
Foto LaPresse
Cortocircuito Avs
Quando Bonelli accusava Vendola: da un suo esposto partì l'inchiesta sull'Ilva
Il leader di Avs che oggi difende la candidatura pugliese di Nichi Vendola, anche a costo di rimettere in discussione alleanze e sinergie con il Pd, è lo stesso che nel 2010 avversava l’ex governatore sull'acciaieria di Taranto.
Paradossi e cortocircuiti. Angelo Bonelli, il leader di Avs che oggi difende la candidatura pugliese di Nichi Vendola, anche a costo di rimettere in discussione alleanze e sinergie con il Partito democratico, è lo stesso che nel 2010 avversava l’ex governatore sull’Ilva di Taranto. Fu proprio Bonelli infatti, nel 2010, a presentare l’esposto da cui è partita l’inchiesta – “Ambiente svenduto” – che ha portato nel 2021 alla condanna in primo grado (poi annullata nel 2024 dalla Corte d’appello) di Vendola per concussione. “Questa sentenza è importante e nel nome del popolo inquinato. Su questo è fondamentale che la politica tragga le giuste conseguenze”, diceva allora Bonelli.
Prima di ritrovarsi fianco a fianco con Avs, il rapporto tra i due ecologisti non era stato esattamente idilliaco, divisi da un modo diverso di vedere l’ambientalismo e la politica. Nel 2009 una parte dei Verdi lasciò il partito per aderire a Sel – Sinistra ecologia e libertà – di cui Vendola è stato il leader e principale promotore. Ma è sull’Ilva di Taranto, città in cui Bonelli ha tentato anche di diventare sindaco 2012 (ottenne poco più del 10 per cento), che si è consumato lo strappo più grande, tra accuse e veleni a mezzo stampa, richieste di dimissioni. Oggi quei dissidi sembrano essere superati. In nome di un seggio in Puglia anche l’Ilva può passare in secondo piano. Anche per gli ambientalisti.