Super Pantheon
Pasolini conservatore al Senato con La Russa e Ciriani. Accattone, a noi!
A Palazzo Madama il convegno organizzato dalla fondazione Alleanza Nazionale per rivalutare la figura del poeta. Il presidente del Senato introduce, il ministro per i rapporti con il Parlamento dice: "Lo conosco bene, era mio vicino di casa". Il racconto
Dopo l'urto fuori copione col Quirinale, il lavacro letterario: pasoliniano e pure femminista. Ed ecco dunque Ignazio La Russa che arriva in Sala Koch e saluta solo le relatrici donne. Primo atto di catarsi (o di dolore). "Oggi è il 25 novembre", dice. "Saluto solo Gabriella (Buontempo) e Annalisa (Terranova). Voialtri vi salto perché siete maschi". Sorrisi. "Oggi è la giornata contro la violenza sulle donne, perciò saluto solo loro". Rompe il ghiaccio così. Poi prende la parola e dopo l'imbarazzo per aver rivangato un affare ormai chiuso, il presidente del Senato va giù di name dropping. "Pinuccio Tatarella – dice – ci obbligava a leggere Papini, Prezzolini, Gentile, D'Annunzio. E poi Céline, Mishima. Anche Pasolini. Ero il nostro Pantheon". Il famoso Pantheon che in queste due ore al Senato sarà la parola in assoluto più pronunciata. Un mantra emesso ben 17 volte (le abbiamo contate) nel corso dei primi 10 minuti. Tantoché persino il deputato Alessandro Amorese – relatore fra gli altri – se ne accorge: "Questo Pantheon, diciamolo, è un po' stucchevole".
La Russa cerca quindi di andare punto e a capo, dopo Garofani. E così, al convegno Pasolini conservatore, parla solo di letteratura. "Ci dicono che non leggiamo", spiega, rivangando anche qui la solfa della destra incolta. "Dicono che io non leggo, ma io leggo moltissimo. Ho un libro a Roma, un libro per il viaggio, un libro per Milano. Io leggo sempre, anche Pasolini". Dopodiché il padrone di casa si accomoda in prima fila. E da qui chiacchiera con il ministro Ciriani che al Foglio dice: "La mia vicinanza a Pasolini è prima di tutto geografica, io sono di Pordenone". I due scherzano e a tratti annuiscono. Soprattutto quando Amorese usa l'altro mantra. "Pasolini non era uno scrittore delle Ztl". Ztl! "Certo che no", commenta La Russa.
Da questo momento si discute nel merito. E il convegno – invero interessante, con al centro la Torre Di Chia – a noi sembra piuttosto una Torre di Babele. "Pasolini conservatore? No, semmai era tradizionalista, o reazionario, o nostalgico", dice Terranova che modera la tavola rotonda. "È nel Pantheon ma era un uomo di sinistra", mette le mani avanti Antonio Giordano, vicepresidente della Fondazione An. E poi Federico Mollicone: "Conservatore? Era un irregolare. Ma il titolo l'ha scelto Giubilei". Il capo della commissione Cultura, dopo aver denunciato Nicola Zingaretti per aver svenduto agli "amichetti" la Torre medievale, ci invia quindi la foto di Pasolini a Weimer nel ‘42 per i Ludi Juveniles. "Adesso la mostro anche alle tv", ride e si diverte.
Parlano allora i relatori. E quella che in questi giorni pareva una questione larga – tra destra e sinistra – diventa ora una questione stretta. Di famiglie che a destra, sotto sotto, se non si odiano neppure si amano. Il punto in Sala Koch è: fu Pasolini conservatore di centrodestra? O fu Pier Paolo reazionario di destra-destra? Fu Pasolini antifascista? O fu di sinistra ma pure cattolico? I cultori Paolo Armellini, Alessandro Gnocchi, Gabriella Buontempo ne discutono. Chiudono Andrea Di Consoli: "Strattonarlo di qua e di là non ha senso" (qualcuno dal pubblico dice: "Bravo"); e Camillo Langone, che con perizia filologica spiega: "Pasolini ha usato la parola ‘conservatorismo' molte volte, esplicitamente". Francesco Giubilei – lo Spadolini che fa il giornalista ma saprà come uscirne in tempo – tiene le fila del Pantheon strapaesano. Del tempio dove PPP è l'albero della vita – e non è di sinistra – non foss'altro perché tiene insieme tutte le forme della creazione a destra. Il reazionario contro il conservatore. Il cattolico maschilista. E persino il fascista già femministo.