Ansa Foto

Dallo stadio al commissario

Forza Italia Madunina

Due mosse di Forza Italia per riprendere centralità nella "sua" città

Maurizio Crippa

Prima il voto su San Siro, poi la proposta di Tajani di un commissario ad acta per risolvere il blocco dei cantieri che sta piegando Milano. Un'idea apprezzata da imprese e giuristi, ma che irrita Sala e soprattutto la Lega. Perché c'è una nuova strategia politica dietro alle ultime mosse

Si parvissima licet, anche la proposta lanciata martedì da Antonio Tajani di istituire un commissario ad acta per chiudere la guerra edilizia di Milano è appesa a un filo. Ma basta osservare le reazioni a caldo (o al buio) del sindaco Beppe Sala e del Pd milanese per intuire che Forza Italia – al di là delle specificità e tecnicalità del ddl illustrato ieri – ha voluto sparare un colpo politico. Al bersaglio grosso. E ha fatto centro.  Dapprima il sindaco e poi Silvia Roggiani, deputata lombarda del Pd hanno opposto fuoco di contraerea: “Il Salva Milano è morto e sepolto”, “no a un testo che rischia di riproporre condoni e vecchie logiche”. Una “misura inutile”, ha insistito Sala, pur specificando “non è che sono seccato”. In realtà la proposta lanciata personalmente dal coordinatore di Forza Italia e vicepremier Antonio Tajani e speigata alla stampa ieri da Maurizio Gasparri, segno che il partito è intenzionato a investire molto nell’iniziativa, non è né una rimasticatura del Salva-Milano – il cui obiettivo era giungere a una chiarificazione del demenziale quadro legislativo in materia urbanistica – né un commissariamento del sindaco e della città e nemmeno una riscrittura per le vie brevi del “testo unico” sull’edilizia, come suggerito da qualcuno, che richiederebbe un diverso e lunghissimo iter. Si tratta d’altro, di un intervento per così dire chirurgico per sbloccare i cantieri, senza però intralciare le inchieste (in questo certamente non un favore alla giunta Sala, anzi un mezzo sgambetto: difficile che il sindaco non l’abbia capito).

 

Ma la reazione politica assai nervosa segnala altro. E’ chiaro a tutti che se la mossa di Tajani – che aiuterebbe le famiglie rimaste prigioniere dei cantieri fermi, che non dispiace al mondo dei costruttori ed è guardata con interesse dal mondo di avvocati e giuristi milanesi, come documentato ieri dal Foglio – andrà in porto, sarà una colpo politico interessante. Il primo con una strategia chiara, dopo tanto tempo, su Milano. Anzi in realtà è il secondo. Qualche settimana fa Letizia Moratti e il coordinatore regionale Alessandro Sorte avevano proposto un “patto per Milano”, la disponibilità a smetterla col muro contro muro sui temi importanti della città e a sostenere eventuali iniziative utili della giunta. Il primo risultato tangibile è stato l’appoggio a Sala sul voto per San Siro; il secondo aver dato un colpo duro che rischia di incrinare la coalizione con Fdi e Lega. Che invece su Milano hanno una sola strategia: la caduta di Sala, costi (a Milano) quel che costi. Non è un caso che i commenti più negativi sul progetto del commissario siano venuti dalla Lega, che teme anche un ritorno di ruolo degli azzurri. Con la sua mossa, FI ha ritrovato un po’ di centralità (al centro) nella politica lombarda e ha attirato qualche interesse dei riformisti (Pietro Bussolati, consigliere regionale del Pd, si è mostrato attento). Soprattutto ha dimostrato che la via del muro contro muro a Milano non basta.

 

Ora Tajani in persona mette un carico pesante che serve a ricucire un rapporto privilegiato ma da tempo allentato col mondo imprenditoriale milanese e lombardo, mai entusiasta del mood meloniano: dai costruttori ad Assolombarda a Confindustria il blocco produttivo milanese è sempre stato critico della stasi edilizia, vicenda stadio compreso. Inoltre l’iniziativa serve potenzialmente a dare prospettiva a un elettorato di centrodestra che in città è sempre stato moderato-berlusconiano, ma che da Pisapia in poi ha preferito fidarsi di una sinistra (allora) moderata. Serve inolte a mandare un segnale alla traballantissima maggioranza di Beppe Sala, che non è più così certo possa arrivare al 2027: o facciamo un commissario come proponiamo, o restate impantanati tra cantieri chiusi, zero investimenti e processi infiniti. E c’è quel ballon d’essai del patto del Milano che aleggia in cielo sopra Palazzo Marino. Infine, il messaggio più forte è però agli alleati: we are back. Forza Italia è tornata a fare politica, nella sua città, con un’idea di sviluppo economico, di collaborazione con la politica e le imprese, con una visione. Tra due anni si vota e a dare le carte per la scelta del candidato sindaco non saranno solo gli altri due, anche perché se c’è da cercare un profilo politico, assomiglia a noi. Tutto molto appeso a un filo, ma finalmente un filo politico.

Di più su questi argomenti:
  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"