Da Montepulciano

Orlando "il forte": "Difendiamo Mattarella, no alla nuova legge elettorale. Schlein forte ma si deve utilizzare il Pd". Attacco al riformismo

Carmelo Caruso

L'ex ministro attacca la parola riformismo che "suona ormai e per tante ragioni come quello che fa la destra ma con un po’ più di gentilezza. Convochiamo l'assemblea. Uniti ma non reticenti"

Dal nostro inviato a Montepulciano. Che vi dobbiamo dire? E’ il discorso più alto, più denso, il più applaudito qui a Montepulciano. E’ di Andrea Orlando, Orlando il forte, Orlando il figlio del partito, del Pci, il capomastro di La Spezia. "Schlein è forte ma il partito va utilizzato di più". Ascoltate Orlando: “Il riformismo suona ormai e per tante ragioni come quello che fa la destra ma con un po’ più di gentilezza”. Difende Mattarella perché, dice, “c’è un attacco nei suoi confronti e faremo di tutto per impedirlo”. La legge elettorale? “Dobbiamo opporre a qualsiasi legge elettorale che metta in discussione la natura parlamentare della nostra repubblica”. Si candida di fatto a essere l’ideologo, il teorico della linea Schlein per andare a Palazzo Chigi, l’uomo della forza. E' la forza nell’accezione comunista, la forza storica del popolo “perché l’unità costruita intorno alla discussione è diversa dalla forza costruita intorno alla reticenza e costringe chi guida il pattinaggio”. Significa che Schlein ha meriti ma la forza la possiede il Correntissimo, di Orlando-Speranza-Franceschini, significa che il popolo lo muovono loro. Cita Draghi, attacca la commissaria Kallas, è contro al riarmo. Dice Orlando: “Noi abbiamo bisogno di nettezza. Elly Schelein, dopo la sconfitta tragica perché politica, e non solo elettorale, ha dato un orizzonte a questo partito. Ha trovato i temi giusti per avvicinare mondo, per allontanarci da un rischio, quello di diventare il partito dell’establishment”. Nei vecchi partiti si sarebbe chiamata analisi. Parla di dividendi, del vecchio mondo, del Pd, e recupera anche le piccole cose di buon gusto della Dc. “Oggi è in discussione il sogno moderato che ha realizzato la Democrazia Cristiana, quel sogno che la sinistra ha guardato con disprezzo. Era il consumismo, piccolo borghese, ma era ciò che teneva insieme questo paesa:  una casa, acquistare un’auto, fare studiare i figli, potersi curare, mangiare fuori una volta a settimana, farsi una settimana di ferie”. E’ un discorso mondo e mescola politica estera, economia: “Se si impoverisce il ceto medio si scava la democrazia: o c’è la redistribuzione o l’autoritarismo”. Recupera le lezioni di Mario Draghi, di cui è stato ministro (“La competizione è fra sistemi e non fra imprese. Lo dice Draghi e non Lenin”).

 

E’ scettico sull’Europa di Kallas perché “non possiamo rassegnarci che sia l’Europa del riarmo. È necessario essere radicali perché le domande sono radicali. Dobbiamo candidarci a cambiare la società italiana. Radicali ma senza forza significa essere velleitari”. Igor Taruffi lo ascolta e riflette. Siamo di fronte a qualcosa di sottile, un aiuto a Schlein, indiscutibile, ma con una serie di richieste. Commenta le accuse che vengono rivolte, e dice Orlando che “c’è molto patriarcato e maschilismo. Non siamo qui a dare consigli, non siamo qui a condizionare. E' il dibattito che deve condizionare”. Sa come riscaldare il partito, delle aree interne e infatti la capanna si infiamma quando Orlando spiega: “Abbiamo un partito e lo dobbiamo usare di più. Un partito non può vivere solo nelle istituzioni così sarà solo gestione delle nostre nevrosi. La nostra leader è forte perché rappresenta tutto questo. Abbiamo tante intelligenze, usiamole di più”.   

 

Volete l’analisi? La nostra? E’ il discorso di chi anticipa a Schlein che sarà lei la candidata del Pd, ma da ora in avanti, sta per oltrepassare la sua linea d’ombra. Da ora in avanti entra nel mondo della forza, di Orlando, Franceschini e Speranza. Significa che da ora in avanti le decisioni non si prendono a bordo della flotilla, ma sotto la capanna dei valorizzatori. Orlando è il cavaliere Jedi. La forza sia con Schlein.

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  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio