La Lega della lealtà

Filini (FdI): "Borghi non voterà il decreto, ma il suo partito sì. Il Carroccio sarà leale"

Ginevra Leganza

Il deputato meloniano: “Abbiamo vinto le elezioni, con Salvini, in virtù di un programma chiaro. Dove al primo punto, in maniera condivisa e convinta, abbiamo stabilito la saldatura dell’Italia all’asse occidentale"

Roma. “La Lega voterà il decreto Ucraina”, dice il deputato di Fratelli d’Italia Francesco Filini. “Abbiamo vinto le elezioni con un programma chiaro. Dove al primo punto, in maniera condivisa e convinta, abbiamo stabilito la saldatura dell’Italia all’asse occidentale”. D’accordo, onorevole. La Lega voterà. Ma non  in maniera  condivisa e  convinta, come dice lei. Il senatore Claudio Borghi, per esempio, ha detto che è soddisfatto del decreto ma che non lo voterà. “Pazienza. Non lo voterà lui, ma il suo partito sì”. Il generale Roberto Vannacci, poi, vicesegretario del Carroccio, ha invitato il Parlamento a non approvarlo. “Guardi, nemmeno commento le parole di Vannacci”. Perché? “Perché non commento i singoli esponenti. A me interessa soltanto che la maggioranza prosegua nel solco tracciato”. Tracciato da FdI e dalla linea Crosetto? “La Lega si è sempre comportata in maniera leale nei confronti della maggioranza. Al di là delle discussioni, ciò che conta è che sostenga con noi la causa ucraina”.

La sostiene, sì, ma soltanto al dunque. “E’ fisiologica la discussione all’interno di una coalizione o di un partito”. E’ altresì fisiologico l’idem sentire di Matteo Salvini e Giuseppe Conte? “Sono dinamiche interne. Io mi fermo a registrare quanto accade in Consiglio dei ministri”. Dove Salvini, lunedì, non c’era. “Torniamo indietro al 2022”. Sì. “Era da poco scoppiata la guerra, e s’insediava Giorgia Meloni. E come le dicevo, il primo punto della nostra alleanza, e dunque il più importante,  riguardava il sostegno a Kyiv”.


“Il primo punto, mai disatteso, riguardava il legame con la Nato. Dopodiché la nostra coalizione non è un monolite. Ci sono sensibilità differenti”. Molto. “Ma prevale sempre l’impegno con gli elettori. Perciò dico che la Lega voterà il decreto”. Ci sono state tensioni sui termini. Sull’aggettivo “militare”. Prima espunto poi recuperato. “E’ doveroso chiarire che noi mandiamo  aiuti affinché l’Ucraina si difenda e sopravviva.   Kyiv non attacca, ma si difende”. Dalle sue parole, sembra che le tensioni con l’alleato siano una banalissima grana. Però c’è un altro tema: l’opinione pubblica. L’Ucraina non sollecita gli stessi effetti, né affetti, del Medio Oriente. L’opposizione, poi, fa leva sull’indisponibilità degli italiani a spendere soldi in armi. “Ecco, mettere in discussione gli investimenti in difesa è totalmente demagogico e folle. Gli argomenti  sono penosi, di basso livello”. Si spieghi. “Tutti noi vorremmo spendere  solo  per famiglie e imprese. Tutti noi vorremmo fare a meno delle spese militari. Ma non siamo in un mondo fiabesco. Poiché la sicurezza è imprescindibile, noi compriamo armi ai poliziotti e ai carabinieri, investiamo in difesa interna. Allo stesso modo, oggi, bisogna avere dei sistemi di difesa esterni. Per lungo tempo non ce ne siamo curati, sbagliando. Adesso le circostanze lo impongono”. 
 

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