L'iniziativa
L'asse Meloni-Frederiksen sull'immigrazione al Consiglio d'Europa: espulsioni e modello Albania
La maggioranza degli stati membri approva la dichiarazione congiunta promossa dall'Italia e dalla Danimarca sulla necessità di aggiornare l'applicazione della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. "Ci consentirà di garantire che la sicurezza dei nostri cittadini", dice la premier italiana. Obiettivo? Rendere conformi al diritto internazionale respingimenti ed esternalizzazione
Alla Conferenza dei ministri della Giustizia del Consiglio d'Europa a Strasburgo di oggi, la maggioranza dei paesi membri (27 su 46) ha approvato una dichiarazione congiunta promossa dall'Italia e dalla Danimarca sulla necessità di aggiornare l'applicazione della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e rendere il suo quadro normativo "adeguato ad affrontare le sfide odierne", si legge nel testo. Il punto più importante è quello dell'espulsione di stranieri condannati per reati gravi: "Uno stato parte può espellere stranieri condannati per reati gravi anche se hanno acquisito legami con il paese ospitante, ad esempio se vi hanno instaurato una vita familiare".
A tale scopo "è fondamentale che l'equilibrio tra diritti individuali e obiettivi legittimi, ai sensi dell'articolo 8 della Convenzione, venga modificato in modo da attribuire maggiore importanza alla natura e alla gravità del reato commesso e minore ai legami sociali, culturali e familiari del criminale straniero con il paese ospitante e con il paese di destinazione”. Secondo la dichiarazione, poi, l'applicazione dell'articolo relativo ai "trattamenti inumani e degradanti" dovrebbe essere limitato alle questioni più gravi, "in modo da non impedire agli stati di adottare decisioni proporzionate in merito all'espulsione di criminali stranieri, o nei casi di allontanamento o estradizione, compresi i casi che sollevano questioni relative all'assistenza sanitaria e alle condizioni carcerarie".
Inoltre, a uno stato membro "non dovrebbe essere impedito di avviare una cooperazione con paesi terzi in materia di procedure di asilo e rimpatrio, una volta che i diritti umani dei migranti irregolari siano tutelati”. L'applicazione di norme e procedure chiare per facilitare decisioni tempestive ai sensi dell'articolo 8 "non dovrebbero essere impedite". E qui è chiaro il riferimento al modello Albania adottato dall'Italia.
Il consiglio d'Europa – da non confondere con il consiglio europeo – è un organismo sovranazionale che non fa parte della Ue e al quale aderiscono 46 paesi che si occupa di democrazia, diritti umani, identità culturale europea e della ricerca di soluzioni ai problemi sociali europei. La dichiarazione approvata oggi, si legge in una nota di Palazzo Chigi, "sottolinea la necessità che il quadro convenzionale affronti efficacemente le sfide migratorie e di sicurezza dei giorni nostri”.
La dichiarazione figurava tra le varie proposte messe sul tavolo oggi dal segretario generale del Consiglio d'Europa Alain Berset. E si tratta di "una dichiarazione politica che i ministri degli esteri adotterebbero l'anno prossimo, che potrebbe esporre il punto di vista degli stati in materia di migrazione e della convenzione europea dei diritti umani, garantendo al contempo l'indipendenza e l'imparzialità giudiziaria della Cedu". Il testo, si legge nel documento, "indicherebbe chiaramente come gli stati interpretano la convenzione nei casi di migrazione, anche in relazione alle attività criminali". Si propone inoltre di portare avanti i lavori sulla redazione di un nuovo strumento giuridico per rafforzare la lotta al traffico di migranti, che dovrebbe essere pronto tra 12-18 mesi. Oltre alla possibilità di "aprire un dialogo a livello internazionale su altri strumenti di diritto internazionale relativi alla migrazione".
Le dichiarazioni di Meloni e Frederiksen
"Sono molto lieta che l'Italia stia ora svolgendo un ruolo molto importante e proattivo in materia di migrazione e sicurezza in seno al Consiglio d'Europa”, ha commentato la premier Giorgia Meloni, sottolineando come tutto ciò avvenga dopo aver rafforzato "in modo significativo la dimensione esterna delle politiche migratorie dell'Ue, aver avviato un proficuo dibattito sulle soluzioni innovative e aver posto la migrazione al centro della nostra presidenza G7”. Il supporto delle 27 nazioni registrati oggi "ci consentirà di garantire che la sicurezza dei nostri cittadini, che è una priorità assoluta per i nostri governi, sia adeguatamente tutelata e non sia subordinata a interpretazioni della legge che potrebbero finire per premiare individui che hanno commesso gravi violazioni”, ha detto la presidente del Consiglio.
"Dobbiamo garantire che gli stranieri condannati per reati gravi possano essere espulsi – ha dichiarato il primo ministro della Danimarca Mette Frederiksen – Purtroppo, vi è un certo numero di criminali stranieri che non possiamo espellere a causa dell'interpretazione della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Ciò rende necessario un adeguamento dell'equilibrio tra i rilevanti interessi pubblici di difesa della libertà e della sicurezza nelle nostre società e i diritti individuali dei criminali stranieri”. La premier danese si è detta "molto lieta che una maggioranza di paesi del Consiglio d'Europa voglia ora collaborare a questa iniziativa. Si tratta di un passo importante che sottolinea la necessità di aumentare il senso di sicurezza delle nostre popolazioni".
L'impatto sul modello Albania
"Elaborare un modello di accordo, conforme al diritto internazionale, per il rimpatrio dei richiedenti asilo respinti o privi del diritto di soggiorno e per l'esternalizzazione della gestione migratoria". Anche attraverso l'utilizzo di "hub" che gli stati membri del Consiglio d'Europa potrebbero attivare in collaborazione con paesi terzi. Era una delle quattro proposte avanzate da Berset alla riunione dei ministri di oggi a Strasburgo sull'immigrazione. Con la proposta si cerca dunque, in qualche modo, di rendere il modello Albania proposto dall'Italia conforme al rispetto dei diritti umani.
L'iniziativa di Berset arriva dopo la lettera aperta firmata da nove stati, tra cui l'Italia, nella quale si contestava alla Corte europea dei diritti dell'uomo (Cedu) un'eccessiva interferenza nelle politiche migratorie. Anche se, a dire il vero, a intervenire sui centri albanesi non era stata tanto la Cedu, quanto la Corte europea di giustizia che lo scorso agosto aveva con una sentenza – che stabiliva la necessità che i paesi fossero sicuri nella loro interezza e per ogni categoria di persona - di fatto reso inefficace il modello albanese. Questo passaggio al Consiglio d'Europa comunque sembra lasciare intravedere una strategia comune per cercare di rendere il modello degli hub esterni ai paesi europei conforme al diritto Ue. Il resto è nei regolamenti sui paesi d'origine sicura e sui paesi terzi sicuri (all'interno del complessivo Patto sull'asilo e la migrazione) sui quali due giorni fa c'è stato un primo accordo dei ministri degli Interni Ue, con tanto di lista europea dei paesi sicuri.