionali pugliesi. Nella nuova giunta, salvo colpi di scena, ci sarà spazio per l’eterno sceicco Michele Emiliano: il governatore uscente, a cui l’ex presidente dell’Anci ha impedito la candidatura come consigliere per i dem, uscirà dopo dal palazzo presidenziale dalla porta principale dopo due mandati e rientrerà con una delega di peso (con tutta probabilità allo Sviluppo economico e alle crisi industriali). La missione? Continuerà ad occuparsi del futuro traballante dell’ex Ilva, potendo così proseguire l’aspettativa da magistrato.

L’emiro barese, infatti, caso unico nel panorama italiano, non rientra nella casistica della Cartabia, e senza un nuovo incarico politico sarebbe stato costretto a ritornare nelle fila delle toghe inquirenti. Questa eventualità (“un vero scuorno”) ha generato una vera levata di scudi nell’associazionismo delle toghe: “Con il referendum in arrivo – dicono nei corridoi del palazzo di giustizia barese – sarebbe uno spot perfetto a favore delle ragioni del Sì alla riforma Nordio-Sisto”. Nei giorni scorsi Emiliano ha poi tassativamente escluso la porta girevole: “Non ritornerò in magistratura. Per ipotesi, ma solo per ipotesi, potevo andare in Campania o in Molise, magari a Larino…”.

I rapporti tra Decaro ed Emiliano negli ultimi mesi sono tornati cordiali, ma senza l’afflato del passato, quando erano un tandem inseparabile: il primo non pronuncia in pubblico il nome del secondo ormai da mesi, forse consigliato dagli strateghi social che registrano l’imbarazzo sul web quando i due sono accomunati in un futuro nuovo itinerario. L’inserimento nella giunta arriva però dopo un complesso lavoro diplomatico: dopo l’infuocata stagione pre-elettorale (tra tentennamenti per accettare la candidatura e il veto su Emiliano), ora molte cose sono cambiate. Decaro, al seguito di Stefano Bonaccini, è entrato nella maggioranza di Elly Schlein, ed Emiliano si è trasformato in un vero pasdaran della segretaria, che si è spesa perché l’ex cacicco fosse incluso nella giunta (ad ogni evento pugliese ha elogiato “i risultati eccellenti raggiunti dal governo regionale”). L’assessorato, con tutta probabilità, nasce da queste scelte di opportunità, e sarà a tempo: alle prossime politiche per Emiliano ci dovrebbe essere un posto per un seggio a Palazzo Madama…

Il nuovo corso pugliese inizierà con un rilevante ritardo rispetto all’efficiente Veneto di Alberto Stefani che ha la giunta operativa da tre settimane e perfino di quella campana di Roberto Fico, da pochi giorni al lavoro: Decaro, che ha idee chiare su come materializzare il suo concreto modello di governo, procederà inizialmente senza strappi, salvo segnare una cesura nella gestione sanitaria con la nomina dei nuovi manager delle Asl.

Il gattopardismo pugliese (al pari di quello di Fico che ha imbarcato renziani, deluchiani e mastelliani) è la cifra del realismo della Schlein a difesa dell’orizzonte del campo largo per le politiche (da qui la richiesta di un occhio di riguardo per i vendoliani) e soprattutto della concretezza di Decaro: quest’ultimo nei suoi auguri di inizio anno, ha stilato la lista dei buoni e dei cattivi, riservando staffilate alla destra anti immigrati e ai leghisti che si fanno protettori degli evasori con le varie rottamazioni. Con il 2026 si materializza un “vaste programme” raccontato con alle spalle un rosone colorato da festa patronale, un’aureola da quadro bizantino. E proprio dell’arte diplomatica orientale Decaro avrà gran bisogno nella prossima avventura di governo con accanto l’highlander Emiliano (sulla scena pugliese ininterrottamente dal 2004, quando divenne rompendo gli schemi della Puglia conservatrice, sindaco di Bari).

 

 

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