Il racconto
Meloni contro gli smemorati della Privacy. "Il Garante nominato da Pd-M5s". Il duello è con Manfredi. Il nodo gas
Replica alla sinistra che chiede l'azzeramento del Garante della Privacy e non va all'assemblea Anci del presidente Manfredi, rivale rispettato che ora teme. La battaglia del governo in Europa sul gas
Roma. I veri rivali che teme e rispetta sono quelli che non nomina. Meloni parla a Bari, risponde a Conte e Schlein che chiedono le dimissioni del garante della privacy, ricorda: “Non lo abbiamo nominato noi, ma il governo giallorosso”. Salvini la dice grossa: “Il termine remigrazione sia oggetto di discussione anche in Italia”. Volete sapere perché Meloni non attacca Gaetano Manfredi, il sindaco di Napoli, il presidente Anci? E’ lui il rivale. Gli riconosce autorevolezza, equilibrio … e non lo legittimerà. Mercoledì, a Bologna, si apre l’assemblea Anci e come ogni anno ci sarà il presidente Mattarella, tutto il governo, i ministri (conclude Tajani) ma al momento non è previsto il video di Meloni. E’ una novità. Manfredi intende parlare della virtuosità del Pnrr, dei comuni che resistono, di sicurezza. L’alternativa passa da Napoli.
Meloni atterra in Puglia, interviene a sostegno del candidato del centodestra, Luigi Lobuono, e accusa la sinistra smemorata. Le chiedono del garante della Privacy, delle possibili dimissioni dei suoi membri e Meloni replica che “l’azzeramento non è di nostra competenza. Questo garante è stato eletto durante governo giallorosso, in quota Pd e M5s, dire che sia pressato dal governo di centrodestra mi sembra ridicolo”. Elogia Pinuccio Tatarella che era chiamato il ministro dell’armonia, il rifugio e l’affetto della destra (“oggi siamo uniti come avrebbe voluto un grande pugliese”). Ironizza ancora su Landini e sullo sciopero generale previsto il 12 dicembre, di venerdì (“non sia mai che la rivoluzione la facciamo di martedì”) riscalda il teatro quando dice che per la sinistra “siete scemi”, che per alcuni “intellettuali da salotto, mi votate solo perché sono ben truccata. Non sanno che mi trucco da sola e manco così bene. E questi sarebbero filosofi, figuratevi gli altri. La sinistra è supponente”.
Salgono sul palco, insieme a Meloni, Lupi, Salvini e Tajani e Salvini, che deve far dimenticare Vannacci, e le sue frasi da baracca, sul Ventennio, e Salvini si fa ricordare per questo dolce invito: “Via dalle palle chi non rispetta la nostra cultura”. Meloni promette: “Mi mandano a casa solo gli italiani. Finirò la legislatura. Ci vuole coraggio a definire questa manovra per ricchi”; “Togliamo ai partiti la possibilità di nominare un pezzo di Csm”; “molti magistrati nel segreto dell’urna voteranno la riforma della giustizia”. Poi le lodi al suo governo: “Financial Times titola: l’Europa dovrebbe imparare dall’Italia. Eravamo la pecora nera e oggi indichiamo la rotta alle altre. Sulla sanità il nostro obiettivo è abbattere le liste d’attesa che già migliorano”. E’ sempre Conte il suo sacco da boxe. Spiega: “Senza il superbonus, la manovrina sarebbe stata una manovrona”. Questa è la cronaca. Come è cronaca la sfida italiana, che andrà in scena all’ Ecofin, questo mercoledì. L’Italia si opporrà alla direttiva Ue, introdotta nel 2021, che prevede l’aumento delle tasse sul gas, una stangata per le imprese. Dice Giorgetti: “Siamo contrari al suicidio assistito”.
Poi c’è Meloni 2027, le sue manovre, la corsa a sinistra per trovare il rivale. Meloni sta puntando su Napoli non tanto perché crede nella rimonta di Edmondo Cirielli, il suo candidato, ma per indebolire il sindaco di Napoli, il protagonista della candidatura di Roberto Fico, candidatura sui cui, vale la pena ricordare, anche Schlein ha avuto dubbi fino alla fine. Sta cambiando il rapporto di Meloni con questo sindaco perbene, che sarà il protagonista della settimana, dell’Assemblea Anci. Meloni lo ha nominato commissario all’America’s Cup, ma adesso teme che quella faccia un po’ cosi, questo sindaco, presidente, possa crescere fino a sfidarla alle prossime politiche. La premier non è mai entrata in conflitto, anzi, lo ha lodato più volte per la compostezza e per un’altra qualità: è il punto di riferimento campano della sinistra ora che si avvia a uscire Vincenzo De Luca, arcinemico di Meloni.
Per cominciare, per contenere l’ascesa di Manfredi, Meloni sta chiedendo alla partecipata di stato, Sport e Salute, del presidente Marco Mezzaroma, di prendere il pallino dell’evento velistico. A Napoli se ne stanno accorgendo. Meloni sta consigliando ai suoi dirigenti campani, ai candidati che devono sfidare Fico di ricordare che i “soldi li portiamo noi. Che l’America’s Cup l’ha voluta il governo”. Anche Salvini a ogni tappa campana ripete: “In Campania ho paracadutato 26 miliardi di investimenti”. La regata segnerà la rinascita di Bagnoli, una ferita antica della sinistra. La premier vuole che il racconto sia “la sinistra ha fallito, la destra fa risorgere Caivano e Bagnoli”. L’uomo su cui punta all’Anci è Pierluigi Biondi, sindaco dell’Aquila, di FdI. Manfredi non ha “massacrato” la manovra e sta dicendo: “Sono convinto che con Meloni e Giorgetti, figure ragionevolei le istanze dei sindaci saranno recepite”. Mercoledì, a Bologna, non vuole andare allo scontro diretto con il governo e non vuole far passare l’Anci come una succursale del Pd. La gentilezza di Manfredi e la vera insidia per Meloni.